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Coniuge nasconde redditi e non paga mantenimento: che fare?

1 Aprile 2021 | Autore:
Coniuge nasconde redditi e non paga mantenimento: che fare?

L’intervento della Guardia di Finanza dimostra l’occultamento e l’evasione: come richiederlo e utilizzare i risultati nella causa di separazione o divorzio.

Ti stai separando da tuo marito e sei convinta che la fine del matrimonio sia addebitabile a lui, che ha violato gli obblighi di fedeltà e ti ha tradita diverse volte. Tu sei casalinga e lui è imprenditore, o commerciante, ma tu non ti sei mai occupata in dettaglio dei suoi affari: al momento di decidere le condizioni di separazione e l’importo dell’assegno di mantenimento che spetterà a te e ai figli minori, lui ti ride in faccia dicendo: «Ufficialmente io non guadagno nulla, prova il contrario se sei capace».

Sai bene che la sua dichiarazione dei redditi è irrisoria ma in realtà guadagna molto di più ed ha sempre evaso le imposte. Adesso, però, l’armonia coniugale si è rotta, i principi di lealtà e cooperazione vanno a farsi benedire e ognuno pensa per sé: ritieni di avere diritto ad un assegno di importo adeguato alle sue effettive disponibilità economiche. Che fare se il coniuge nasconde i redditi e non paga il mantenimento? La giurisprudenza è piuttosto severa quando scopre che il coniuge obbligato al pagamento non ha reso, durante la causa di separazione o di divorzio, dichiarazioni veritiere sull’ammontare dei suoi redditi: ai giudici, come agli avvocati di controparte, non piace farsi prendere in giro da chi racconta bugie conclamate. E, come vedrai tra poco, per chi viene pizzicato, il gioco non vale la candela.

L’obbligo di dichiarare i redditi nelle cause di separazione e divorzio

Nelle cause di separazione contenziosa, quelle cioè che si svolgono davanti al giudice in assenza di un accordo raggiunto tra le parti, la legge [1] impone ai coniugi di allegare ai propri atti (il ricorso del coniuge che propone la separazione e la memoria difensiva dell’altro coniuge che resiste in giudizio) «le ultime dichiarazioni dei redditi presentate».

In questo modo, il giudice può farsi un’idea dei redditi di ciascuno e del tenore di vita goduto dalla coppia in costanza di matrimonio: in base a tali elementi, potrà stabilire la misura congrua dell’assegno di mantenimento da versare.

Una norma analoga è disposta in materia di divorzio [2], dove il criterio del tenore di vita cui commisurare l’assegno di mantenimento non vale più, ma si applica la somministrazione dell’assegno divorzile in favore di chi non ha mezzi economici adeguati ed è incapace di procurarseli autonomamente. Anche qui, i coniugi devono presentare all’udienza di comparizione davanti al presidente del tribunale «la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune».

Non si tratta di formalità ma di elementi necessari per decidere in maniera appropriata quale sarà la misura dell’assegno, di mantenimento o divorzile, da versare. Chiaramente, per una coppia di coniugi lavoratori dipendenti, e dunque con busta paga, che hanno un unico conto corrente cointestato e modeste disponibilità economiche, l’esame del giudice si esaurirà in una constatazione dei redditi e dei patrimoni così emersi, senza nessuna contestazione delle parti in causa; ma il discorso cambia quando si tratta di imprenditori, o lavoratori autonomi, e comunque di soggetti che hanno maggiori possibilità di occultare cespiti e proventi omettendo di indicarli nelle dichiarazioni ufficiali.

Gli accertamenti della Finanza nelle cause di separazione e divorzio

Spesso, le dichiarazioni dei redditi non sono veritiere e non rispecchiano la reale situazione economica delle parti, soprattutto se uno dei due ex coniugi ha redditi in nero, percepisce ricavi o compensi in evasione o ha disponibilità finanziarie occultate, ad esempio con investimenti su conti esteri.

Esiste un importante correttivo per rimediare a queste situazioni che distorcono la verità: il giudice in caso di contestazioni – che l’avvocato della parte interessata a ricevere il mantenimento non mancherà di sollevare – può disporre «indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria», cioè dei reparti territoriali della Guardia di Finanza specializzati nello svolgimento delle indagini finanziarie (in ogni provincia d’Italia esiste un Nucleo di polizia tributaria).

Se il coniuge che richiede il mantenimento è a conoscenza delle possibili destinazioni delle somme detenute dal partner e non dichiarate, è opportuno che le segnali nella richiesta di indagini tributarie: in questo modo, il bersaglio su cui si indirizzeranno i finanzieri sarà più proficuo, risparmiando tempo ed energie.

Anna sa che l’ex marito Claudio ha un conto di deposito personale aperto presso una banca e lo utilizza frequentemente, perché ha visto il nome dell’istituto di credito sulla corrispondenza; Claudio, però, nella causa di separazione, non ha prodotto nessuna documentazione al riguardo. Anna pensa che la disponibilità depositata sia consistente e che Claudio voglia occultarla per fingersi povero e non versarle il mantenimento dovuto: così, attraverso il suo avvocato, rappresenta questa circostanza al giudice menzionandola nelle proprie contestazioni, in modo che la polizia tributaria incaricata dal tribunale possa indagare direttamente presso quella banca, rivolgendo una richiesta mirata per acquisire gli estratti conto.

Come scoprire i redditi nascosti dall’ex coniuge

L’intervento della Guardia di Finanza serve ad accertare i redditi nascosti dall’ex coniuge. Per scoprirli, il giudice, quando ammette la richiesta dell’altro coniuge, incarica il reparto territorialmente competente delle Fiamme Gialle per svolgere l’indagine. I finanzieri svolgeranno una serie di accertamenti ad ampio raggio, che comprenderanno non solo le classiche indagini reddituali e patrimoniali basate sulle risultanze dell’Anagrafe Tributaria, delle visure immobiliari e del Registro delle imprese, ma anche l’analisi dei conti correnti bancari o postali e degli altri depositi finanziari intestati al coniuge o comunque ad egli riconducibili.

Potranno così emergere una serie di movimentazioni bancarie di estremo interesse, come versamenti o prelievi che nascondono redditi conseguiti nell’attività imprenditoriale, commerciale o professionale e che erano stati sottratti a tassazione; oppure, ingenti spese fatte con bancomat o carte di credito da uno dei coniugi (il più delle volte all’insaputa dell’altro) che manifestano un elevato tenore di vita. E potrebbero anche risultare consistenti disponibilità finanziarie (conti di deposito, titoli azionari o obbligazionari, polizze, ecc.) che il coniuge aveva sottaciuto al partner.

A quel punto, il bugiardo sarà stato smascherato, com’è accaduto in un’interessante vicenda decisa con sentenza dalla Corte d’Appello di Roma [3]: si è scoperto che un marito sottoposto agli accertamenti della Finanza deteneva conti correnti anonimi all’estero, amministrava una serie di società nelle quali aveva fatto confluire ingenti partecipazioni finanziarie ed aveva evaso cifre consistenti.

Utilizzabilità ai fini fiscali dei dati acquisiti nella causa di separazione o divorzio

In quel caso il giudice ha disposto non solo il versamento di un assegno di mantenimento di elevato importo (3.500 euro mensili) in favore dell’ex coniuge, ma ha anche disposto la trasmissione della sentenza all’Agenzia delle Entrate per l’utilizzabilità ai fini fiscali dei dati rilevati attraverso gli accertamenti e dunque per il recupero a tassazione delle somme evase nel corso degli anni: una particolare norma di legge [4] consente, infatti, che per effetto del provvedimento del giudice i dati rilevati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dei propri poteri ispettivi di polizia giudiziaria e tributaria ed emersi come prova nel corso di una causa civile o penale possono essere acquisiti dall’Amministrazione finanziaria per gli accertamenti fiscali. Gli organi giurisdizionali sono obbligati a trasmettere queste risultanze in tutti i casi in cui vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie.

I redditi occulti, quindi, così come ogni altra forma di disponibilità finanziaria, possono essere individuati e scovati attraverso le indagini tributarie; per innescarle, alla parte interessata basterà sollevare una tempestiva contestazione in giudizio sull’esiguo ammontare dei redditi dichiarati dal coniuge nella causa di separazione o di divorzio. È opportuno supportare gli accertamenti con indicazioni concrete sul tipo di indagini che si richiede di svolgere, ad esempio “puntando” ai conti correnti oppure agli investimenti finanziari o alle cointeressenze imprenditoriali e societarie, a seconda dei casi.

Se invece il coniuge non produce affatto le dichiarazioni dei redditi e la rimanente documentazione, l’accoglimento della richiesta di indagini di polizia tributaria sarà pressoché automatico poiché il giudice trarrà un argomento di prova dalla mancata esibizione; dunque silenzi e omissioni non convengono.

Leggi anche “Come scoprire se l’ex marito evade il Fisco per non pagare gli alimenti” e “Trucchi per non pagare il mantenimento“.


note

[1] Art. 706, comma 3, Cod. proc. civ.

[2] Art. 5, comma 9, Legge n. 898/1970.

[3] Corte d’Appello Roma, sent. n. 1762/21 del 09.03.2021.

[4] Art. 36 D.P.R. n. 600/1973 e art. 63 D.P.R. n. 633/1972


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