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Dimissioni immediate e indennità di preavviso

24 Aprile 2021
Dimissioni immediate e indennità di preavviso

Ho rassegnato le dimissioni con decorrenza immediata dall’azienda per la quale lavoravo da 13 anni, in quanto avevo trovato un’altra occupazione a tempo parziale. Il giorno dopo, ho contattato l’azienda per accordarmi sul preavviso, ma non ho ricevuto alcuna risposta. L’azienda può rivalersi su di me per il mancato preavviso trattenendolo dal Tfr non pagato?

Come accade per il licenziamento, anche per le dimissioni vi è un preavviso da rispettare e i termini vengono definiti dal singolo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di riferimento applicato, salvo si tratti rispettivamente di licenziamento o dimissioni per “giusta causa”.

Precisamente, quindi, il preavviso è il tempo che intercorre tra il momento in cui il dipendente comunica al datore di lavoro la volontà di abbandonare il proprio impiego e il giorno in cui avviene la risoluzione definitiva del contratto.

Il periodo di preavviso ha la funzione, in caso di licenziamento, di consentire al lavoratore di reperire nuova occupazione e, in caso di dimissioni, di consentire all’azienda di assumere nuovo personale.

Se il dipendente, in caso di dimissioni, non rispetta il preavviso potrà essere tenuto a corrispondere al datore l’indennità di mancato preavviso, ossia un importo pari alle retribuzioni cui avrebbe avuto diritto se avesse lavorato nel periodo di preavviso.

La durata del preavviso, come detto, è indicata nei singoli CCNL di categoria ed è variabile in base all’anzianità di servizio e all’inquadramento contrattuale del lavoratore.

Nel caso di specie, il CCNL Metalmeccanici artigiani, all’art. 79, dispone che “il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non può essere risolto da nessuna delle due parti senza un preavviso i cui termini sono stabiliti come segue a seconda dell’indennità e della categoria cui appartiene l’impiegato. I termini di disdetta decorrono dalla metà o dalla fine di ciascun mese. La parte che risolve il rapporto di lavoro senza l’osservanza dei predetti termini di preavviso deve corrispondere all’altra una indennità pari all’importo della retribuzione per il periodo di mancato preavviso. È in facoltà della parte che riceve la disdetta ai sensi del 1° comma di troncare il rapporto, sia all’inizio sia nel corso del preavviso, senza che da ciò derivi alcun obbligo di indennizzo per il periodo di preavviso non compiuto”.

Nel caso di specie, avendo il dipendente un’anzianità di servizio superiore a dieci anni con inquadramento nel liv. 2, la durata del preavviso è pari a 2 mesi e mezzo, decorrenti, a seconda che le dimissioni siano state rassegnate prima o dopo il giorno 15 del mese, dal 1 o dal 15 febbraio.

Se l’azienda non ha espressamente rinunciato al preavviso, troncando immediatamente il rapporto, il lavoratore avrebbe dovuto prestare attività per i due mesi e mezzo successivi alla data di presentazione delle dimissioni, secondo il suo ordinario orario di lavoro ed i turni normalmente assegnati.

In mancanza, l’azienda ha diritto di richiedere, a titolo risarcitorio, l’indennità di mancato preavviso.

Il pagamento del relativo importo potrebbe anche essere compensato dall’azienda, in tutto o in parte, trattenendo la corrispondente somma dalla busta paga relativa al TFR ed alle competenze di fine rapporto: TFR, competenze di fine rapporto e indennità di mancato preavviso sono infatti tutti crediti ben determinati nel loro importo (e cioè “certi”), rappresentati da somme di denaro (quindi “liquidi”) e di pronta e facile liquidazione (dunque “esigibili”) e pertanto possono essere tra loro compensati.

Oltre al pagamento dell’indennità di mancato preavviso, l’azienda non può tuttavia pretendere alcun altro risarcimento, nè trattenere somme da quanto spettante al lavoratore, ad altro titolo.

Nel caso di specie potrebbe essere dunque opportuno attendere le decisioni aziendali, eventualmente sollecitando – decorsi un paio di mesi senza risposta – il pagamento e la consegna dell’ultima busta paga.

Una volta che l’azienda avrà deciso se trattenere o meno l’indennità di preavviso, consiglio altresì di far controllare l’esattezza degli importi eventualmente trattenuti da un Sindacato, oppure da un consulente del lavoro di fiducia.

Altrimenti si potrebbe altresì tentare di trovare un accordo con l’azienda, finalizzato o alla rimodulazione dell’orario di lavoro per il periodo di preavviso, in modo tale da renderlo compatibile con le nuove esigenze del dipendente e consentirgli di lavorare, oppure individuando un importo, inferiore a quello previsto dal CCNL di categoria, che vada bene ad entrambe le parti, da corrispondersi a titolo di indennità di mancato preavviso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini



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