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Licenziamento nullo

2 Aprile 2021
Licenziamento nullo

Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento nullo? La differenza tra licenziamento nullo, annullabile e inefficace. 

I vizi che possono invalidare un licenziamento sono di tre tipi: la nullità, l’annullabilità e l’inefficacia. In realtà, si tratta di distinzioni ormai solo teoriche visto che le tutele sono pressoché identiche e, peraltro, gran parte delle norme del Jobs Act che escludevano la reintegra ai licenziamenti annullabili, sono state dichiarate incostituzionali. Oggi, infatti, è più facile, anche in caso di licenziamento annullabile, ottenere la restituzione del posto. 

In questo breve articolo vedremo quando si ha il licenziamento nullo; distingueremo poi questa ipotesi dal licenziamento annullabile e, infine, dal licenziamento inefficace. Spiegheremo in quali casi è dovuta la reintegra sul posto di lavoro. 

Ma procediamo con ordine e partiamo proprio dai casi del licenziamento nullo.

Quando il licenziamento è nullo?

Il licenziamento è nullo quando è intimato per ragioni discriminatorie, per ritorsione o sostenuto da motivi comunque illeciti.

I motivi discriminatori sono quelli determinati da ragioni di ideologia politica o fede religiosa, dall’appartenenza a un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali; per motivi diretti alla discriminazione sindacale, politica, religiosa, razziale, di lingua, di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali.

Si parla invece di licenziamento per ritorsione (o anche “per rappresaglia”) se intimato a causa di comportamenti del lavoratore sgraditi al datore di lavoro, come nel caso di chi faccia causa al proprio datore di lavoro. 

È altresì nullo il licenziamento intimato durante i congedi per maternità e paternità o per causa di matrimonio.

È infine nullo il licenziamento determinato dalla partecipazione del lavoratore ad attività sindacali. Si intendono per tali anche i comportamenti che, al di fuori di iniziative assunte formalmente in sede sindacale, sono diretti a far valere posizioni e relative rivendicazioni dei lavoratori dipendenti, con il loro consenso e in contrapposizione con il datore di lavoro.

Che fare in caso di licenziamento nullo?

Il dipendente che intende opporsi al licenziamento nullo, deve inviare una lettera di contestazione entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione di licenziamento. Nei successivi 180 giorni, deve depositare il ricorso nella cancelleria del tribunale. 

Nel corso della causa contro l’azienda, spetta al lavoratore provare la natura discriminatoria o illecita del licenziamento.

Cosa spetta in caso di licenziamento nullo?

In tutti i casi in cui il licenziamento è nullo, al lavoratore spetta:

  • la reintegrazione nel posto di lavoro;
  • il risarcimento del danno;
  • il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Quando il licenziamento è annullabile?

Il licenziamento è annullabile quando è senza giusta causa o senza giustificato motivo. Ricordiamo qui di seguito cosa si intende con tali concetti. 

Il licenziamento può essere dettato per motivi disciplinari o per motivi economici, legati cioè all’organizzazione e alla produzione. 

Nel primo caso (licenziamento disciplinare), il recesso del datore di lavoro dipende da un grave comportamento colpevole del lavoratore. A seconda della gravità di esso, il licenziamento può essere 

  • per giusta causa: quando viene intimato in tronco, senza preavviso. Si verifica quando il lavoratore ha commesso un’intollerabile violazione di legge o del contratto di lavoro che non consente la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno (si pensi al lavoratore che si dà falsamente malato);
  • per giustificato motivo soggettivo: quando viene intimato con il preavviso. Dipende sempre da un comportamento grave del lavoratore, che rompe il legame di fiducia che lo legava al datore, ma meno grave rispetto al licenziamento per giusta causa.

In tutti questi casi, prima del licenziamento, il datore comunica al dipendente, con raccomandata o lettera a mani, l’avvio del procedimento disciplinare volto a verificare e contestare l’addebito. Il dipendente ha 5 giorni per presentare difese scritte e/o orali, all’esito delle quali il datore deve comunicare la propria decisione in merito alla sanzione disciplinare.

La seconda tipologia di licenziamento, quella cioè dettata dall’organizzazione o dalla produzione, è chiamata licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Può dipendere da un calo del fatturato, dalla riorganizzazione interna, dal venir meno della necessità di determinate mansioni, dalla cessione del ramo d’azienda o dall’esternalizzazione di determinate mansioni, ecc. 

In questi casi, non è prevista una lettera di avvio del procedimento disciplinare. Il datore deve sempre dare il preavviso (salvo vi rinunci pagando la relativa indennità). Se il dipendente contesta il licenziamento economico, il datore deve dimostrare di non averlo potuto reimpiegare in altre mansioni – anche inferiori – compatibili con le sue capacità. 

Cosa spetta in caso di licenziamento annullabile?

Nel caso di licenziamento annullabile spetta, di regola, il risarcimento del danno. Tuttavia, la Corte Costituzionale, annullando alcune disposizioni del Jobs Act, ha ripristinato il diritto alla reintegra sul posto di lavoro tutte le volte in cui:

  • il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo è fondato su fatti inesistenti, non commessi cioè dal lavoratore. Quando invece la condotta è stata realizzata ma la sua gravità è inferiore rispetto a quella che giustificherebbe il licenziamento, è dovuto solo il risarcimento;
  • il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è fondato sull’inconsistenza della giustificazione addotta dall’azienda. Quindi, se il lavoratore riesce a dimostrare che le dedotte ragioni organizzative e produttive non sussistono ha diritto alla restituzione del posto. 

Quando il licenziamento è inefficace?

Il licenziamento è inefficace quando l’intimazione avviene in forma orale (cioè senza atto scritto) o senza il rispetto della procedura o della forma prescritta dalla legge. È il caso del licenziamento senza motivazione o in violazione della procedura di licenziamento disciplinare (senza dare al dipendente la possibilità di difendersi).

Cosa spetta in caso di licenziamento inefficace?

In tutti i casi in cui il licenziamento è nullo, al lavoratore spettano:

  • la reintegrazione nel posto di lavoro;
  • il risarcimento del danno;
  • il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.


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