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Lo sai che? Responsabilità del professionista: quando fargli causa per il risarcimento del danno

Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2014

Rileva la natura dell’incarico se di routine oppure di difficoltà complessa: dolo e colpa grave limitati solo alla seconda ipotesi.

 

Professionista: responsabilità sì, responsabilità no. Difficile, a volte, a dirsi. E, soprattutto, non sempre il cliente insoddisfatto e danneggiato trova il coraggio di fare causa al medico, all’avvocato, all’architetto, al geometra, all’ingegnere e così via, per via di una non poco chiara definizione dei limiti delle rispettive colpe. A fare però chiarezza su quando si possa configurare la responsabilità di un professionista – e quindi l’obbligo per quest’ultimo del risarcimento del danno – è intervenuta ieri una sentenza della Cassazione [1] che val la pena di spiegare in modo schematico e semplice.

La Corte ci ricorda che, per stabilire quando un professionista sia responsabile nei confronti del proprio cliente per un errore commesso durante la propria attività, bisogna innanzitutto distinguere tra:

incarichi complessi o opere che abbiano un carattere di novità;

– incarichi di routine o, comunque, di media difficoltà.

Nel primo caso (particolare complessità dell’incarico o novità dell’opera richiesta) il professionista è responsabile solo per dolo (ossia quando abbia volutamente sbagliato, probabilmente per danneggiare il cliente o per trarne un proprio vantaggio) o per colpa grave (cioè quando la sua negligenza sia inaccettabile anche da un professionista poco esperto) [2].

Nel secondo caso, invece (attività di routine o, comunque, prestazioni professionali di media difficoltà) ogni minimo errore, anche commesso con una colpa lieve, è causa di responsabilità.

Insomma, tutto sta a stabilire se il compito commissionato sia difficile (anche per via della novità dell’attività) oppure non lo sia. E ciò, ovviamente, lo può stabilire solo il giudice, caso per caso.

note

[1] Cass. sent. n. 5506/14 del 10.03.2014.

[2] Art. 2236 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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