Diritto e Fisco | Articoli

Come provare il mobbing?

11 marzo 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2014



Il lavoratore mobbizzato può ottenere il risarcimento del danno se prova una serie di elementi del mobbing attraverso certificati medici, prove testimoniali, comunicazioni ecc.

Il lavoratore che subisce il mobbing da parte del proprio datore e/o dei colleghi può denunciare le condotte vessatorie in Tribunale e ottenere il risarcimento del danno arrecato alla propria salute psico-fisica.

Ai fini del risarcimento è però necessario provare l’esistenza di determinati comportamenti persecutori e offensivi, reiterati nel tempo, che siano stati la causa effettiva di un danno psicologico, di sofferenze morali o stress sul luogo di lavoro [1].

Più precisamente, il lavoratore mobbizzato deve provare:

1 – i comportamenti illeciti: una serie di comportamenti di carattere persecutorio posti in essere con intento vessatorio nei propri confronti. Non basta però provare un atteggiamento isolato da parte del datore o dei colleghi, ma è necessaria una condotta vessatoria reiterata, cioè prolungatasi in un arco temporale medio-lungo in modo da creare un ambiente di lavoro ostile e invivibile.

Esempi di comportamenti che possono costituire mobbing sono: le frequenti aggressioni psicologiche e i rimproveri verbali ingiustificati e volti solo ad umiliare il lavoratore; le critiche continue sul suo modo di operare con conseguente mancata assegnazione di mansioni; il demansionamento immotivato e la dequalificazione professionale; le molestie sessuali; l’isolamento del lavoratore;

2- il danno ossia una lesione della salute o della propria personalità: è necessario provare con dichiarazioni testimoniali, ma ancora più efficacemente con perizie e certificati medici, che la condotta mobbizzante del datore o dei colleghi ha provocato un danno alla propria salute psico-fisica.

Tale danno potrebbe consistere, per esempio, nello stress eccessivo a causa dell’ambiente di lavoro ostile, nel calo di autostima, nell’insicurezza nell’intrattenere rapporti e relazioni interpersonali, o addirittura nello stato di depressione vera e propria.

3 – il rapporto di causa/effetto: ossia bisogna dimostrare che è proprio dalla condotta del datore (o dei colleghi) che è derivato il danno all’integrità psico-fisica (e non quindi da altri fattori).

Affinché possa essere accertato il danno da mobbing è necessario provare lo stretto legame causale tra condotte vessatorie e danno. Il lavoratore deve dimostrare che la lesione della salute e della personalità è stata provocata solo dal mobbing del datore di lavoro e/o dei colleghi o che comunque questi abbiano contribuito in modo rilevante a provocargli pregiudizio.

Si tratta di un accertamento delicato in quanto il giudice deve valutare l’incidenza della condotta vessatoria sulla particolare personalità del soggetto. È evidente, infatti, che comportamenti che per una persona possono essere innocui, hanno invece un forte impatto emotivo sui soggetti particolarmente sensibili.

Dunque, è necessaria la prova di tutti questi requisiti (condotta vessatoria, danno e nesso causale) affinché si possa parlare di mobbing e riconoscere al soggetto danneggiato il risarcimento del danno biologico (inteso, appunto, come danno alla salute psico-fisica e quindi anche danno morale ed esistenziale).

Particolarmente difficile è la prova dei comportamenti vessatori.

Come dimostrarli in giudizio? Come provare, per esempio, che il demansionamento è stato dettato da soli intenti persecutori e finalità di umiliazione?

Gli strumenti a disposizione del lavoratore sono innanzitutto le testimonianze dei colleghi o di chi, essendo presente sul luogo di lavoro, è in grado di dichiarare l’evidenza del mobbing.

Non sempre però i colleghi sono disposti a testimoniare, specie nelle ipotesi di mobbing posto in essere dal datore, in quanto è comprensibile il timore di ritorsioni da parte di quest’ultimo. Allora assumono valore rilevante tutte le possibili comunicazioni tra il dipendente vessato e l’autore del mobbing: per esempio, email, lettere, sms dal cui contenuto si evince l’intento di persecuzione psicologica (per esempio frasi offensive o intimidatorie).

Vari dubbi sussistono in ordine all’utilizzo di registrazioni delle conversazioni con il datore o i colleghi per provare il mobbing posto in essere da questi ultimi. Secondo una recente sentenza, le registrazioni sono inutilizzabili in giudizio in quanto ledono la privacy dei soggetti inconsapevoli della registrazione stessa (leggi l’articolo: “Vietato registrare i colleghi di lavoro per provare il mobbing”).

Come si può notare chi subisce il mobbing ha un onere della prova particolarmente complesso. È quindi necessario essere sicuri di avere a disposizione abbastanza elementi probatori prima di agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno.

note

[1] Cass. sent. n. 898 del 17 gennaio 2014.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

3 Commenti

  1. io vivo personalmente in questa situazione ma no posso fare niente perche i colleghi hanno paura di essere anche loro puniti, una enorme ingiustizia . un mondo del lavoro poco dire di merda.

  2. Anche io sono in questa situazione la capa sa chi io vivo lontana ad un ora e venti minuti dal mio luogo di lavoro esco di casa ore prima per arrivare a lavoro sto fuori di casa per 12 ore al giorno e avendo due bambini piccoli di tre e due anni non è facile perché li vedo la sera quando torno a casa e guai se si ammalano una volta mi a risposto in modo veramente assurdo mi a detto non può stare tuo marito a casa con loro ora mi a spostato di reparto mi aveva dato dei turni imposibili per me alle 10:30 sapendo che io elevò l’ultimo treno alle 10:32 e mi sono rivolta al sindacato non e facile difendersi perché e molto furba e tutti sono terrorizzati da lei come devo comportarmi ogni volta che devo andare a lavoro mi viene l’ansia o addirittura avuto attacchi di panico potete dirmi cosa fare grazie .

  3. stessa vicenda. ho raccolto tutta la documentazione necessaria a testimonianza dell’accaduto ed ho consegnato il tutto al mio avvocato. non c’e’ altra scelta se non quella giudiziaria

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI