HOME Articoli

Lo sai che? Nullo l’accertamento su studi di settore anche se il contribuente non partecipa al contraddittorio

Lo sai che? Pubblicato il 12 marzo 2014

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 12 marzo 2014

Anche se non si presenta al contraddittorio e, in giudizio, presenta solo delle presunzioni semplici a proprio favore, il contribuente può ottenere l’annullamento dell’atto impositivo basato sugli studi di settore spiccato dal Fisco.

Proprio nel giorno del varo del nuovo redditometro, dalla Cassazione arriva un altro duro colpo al sistema di accertamento fiscale basato su presunzioni semplici e statistiche (gli studi di settore), molto vicino al nuovo strumento del redditometro.

Infatti, con una sentenza di poche ora fa [1], la Suprema Corte ha stravolto i principi dalla stessa affermati in passato, caratterizzati da una maggiore “benevolenza” in favore dell’erario. Invece, il nuovo indirizzo garantisce al contribuente una possibilità in più di difendersi e ottenere l’annullamento dell’accertamento fiscale fondato sugli studi di settore.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Il contraddittorio col contribuente

L’accertamento fiscale basato sugli studi di settore consta di due fasi.

La prima avviene d’ufficio: l’agenzia delle Entrate rileva lo scostamento del contribuente rispetto agli studi di settore e, pertanto, invia allo stesso una segnalazione. Con tale avviso, l’amministrazione invita il cittadino a presentarsi presso gli uffici delle entrate per giustificare la propria posizione. È questa la seconda fase, cosiddetta “contraddittorio”.

La sentenza della Cassazione del 2009

Fino al 2009 era sufficiente che la dichiarazione dei redditi si discostasse semplicemente dagli studi di settore per legittimare l’atto impositivo. Successivamente la Cassazione a Sezioni Unite [2] ha spezzato una lancia in favore del contribuente, stabilendo che quest’ultimo, presentandosi al contraddittorio presso l’amministrazione e fornendo prove circa le peculiarità della propria attività e quindi del suo diverso reddito rispetto al settore, può ottenere l’annullamento dell’accertamento.

In pratica, con tale pronuncia, la Corte ha chiarito che l’atto impositivo non può derivare solo dal semplice scostamento dagli studi di settore, ma può nascere solo a seguito del contraddittorio con il contribuente (da attivarsi obbligatoriamente), pena la nullità dell’accertamento.  Solo se in tale sede il cittadino non riesce a provare le ragioni che lo hanno portato a discostarsi dagli standards allora può essere spiccato l’atto impositivo con le relative sanzioni. Insomma, il contraddittorio – secondo la sentenza del 2009 – è una fase centrale dell’accertamento medesimo.

La nuova sentenza

La sentenza di stamattina, infine, segna un ulteriore passo in favore del contribuente. Secondo la Corte, il contribuente può capovolgere l’esito dell’accertamento induttivo con gli studi, anche se non si presenta davanti all’amministrazione nella fase del contraddittorio. Egli, infatti, nonostante tale “assenza ingiustificata”, ben potrebbe, comunque, impugnare l’accertamento fiscale davanti al giudice e, in tale sede, dimostrare che lo stesso è ingiustificato.

Non solo. Il cittadino non è tenuto a dare delle rigide prove in proprio favore ma può sempre avvalersi di presunzioni semplici.

In definitiva, in base a questa nuova sentenza, l’accertamento basato sugli studi di settore fatto dall’Agenzia delle Entrate è annullabile in giudizio, davanti alla Commissione Tributaria, sulla base di presunzioni semplici, anche se il contribuente non ha partecipato al contraddittorio con il fisco e non ha prodotto in giudizio documenti certi che giustifichino lo scostamento del suo reddito dai coefficienti usati dall’amministrazione.

L’esito del contraddittorio, infatti, non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento; il giudice è libero di valutare solo quanto dimostrato nel corso del giudizio in tribunale e non anche nella fase amministrativa.

Cosa sono gli studi di settore

Gli studi di settore sono uno strumento utilizzato dall’amministrazione finanziaria per rilevare i parametri fondamentali di reddito dei professionisti, lavoratori autonomi e delle aziende. A tal fine, il fisco considera una serie di dati caratterizzanti l’attività e il contesto economico in cui opera l’impresa o il lavoratore autonomo, allo scopo di valutarne la capacità di produrre reddito. L’ufficio delle imposte usa, quindi, tali paramenti nell’accertamento cosiddetto induttivo.

note

[1] Cass. sent. n. 5675 del 12.03.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26635/2009.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Nell’articolo a volte si parla di studi di settore, altre di redditoemtro.
    A cosa si riferisce in realtà la sentenza?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI