Licenziamento economico: ora il reintegro è obbligatorio

2 Aprile 2021 | Autore:
Licenziamento economico: ora il reintegro è obbligatorio

La Consulta censura la riforma Fornero: il ritorno del lavoratore in azienda non può essere facoltativo.

La Corte Costituzionale [1] cambia la legge Fornero per quanto riguarda i licenziamenti economici, tecnicamente chiamati «per giustificato motivo oggettivo». Se finora, di fronte ad un recesso illegittimo del contratto di lavoro, il giudice «poteva» disporre il reintegro del dipendente, ora «dovrà» deciderlo. La Consulta, quindi, stabilisce che la tutela reintegratoria non deve essere più facoltativa ma obbligatoria.

Ad avviso dei giudici, infatti, la modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori attuata a suo tempo dalla riforma Fornero è discriminatoria nei confronti dei dipendenti che vengono licenziati per motivi organizzativi, produttivi o economici. Infatti, così com’è scritta la norma, l’obbligo di reintegro sussiste solo per i licenziamenti per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, mentre per quelli economici ordinare il rientro del lavoratore in azienda è una facoltà del giudice.

La riforma Fornero all’articolo 18 prevede che, di fronte ad un licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, il giudice possa ordinare il reintegro in soli tre casi:

  • quando viene accertata la manifesta insussistenza del fatto posto alla base del provvedimento espulsivo;
  • se il motivo consiste nell’inidoneità fisica o psichica del lavoratore;
  • se il licenziamento avviene durante il periodo di comporto.

In tutti gli altri casi, al lavoratore spetta una tutela esclusivamente economica.

Queste garanzie valgono per i soli lavoratori assunti presso datori di lavoro che superano le soglie dimensionali previste dall’articolo 18, cioè per l’unità produttiva con più di 15 lavoratori, o più di 5 se si tratta di imprenditore agricolo, o più di 60 dipendenti in totale.

Al di sotto di queste soglie, viene applicato il regime di tutela che riconosce al lavoratore illegittimamente licenziato il solo diritto a percepire un indennizzo economico.

Questa norma, come detto, viene ritenuta discriminatoria dalla Consulta, che ritiene in questo modo violato l’articolo 3 della Costituzione, cioè il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Questo passaggio della riforma Fornero, secondo la Corte, comporta un trattamento diverso non giustificato che porta ad ulteriori disparità: dovendo scegliere, infatti, tra l’esclusivo risarcimento economico ed il reintegro in azienda, il giudice è chiamato a prendere una decisione senza concreti punti di riferimento, diversamente dal licenziamento per giusta causa che impone il ritorno del dipendente alla sua attività. Dice la sentenza della Consulta: per i licenziamenti economici, «il legislatore, rendendo la reintegrazione una sorta di opzione, non indica dei criteri direttivi: la scelta tra due forme di tutela profondamente diverse, reintegratoria e indennitaria, è solo rimessa a una valutazione del giudice, disancorata però da precisi punti di riferimento».


note

 [1] Corte cost. sent. n. 59/2021 dell’01.04.2021.


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