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Licenziamento per malattia: cosa dice la legge?

27 Aprile 2021
Licenziamento per malattia: cosa dice la legge?

Se sei assente per malattia da molto tempo devi prestare attenzione a quanti giorni passano poiché, se l’assenza oltrepassa una determinata durata, potresti essere licenziato.

Sei stato colpito da una grave discopatia che ti ha costretto al letto per molto tempo. Sono ormai mesi che non ti rechi al lavoro e che continui ad inviare all’azienda i certificati di malattia rilasciati dal tuo medico. Vuoi sapere se l’assenza per malattia ha una durata massima e se, in caso di superamento, rischi di essere licenziato.

Nel nostro ordinamento, la tutela del dipendente in caso di malattia non è infinita. L’azienda, infatti, può procedere al licenziamento del lavoratore se l’assenza supera una determinata durata. Occorre, dunque, chiedersi, con riferimento al licenziamento per malattia: cosa dice la legge? In verità, come vedremo, la disciplina del licenziamento per un’assenza per malattia troppo lunga si trova, soprattutto, nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Quando si è assenti da molto tempo occorre, dunque, studiare per bene le norme del Ccnl. Ma andiamo per ordine.

Malattia del dipendente: cos’è?

Se sei stato assunto da poco tempo e non conosci bene come funziona l’assenza per malattia devi prestare molta attenzione a quelli che sono i diritti e i doveri del lavoratore in caso di stato morboso. Innanzitutto, occorre chiarire cos’è la malattia del dipendente. Si tratta di ogni alterazione dello stato di salute che non permette al lavoratore, per un certo numero di giorni, di svolgere il proprio lavoro. Per accedere alle tutele previste dalla legge in caso di malattia, però, non basta che il lavoratore affermi di essere malato ma lo stato morboso deve essere attestato dal medico curante con il certificato telematico di malattia.

Malattia del dipendente: quali doveri?

La prima cosa che devi fare se sei malato e non puoi andare al lavoro è avvertire il datore di lavoro della tua assenza prima che inizi il turno di lavoro.

Subito dopo, devi recarti dal tuo medico curante e farti visitare per ottenere il certificato telematico di malattia. Questo attestato viene redatto dal medico direttamente online e giunge, in automatico, sia all’Inps che al tuo datore di lavoro. Devi prestare attenzione al domicilio indicato nel certificato per eventuali visite fiscali. Infatti, è vero che il certificato lo compila il medico ma tu sei responsabile di quello che c’è scritto e, se non inserisci l’indirizzo corretto in cui sarai reperibile durante la malattia, rischi di risultare assente in caso di visita ispettiva e di subire una penalizzazione economica dall’Inps e un procedimento disciplinare dal datore di lavoro.

Dopo aver ottenuto il certificato medico, devi comunicare il relativo codice identificativo al datore di lavoro.

Infine, devi essere sempre in casa durante le fasce orarie di reperibilità per le visite fiscali (nel settore privato, dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 19:00) e non devi svolgere attività che possono ritardare la guarigione o apparire in contraddizione con la malattia.

Malattia del dipendente: quali diritti?

Chiariti quali sono i doveri del dipendente in malattia, vediamo ora quali sono i suoi diritti.

Innanzitutto, hai diritto a stare a casa senza svolgere la prestazione di lavoro per tutte le giornate indicate dal medico curante nel certificato (prognosi di malattia).

Inoltre, in base al settore in cui opera l’azienda ed alla tua qualifica, puoi avere diritto all’indennità di malattia Inps, ovvero, una somma di denaro che sostituisce lo stipendio durante l’assenza per malattia.

Infine, hai diritto alla conservazione del posto di lavoro durante tutto il periodo di assenza per malattia, entro un orizzonte temporale massimo detto periodo di comporto.

Licenziamento per malattia: cosa dice la legge?

In generale, la legge [1] prevede che il lavoratore assente per malattia ha diritto a conservare il posto di lavoro per un periodo di tempo massimo detto periodo di comporto, la cui disciplina è rimessa ai contratti collettivi di lavoro. Questa tutela non si applica in caso di licenziamento per giusta causa [2], ovvero, quando il dipendente commette un comportamento molto grave, che fa venire meno la fiducia da parte del datore di lavoro e non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

La durata del periodo di comporto è stabilita, dunque, dai Ccnl che possono prevedere due tipologie di calcolo:

  • comporto secco: in questo caso, il periodo massimo di assenza si riferisce ad ogni singolo episodio di malattia;
  • comporto per sommatoria: in questa ipotesi, il comporto si riferisce ad una somma di eventi di malattia che si sono verificati in un determinato arco di tempo fissato dal Ccnl stesso (ad esempio, negli ultimi due anni).

Se il lavoratore, raggiunto il periodo massimo di comporto, continua ad essere assente per malattia, l’azienda può licenziarlo, salvo il diritto al preavviso.

Occorre, però, considerare che alcuni Ccnl prevedono il diritto del lavoratore a chiedere, alla fine del comporto, un periodo di aspettativa non retribuita per malattia durante il quale viene mantenuto il diritto alla conservazione del posto di lavoro.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.


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