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Cassa: nuovi contributi per i praticanti

12 Marzo 2014
Cassa: nuovi contributi per i praticanti

Oltre a commercialisti e ragionieri lo stesso genere di interventi è stato attuato dalla Cassa forense.

Come per commercialisti e ragionieri, anche la Cassa forense ha ampliato il novero delle agevolazioni per l’iscrizione dei praticanti.

Nella sostanza, tutti gli enti previdenziali stanno consentendo ai tirocinanti di iniziare i versamenti corrispondendo però importi ridotti e senza l’eventuale applicazione dei minimali di contribuzione previsti.

Per quanto riguarda la cassa forense i praticanti con abilitazione al patrocinio possono, su basi volontarie, presentare domanda di iscrizione. In tal caso sono obbligati a trasmettere (anche se il reddito risulti negativo o pari a zero) la comunicazione con l’indicazione del reddito professionale Irpef netto e il volume di affari Iva, nonché a versare i relativi contributi soggettivi e integrativi richiesti.

I contributi soggettivi (sia quello minimo di base, sia quello modulare) sono però ridotti del 50 per cento. Quello integrativo, invece, può essere individuato senza prevedere l’applicazione dell’importo minimo stabilito. L’unico contributo che deve essere corrisposto per intero resta, così, quello di maternità.

Il tutto per facilitare il raggiungimento di una pensione dignitosa.

Ma per la definitiva tranquillità sarebbe necessario che il lavoratore possa vantare delle rendite vitalizie attraverso fondi pensione o qualsiasi altra forma similare. Del resto, un lavoratore che desideri ottenere, anche dopo la cessazione dal servizio, un reddito adeguato dovrebbe avere accantonato al momento del pensionamento risparmi previdenziali medi equivalenti al valore dell’appartamento familiare posseduto.

Tuttavia, in base ai principali fondi pensione presenti sul mercato, attualmente tale obiettivo non è alla portata di tutti. Anzi, per la maggior parte dei lavoratori sarà decisamente problematico, se non impossibile, raggiungerlo.


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