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Guida in stato di ebbrezza: quando non è punibile?

1 Aprile 2021 | Autore:
Guida in stato di ebbrezza: quando non è punibile?

Particolare tenuità del fatto: quando guidare ubriachi non è sanzionabile? Con quale tasso alcolemico scatta il reato?

È cosa nota a tutti che la guida in stato di ebbrezza sia un illecito, punito con sanzione amministrativa oppure con l’arresto a seconda della gravità. Per la precisione, la legge fissa una soglia, superata la quale, scatta il penale. Per stabilire quando questo limite è superato, le autorità si avvalgono di appositi strumenti: si tratta del famoso etilometro, in grado di misurare la presenza di alcol nel sangue. Per legge, chi si mette alla guida della propria vettura da ubriaco potrebbe farla franca e non subire alcuna conseguenza penale: con questo articolo vedremo quando non è punibile la guida in stato di ebbrezza.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, anche chi è colto al volante della propria vettura dopo aver alzato il gomito può beneficiare dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. In altre parole, se il giudice ritiene che la condotta sia isolata, non sia stata grave e non ci siano danni a terzi, può decidere di non punire il conducente brillo. Una sorta di perdono, insomma. Quando può accadere ciò? Quando non è punibile il reato di guida in stato di ebbrezza? Scopriamolo insieme.

Guidare ubriachi: quando è reato?

Come detto in apertura, non sempre è reato guidare da ubriachi. Nello specifico, la legge stabilisce alcune soglie:

  • se la presenza di alcol nel sangue (tasso alcolemico) non supera i 0,5 grammi per litro, non si commette alcun tipo di illecito, né penale né amministrativo;
  • se il tasso alcolemico è superiore a 0,5 g/l ma inferiore a 0,8 g/l, consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  • se il tasso alcolemico è superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 g/l, scatta il reato di guida in stato di ebbrezza, punito con l’ammenda da 800 a 3.200 euro e l’arresto fino a sei mesi, oltre che con la sospensione della patente da sei mesi ad un anno;
  • se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l, allora si ha l’ipotesi più grave di reato di guida in stato di ebbrezza, punito con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da sei mesi ad un anno, oltre che con la sospensione della patente da uno a due anni [1].

Non punibilità per tenuità del fatto: cos’è?

A ogni crimine commesso corrisponde una pena. In teoria, è così, ma in pratica le cose vanno diversamente, anche perché la legge mette a disposizione dei giudici alcuni strumenti che consentono di escludere la punibilità in concreto per alcuni reati ritenuti non gravi. Tra questi strumenti rientra sicuramente la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Secondo la legge [2], «nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, … l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale».

In buona sostanza, la legge rinuncia a punire chi ha commesso un reato tutto sommato lieve, dal quale non sono derivati danni rilevanti e che risulta essere il frutto di una condotta occasionale dell’autore.

Particolare tenuità: quando la punibilità non va esclusa?

Non sempre il giudice può disporre l’esclusione della punibilità per particolare tenuità.

Per legge, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità «quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa, ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona».

Ancora, il giudice non può applicare l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto «quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive».

Il comportamento è abituale (e dunque non può procedersi ad applicare l’esclusione della punibilità per particolare tenuità) nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Guida in stato di ebbrezza: quando escludere la punibilità?

Secondo la Corte di Cassazione [3], la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto è configurabile anche se si guida ubriachi.

Richiamando un precedente orientamento [4], la Suprema Corte ha ricordato come la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti elencati nel paragrafo precedente, è applicabile a qualsiasi tipo di reato e, pertanto, anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza.

Né è rilevante, secondo la Corte di Cassazione, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie criminosa, rapportate ai valori dei tassi alcolemici accertati.

In astratto, dunque, anche chi ha superato il limite massimo (tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l) può beneficiare dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità.

Da tanto deriva che, se il conducente ubriaco non ha causato danni, non ha precedenti per guida in stato di ebbrezza e ha dimostrato, durante l’istruttoria, che si è trattato di una condotta del tutto occasionale, allora può ottenere di non essere punito per via della particolare tenuità del fatto.


note

[1] Art. 186 cod. str.

[2] Art. 131-bis cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 11655 del 29 marzo 2021.

[4] Cass., sez. un., sent. n. 13681/2016.

Autore immagine: canva.com/

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 11 novembre 2020 – 29 marzo 2021, n. 11655

Presidente Fumu – Relatore Dawan

Ritenuto in fatto

  1. M.F. , a mezzo del difensore, ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Brescia che ha confermato la pronuncia di condanna, resa a seguito di giudizio abbreviato, dal Gup di Bergamo, in ordine al reato di guida in stato di ebbrezza – art. 186, lett. c) – aggravato dall’aver provocato un incidente stradale.
  2. Il (omissis) , alle 17.10, la polizia locale di Bergamo interveniva in (OMISSIS) ove si era verificato un incidente in cui erano coinvolte diverse autovetture, tra cui quella di proprietà di M.F. . Secondo quanto emergeva dalla cnr, l’imputato, giunto ad un’intersezione semaforica, aveva tamponato un’autovettura che lo precedeva la quale, a sua volta spinta in avanti, ne tamponava un’altra. Tutti i conducenti venivano sottoposti ad un esame preliminare per alcolemia: il solo M. era risultato positivo. L’accertamento mediante etilometro dava gli esiti di 1.67 g/l alla prima prova e 1.58 g/l alla seconda.
  3. Il ricorso consta di due motivi.

3.1. Con il primo, si invoca l’applicazione, in questa sede di legittimità, della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis c.p., introdotta nel codice penale in epoca successiva alla sentenza di appello, avuto riguardo alla condizione di pressoché incensuratezza dell’imputato, gravato da un precedente di minima entità (spendita di banconota falsa), alla non abitualità della condotta e al positivo comportamento post delictum.

3.2. Con il secondo, si deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla mancata applicazione della pena pecuniaria nella misura minima, considerata la disomogeneità tra pena detentiva (disposta nel minimo) e pena pecuniaria (più elevata rispetto al minimo edittale), priva di logica ragione.

Considerato in diritto

  1. Il primo motivo di ricorso è meritevole di accoglimento.
  2. È necessario premettere che le Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U., n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj), investite della relativa questione, hanno stabilito che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis c.p., in quanto applicabile – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – in relazione ad ogni fattispecie criminosa, è configurabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, non essendo, in astratto, incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemici accertati.

Come è noto, il legislatore ha limitato il campo d’applicazione del nuovo istituto in relazione alla gravità del reato, desunta dalla pena edittale massima, e alla non abitualità del comportamento. In tale ambito, il fatto particolarmente tenue va individuato alla stregua di caratteri riconducibili a tre categorie di indicatori: le modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo, il grado della colpevolezza. Il giudizio sulla tenuità del fatto richiede, infatti, una valutazione complessa che ha ad oggetto le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo valutate ai sensi dell’art. 133 c.p., comma 1.

Quanto alla non abitualità della condotta, le Sezioni Unite, nella menzionata pronuncia, hanno esplicitato la portata dell’art. 131-bis, comma 3, che definisce il comportamento abituale. Hanno così ritenuto fuorviante riferirsi esclusivamente alle categorie tradizionali, come quelle della condanna e della recidiva, ricordando che, mentre alcune indicazioni della nuova normativa sono chiare – il riferimento ad istituti codicistici: delinquente abituale, professionale, per tendenza -, così come non oscuro è il riferimento alla commissione di “più reati della stessa indole”, il tenore letterale lascia intendere che l’abitualità si concretizzi in presenza di una pluralità di illeciti della stessa indole (dunque almeno due) diversi da quello oggetto del procedimento nel quale si pone la questione dell’applicabilità dell’art. 131-bis c.p.. In breve, il terzo illecito della medesima indole dà legalmente luogo alla serialità che osta all’applicazione dell’istituto. I reati, peraltro, possono anche essere successivi a quello in esame, perché si verte in un ambito diverso da quello della disciplina legale della recidiva. La pluralità dei reati può concretarsi non solo in presenza di condanne irrevocabili, ma anche nel caso in cui gli illeciti si trovino al cospetto del giudice che, dunque, è in grado di valutarne l’esistenza; come ad esempio nel caso in cui il procedimento riguardi distinti reati della stessa indole, anche se tenui.

  1. Ciò detto e in considerazione del fatto che la sentenza di appello è antecedente all’introduzione, ad opera del D.Lgs. n. 28 del 2015, della norma di cui all’art. 131-bis, il Collegio richiama la possibilità che la Corte di Cassazione adotti pronunzia di annullamento senza rinvio quando la restituzione del giudizio nella sede di merito è “superflua”; quando, cioè, per quel che qui interessa, non è richiesta una valutazione sul fatto estranea al sindacato di legittimità.

All’uopo, devono, pertanto, considerarsi la risalenza nel tempo di un precedente di modesta entità, l’assenza di danni alle persone conseguenti alla condotta di guida dell’imputato, la prossimità del tasso alcolemico alla soglia di cui dell’art. 186 C.d.S., lett. b), la non abitualità della condotta.

  1. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è punibile ai sensi dell’art. 131-bis c.p..

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere la punibilità esclusa per la particolare tenuità del fatto.

Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto dal solo presidente del collegio per impedimento dell’estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).


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4 Commenti

  1. Secondo me dovrebbero punire sempre e indistintamente chi si mette alla guida da ubriaco perché mette a rischio la sua vita e quella degli altri. E forse dopo una bella multa salata e dei provvedimenti seri imparerà che o beve e non guida oppure sta sobrio.

  2. Io non sono affatto d’accordo con questa storia dell’esclusione della punibilità. Chi guida in stato di ebbrezza deve prendersi la sua bella sanzione e imparare per il futuro perché se oggi la passa liscia, domani ci ricasca e magari può causare l’incidente che non ha provocato la volta precedente

  3. A questi la patente va proprio stracciata, perché bevono nelle feste e pensano di smaltire i litri di alcol che hanno in corpo e, invece, poi rischiano di ammazzare i poveretti che incappano nel loro cammino. Bisogna stare attenti, sulla guida non si scherza, Basta un attimo di distrazione ad uno sobrio per causare un incidente, figuriamoci ad uno che ha alzato il gomito!

  4. la spiegazione del principio e del ragionamento della Cassazione è chiaro, però non trova d’accordo neanche me. Mi dispiace ma stavolta per me i giudici hanno toppato perché uno viene beccato ubriaco, avendo superato la soglia consentita, e poi se ne esce dicendo che si è trattato di una condotta del tutto occasionale e non viene punito grazie alla richiesta della particolare tenuità del fatto. Io, non mi “berrei” questa scusa…

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