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Vendita auto senza documenti di circolazione: che fare?

1 Aprile 2021 | Autore:
Vendita auto senza documenti di circolazione: che fare?

I rimedi in caso di mancata consegna del libretto: come l’acquirente può chiedere la risoluzione del contratto ed ottenere la restituzione del prezzo pagato.

Hai comprato un veicolo ma il libretto di circolazione tarda ad arrivare. Così hai la macchina ma non la puoi utilizzare, perché il rivenditore non ti ha ancora consegnato i documenti. Temi che ci sia qualcosa sotto e vorresti svincolarti dal contratto; ottenere la restituzione del prezzo pagato e annullare l’affare. Ti chiedi se puoi farlo legittimamente o se vai incontro a conseguenze negative. Che fare in caso di vendita auto senza documenti di circolazione? Una risposta positiva arriva dalla Corte di Cassazione [1]: in questi casi, hai diritto alla risoluzione del contratto per «grave inadempimento» del venditore.

Il caso deciso dalla Suprema Corte riguardava una rotopressa (un macchinario agricolo su ruote per imballare il fieno), ma il principio è estensibile a tutti i veicoli a motore, considerando che quel veicolo è destinato alla lavorazione dei campi e non alla circolazione stradale; eppure, la targhetta identificativa è stata ritenuta indispensabile, al punto che la sua mancata consegna all’acquirente ha legittimato l’annullamento del vincolo contrattuale, la restituzione del prezzo ed anche il pagamento dei danni per non aver potuto utilizzare il bene.

Il passaggio di proprietà di un’auto

Per compiere il passaggio di proprietà di un’auto o di una moto bisogna avere la carta di circolazione e il certificato di proprietà del veicolo, in formato cartaceo o digitale; la pratica va effettuata, direttamente o tramite un’agenzia di pratiche automobilistiche, presso uno Sta (Sportello telematico dell’automobilista), per ottenere il documento unico di circolazione, che attesterà anche il nome del proprietario del veicolo.

La mancanza di questi documenti necessari blocca inevitabilmente il compimento dell’operazione di passaggio di proprietà: in caso di smarrimento, furto o distruzione occorre chiedere un duplicato al Pra (Pubblico registro automobilistico), a meno che non si tratti del nuovo certificato di proprietà rilasciato in formato digitale (Cdpd), che viene conservato negli archivi informatici e, dunque, è sempre reperibile attraverso il suo codice identificativo.

Dal 2015 in poi, i certificati di proprietà vengono emessi in forma digitale, perciò l’acquirente non riceve più il documento cartaceo ma ottiene una ricevuta di avvenuta registrazione telematica, che consente di visualizzare il documento online, interrogando il sito del Pra. Inoltre, a partire dal 2020, si sta realizzando la fusione tra la carta di circolazione (il vecchio “libretto”) e il certificato di proprietà: entrambi sono assorbiti in un documento unico (Du o Duc, documento unico di circolazione), che, per i veicoli già immatricolati e iscritti al Pra in precedenza, verrà emesso in occasione della prima operazione successiva da registrare, come appunto una compravendita (leggi “Addio certificato di proprietà e passaggi di proprietà meno costosi“).

Vendita auto senza certificato di proprietà

La vendita di un’automobile, o di un altro tipo di autoveicolo, già immatricolato ma senza il certificato di proprietà, è possibile anche se il concessionario o il venditore privato tarda a consegnare il documento oltre i 60 giorni previsti dalla legge [2] e decorrenti dalla data dell’atto di acquisto: la giurisprudenza ritiene che questo termine non è perentorio e, perciò, la compravendita si considera valida [3]: dunque, si può vendere un’auto senza certificato di proprietà.

Non è quindi possibile in questi casi ravvisare un «grave inadempimento» che legittima la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo. Inoltre, anche il venditore viene pregiudicato, perché senza la formalizzazione del passaggio di proprietà egli risulterà ancora l’intestatario del veicolo e sarà chiamato a rispondere del pagamento della tassa di circolazione e delle violazioni al Codice della strada; è quindi suo interesse cooperare per registrare quanto prima l’avvenuta cessione del mezzo.

Ovviamente, al di là della semplice assenza e mancata consegna dei documenti comprovanti l’intestazione, chi vende un bene che non gli appartiene si rende responsabile del reato di truffa nei confronti dell’acquirente (oltre che di appropriazione indebita nei confronti del vero proprietario)  ed anche del delitto di riciclaggio se ha compiuto operazioni idonee ad ostacolare l’accertamento della provenienza delittuosa del veicolo, come ad esempio l’alterazione del numero di telaio.

Vendita auto senza documenti di circolazione

Le cose cambiano, invece, se l’autovettura viene venduta senza fornire, contestualmente alla conclusione del contratto o al più tardi entro la data di consegna del mezzo, i documenti necessari per la circolazione del veicolo. In tal caso, la Corte di Cassazione ha affermato che il venditore è gravemente inadempiente ai suoi obblighi e, perciò, l’acquirente è legittimato ad agire in giudizio, con l’assistenza di un avvocato, per ottenere la risoluzione del contratto [4] cioè lo scioglimento del vincolo che libera le parti contraenti dai rispettivi impegni assunti e ripristina la situazione precedente alla conclusione dell’accordo.

Senza i documenti di circolazione il veicolo non può essere utilizzato su strada e in ciò si ravvisa la gravità dell’inadempimento: la sentenza [1] afferma che «nella vendita di veicoli a motore la mancata consegna da parte del venditore della documentazione relativa al bene compravenduto costituisce un grave inadempimento che legittima la parte acquirente a chiedere la risoluzione del contratto». Nel caso esaminato dai giudici di piazza Cavour, il veicolo era una macchina agricola e all’acquirente non era stata consegnata la targhetta identificativa di provenienza, contenente il numero del telaio.

Per effetto della risoluzione del contratto, che verrà dichiarata dal giudice, il venditore dovrà restituire all’acquirente l’intero importo del prezzo versato per la compravendita, mentre l’acquirente dovrà riconsegnare al venditore il veicolo. È opportuno far precedere l’azione giudiziaria vera e propria da una diffida ad adempiere [5], da inviare al venditore con raccomandata A/R o mediante Pec, intimando al venditore un preciso termine, di almeno 15 giorni, entro cui consegnare i documenti e comunicando che se egli non provvederà entro la scadenza, il contratto sarà risolto di diritto.

Che succede se, in corso di causa, il venditore “si pente” e decide di mettere a disposizione i documenti? Per gli Ermellini è ormai troppo tardi, l’inadempimento si è già compiuto e non può essere sanato quando l’azione giudiziaria è stata instaurata. A tal proposito, i giudici di piazza Cavour affermano: «non assume rilevanza la consegna tardiva, non potendo più il compratore adempiere a tale obbligazione dopo la proposizione nei suoi confronti della domanda di risoluzione».

Per approfondimenti leggi anche gli articoli “Acquisto auto da privato senza documenti” e “Passaggio di proprietà auto usata: come tutelarsi“.


note

[1] Cass. ord. n. 8767/21 del 30.03.2021.

[2] Art. 94 Cod. strada.

[3] Cass. ord. n. 20843/16 del 6.09.2017.

[4] Art. 1453 Cod. civ.

[5] Art. 1454 Cod. civ.


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