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Avvocati: la parcella vistata dall’Ordine è valida?

1 Aprile 2021 | Autore:
Avvocati: la parcella vistata dall’Ordine è valida?

Con l’abrogazione delle tariffe forensi rimane il parere di congruità o il potere di opinamento dei Coa è caduto? La posizione del Consiglio nazionale forense.

Come fa un avvocato a farsi pagare dai suoi clienti morosi? Usando al meglio gli strumenti offerti dalla legge. Tra questi, ce n’è uno che si chiama «potere di opinamento» e attribuisce ai consigli dell’ordine degli avvocati (in breve, i Coa) la facoltà di esprimere un parere di congruità sulle parcelle emesse dal professionista. Questo visto, se positivo, serve all’avvocato per ottenere dal giudice il decreto ingiuntivo contro il suo ex assistito divenuto inadempiente. Così il credito gli viene riconosciuto velocemente, senza dover percorrere la lenta strada di una causa ordinaria.

Ma dal 2012 le tariffe forensi (che prevedevano dei minimi al di sotto dei quali non era possibile scendere, salvo casi eccezionali) sono state abrogate; perciò, ora, molti giudici respingono le richieste di emissione di decreto ingiuntivo. Così ci si chiede se per gli avvocati la parcella vistata dal Coa è ancora valida per ottenere il riconoscimento del loro credito. La domanda è ricca di implicazioni pratiche: se cade il potere di opinamento, i legali hanno un’arma in meno per farsi pagare. Il quesito sembra impegnativo, tant’è che è emerso un grosso contrasto giurisprudenziale: ora, dovrà pronunciarsi la Corte di Cassazione, ma nel frattempo il Cnf (Consiglio Nazionale Forense) è già intervenuto, sostenendo che l’abrogazione del sistema tariffario non ha inciso sul potere di opinamento delle parcelle. Vediamo il perché di questa posizione e cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Decreto ingiuntivo su parcella vistata dall’Ordine

Quando un avvocato vanta un credito per prestazioni professionali non saldate dal suo cliente (o spesso, ormai, ex cliente), per farsi pagare può chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo: è un ordine di pagamento intimato al debitore che, se non adempirà entro 40 giorni dalla notifica del provvedimento o non proporrà opposizione nel medesimo termine, sarà sottoposto alle azioni esecutive, come il pignoramento dei suoi beni.

Ma per ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo, la legge [1] richiede che il credito sia fondato su prova scritta e, inoltre, sia certo nell’ammontare, liquido (consistente in una somma di denaro già precisamente quantificata) ed esigibile: nel caso della parcella, come può l’avvocato dimostrare questi elementi? Un’apposita norma procedurale [2] dettata in tema di parcelle di spese e prestazioni dispone che la domanda di decreto ingiuntivo deve essere «corredata dal parere della competente associazione professionale», ma il parere non serve «se l’ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base a tariffe obbligatorie».

L’abrogazione delle tariffe forensi

Il punto dolente è proprio questo: nel 2012, il “Decreto liberalizzazioni” [3] ha abrogato le vecchie tariffe forensi ed ha imposto l’obbligo di pattuire un compenso per l’incarico professionale da svolgere. E, a tal proposito, l’avvocato deve fornire al cliente un preventivo scritto recante l’indicazione di massima delle spese prevedibili.

Ora, a seguito dell’intervenuta abrogazione tariffaria, su cosa deve basarsi la valutazione delle condizioni di ammissibilità del decreto ingiuntivo su parcella? Gli avvocati continuano a ricorrere, come in passato, al parere di congruità del proprio Consiglio dell’Ordine – il Coa ove sono iscritti – per ottenere la cosiddetta “parcella vistata”, ma molti tribunali italiani respingono le richieste di decreto ingiuntivo, ritenendo che l’abrogazione delle tariffe escluda ormai la possibilità di ritenere valido tale parere.

Il potere di opinamento è ancora valido?

Le associazioni di categoria degli avvocati hanno reagito a questo diffuso orientamento giurisprudenziale che nega validità alla parcella vistata ai fini dell’ottenimento del decreto ingiuntivo ed ora, con un documento ufficiale del Consiglio Nazionale Forense [4] già diramato agli Ordini locali, esprimono la tesi che il potere di opinamento dei Coa non è stato scalfito dall’abrogazione delle tariffe e può tuttora essere esercitato.

Nella nota, si legge che «la portata abrogativa riguarda le tariffe come criterio di determinazione del compenso, e dunque incide sui criteri attraverso cui è esercitato il potere di opinamento, e non investe la sua persistenza in capo al Consiglio dell’Ordine forense». Il Cnf fa leva sul fatto che ancora oggi «il potere di opinamento delle parcelle è espressamente contemplato» dalla legge sull’ordinamento forense [5], in forza della quale il Coa di appartenenza dell’avvocato «dà pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti»: tale norma di legge, inoltre, è posteriore al Decreto Liberalizzazioni e come tale costituisce uno ius superveniens, un diritto sopravvenuto, che legittima l’attuale esercizio del potere di opinamento.

Gli avvocati sono forti del fatto che anche la Procura generale della Corte di Cassazione reputa sufficiente, ai fini della richiesta di decreto ingiuntivo, la parcella munita del parere di congruità del Coa, ed ha richiesto al primo presidente un pronunciamento sulla persistenza o meno nell’ordinamento del potere di opinamento: così il visto dell’Ordine sulle parcelle degli avvocati arriva in Cassazione che prossimamente dovrà pronunciarsi a Sezioni Unite, trattandosi di una questione «di massima importanza».

In attesa che la Suprema Corte si esprima al riguardo, il Cnf invita i Coa a continuare a rilasciare i pareri di congruità sulle parcelle come fatto sinora: il potere di opinamento è ritenuto tuttora «persistente» e la soluzione provvisoria è che la parcella dell’avvocato va ancora vistata dall’Ordine.

Leggi anche questi articoli con la rassegna delle pronunce giurisprudenziali sul tema: “Parcella avvocato: ultime sentenze” e “Parcella avvocato e decreto ingiuntivo: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 633 Cod. proc. civ.

[2] Art. 636 Cod. proc. civ.

[3] Art. 9 D.L. n.1/2012 del 24.01.2012.

[4] Delibera Cnf n. 348 del 19.02.2021.

[5] Art. 29, lett. l), L. n. 247/2012.


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