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Possono licenziarmi se non faccio corsi a mie spese?

6 Agosto 2021
Possono licenziarmi se non faccio corsi a mie spese?

L’azienda può licenziare un dipendente che rifiuta di prendere un determinato titolo solo se è strettamente necessario e previsto dalla legge o dal contratto collettivo.

Sei un pilota di elicottero e lavori presso una società privata di elisoccorso. Il datore di lavoro ti ha chiesto di acquisire un’ulteriore abilitazione pagata da te che, a tuo modo di vedere, non è obbligatoria. Essendoti rifiutato, sei stato licenziato per motivi disciplinari. Ma possono licenziarti se non fai corsi a tue spese? In questo articolo ti spiegheremo quando il licenziamento è sproporzionato e, pertanto, puoi impugnarlo.

Devi sapere che sono molti i posti di lavoro che richiedono il possesso, da parte del lavoratore, di specifici titoli abilitanti. In molti casi, però, l’azienda richiede al dipendente anche dei titoli ulteriori e il lavoratore si chiede: «Possono licenziarmi se non faccio corsi a mie spese?».

Non esiste una risposta rigida e sempre valida a questa domanda poiché occorre verificare, caso per caso, che rapporto c’è tra il titolo richiesto dall’azienda e le mansioni svolte dal dipendente oppure se esiste uno specifico obbligo giuridico che impone di acquisire quell’abilitazione.

Cos’è il licenziamento disciplinare?

Il licenziamento disciplinare è la più grave delle sanzioni disciplinari che possono essere adottate dal datore di lavoro nei confronti del lavoratore. Ma facciamo un passo indietro.

Nel rapporto di lavoro subordinato [1] il lavoratore è soggetto a tre poteri fondamentali del datore di lavoro:

  • potere direttivo, ossia, la facoltà di dire al dipendente come deve lavorare e cosa deve fare;
  • potere di controllo, ossia, la facoltà di verificare il rispetto delle direttive impartite;
  • potere disciplinare, ovvero, la facoltà di applicare provvedimenti sanzionatori contro il dipendente che non rispetta i suoi doveri.

Se il fatto commesso dal lavoratore è così grave che è impossibile per il datore di lavoro proseguire il rapporto, anche per un solo giorno, si applicherà il licenziamento per giusta causa [2] che non prevede il riconoscimento del preavviso. Se, invece, il fatto commesso è di gravità inferiore si può procedere al licenziamento ma nel rispetto del preavviso.

Acquisizione di un’abilitazione: è un dovere per il dipendente?

In molti casi, la possibilità di svolgere un determinato lavoro è subordinata al possesso, da parte del dipendente, di un relativo titolo o di una specifica abilitazione. Tanto per fare alcuni esempi, non puoi fare l’infermiera se non hai preso la laurea in scienze infermieristiche e superato l’esame di ammissione al relativo albo. Allo stesso modo, non puoi pretendere di fare il pilota di linea se non hai la patente di volo, e così via.

In questi casi, si assiste ad un legame a doppio filo tra le mansioni svolte dal dipendente e il possesso del titolo. Ne deriva che se il titolo non viene preso, il datore di lavoro può licenziare il dipendente per motivi oggettivi poiché viene meno un presupposto oggettivo per lo svolgimento della mansione specifica.

Seguendo lo stesso ragionamento se ne deve dedurre che il datore di lavoro non può chiedere al dipendente di prendere ulteriori abilitazioni che non sono di per sé necessarie allo svolgimento del proprio lavoro. Se, ad esempio, guidi un mezzo che raccoglie i rifiuti per cui basta la patente B, l’azienda non può chiederti di prendere la patente D+E poiché questo titolo non è necessario per svolgere il tuo lavoro.

Possono licenziarmi se non prendo l’abilitazione?

Di recente, la Cassazione [3] si è pronunciata sul caso di un elicotterista che è stato licenziato per giusta causa poiché non aveva conseguito i brevetti off shore e aerial mountain work entro il termine indicato dall’azienda. Il dipendente si era difeso asserendo che non vi fosse alcun obbligo, né ai sensi della legge né ai sensi del contratto collettivo, di dotarsi di questi brevetti e che, dunque, la richiesta aziendale era illegittima.

Gli Ermellini hanno dichiarato l’insussistenza di una giusta causa di licenziamento poiché, effettivamente, le norme del Ccnl sull’acquisizione dei brevetti richiesti dal datore di lavoro erano lacunose e i titoli richiesti avrebbero richiesto un notevole esborso economico al dipendente.

La Cassazione conferma, dunque, che l’azienda può richiedere al dipendente di fare dei corsi o acquisire dei titoli ma non può pretendere che il lavoratore tiri fuori, di tasca propria, ingenti somme. Nel caso di specie, dunque, il licenziamento era assolutamente sproporzionato.

Licenziamento per giusta causa: come tutelarsi?

Il lavoratore che riceve una lettera di licenziamento per giusta causa deve prestare particolare attenzione a non far passare troppi giorni per attivarsi poiché l’atto di recesso del datore di lavoro deve essere impugnato entro termini precisi. In particolare:

  • entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione occorre inviare all’azienda la lettera di impugnazione stragiudiziale del licenziamento, ossia, una dichiarazione con cui si contesta la legittimità del recesso a tutti i fini di legge;
  • entro 180 giorni dalla data di invio dell’impugnativa occorre depositare, questa volta tramite un avvocato, il ricorso al giudice del lavoro.

Se non si rispettano questi termini, il lavoratore decade dalla possibilità di impugnare il licenziamento e di ottenere dal giudice le tutele previste in caso di licenziamento illegittimo.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Cass. n. 8953/2021.


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