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Come si fa la firma?

4 Aprile 2021
Come si fa la firma?

Sottoscrizione: prima il nome o il cognome? È valida la firma incomprensibile consistente in uno scarabocchio? Ecco come si firma un documento.

C’è chi firma mettendo prima il cognome e poi il nome, chi usa fare uno scarabocchio, chi invece ha più nomi e preferisce mettere le iniziali, c’è anche chi firma in stampatello e chi con una “X”. Ma cosa dice la legge a riguardo? Come si fa la firma? 

A molti sembrerà strano, ma non esiste una norma che dica come firmare. Lo scopo della firma è solo quello di rendere riconoscibile il soggetto che l’appone, come avviene con le impronte digitali, in modo da ricondurre a questi la dichiarazione contenuta nell’atto. La firma è quindi una sorta di consenso, una conferma di aver letto, compreso e voluto il contenuto del documento su cui essa viene apposta.

Proprio per questo la legge ci lascia liberi di realizzare la firma come meglio vogliamo, purché sia garantita questa riconoscibilità.

Ciò non vuol dire però che, al posto della firma, ci possiamo sbizzarrire in disegni, simboli ed altre raffigurazioni. Ed allora è bene sapere quel minimo di regole giuridiche che ci indicano come si fa la firma, in modo da evitare problemi legali. 

La firma può essere libera

Partiamo dalla regola generale: la firma autografa (quella cioè fatta di proprio pugno con la penna o la matita) rappresenta un’espressione del diritto al nome, tutelato dalla nostra Costituzione [1]. 

Da ciò derivano la libertà e il diritto che ciascuno di noi ha di firmare come meglio crede, con il solo limite, individuato dalla Cassazione [2], di non rendere completamente incomprensibile la sigla (la cosiddetta inintelligibilità). Occorre cioè che la firma sia leggibile e consenta di individuare l’autore. 

Sappiamo però che non tutte le firme sono leggibili, anzi il più delle volte non lo sono affatto. Questo vuol dire che tali firme sono nulle e che sono da considerare come mai apposte? Non di certo. 

A contestare la firma, infatti, può essere solo il suo autore. Tanto per fare un esempio, se firmiamo un contratto di investimento con una banca, l’istituto di credito non può rifiutarsi di erogarci i rendimenti sospettando che la firma non sia quella autentica che utilizziamo su tutti gli altri documenti. Al contrario, se una compagnia della luce ci invia una bolletta per un contratto di fornitura che non abbiamo mai firmato o su cui c’è uno scarabocchio che non è il nostro, non siamo tenuti a pagare. 

In buona sostanza, quindi, solo il presunto autore della firma può dire che la scrittura non è la propria. E in tal caso, spetterà alla controparte dimostrando il contrario, eventualmente avvalendosi di una perizia calligrafica.

Proprio per questo scopo si usa, nei casi più importanti, la cosiddetta autentica della firma eseguita da un notaio: il pubblico ufficiale infatti accerta l’identità di chi sottoscrive il documento in modo da evitare possibili contestazioni.

Si deve firmare prima con il nome o con il cognome?

Non c’è una norma che imponga di firmare prima con il nome o con il cognome. È chiaro però che, in presenza di un modulo prestampato in cui si richieda una certa sequenza, bisognerà rispettarla.

In generale, è sempre preferibile firmare prima con il nome e poi con il cognome: questo perché le norme che richiedono la firma parlano spesso di apposizione di «nome e cognome» e non il contrario.

Si deve firmare in stampatello o in corsivo?

Si può firmare anche in stampatello, in stampato o in corsivo: come infatti anticipato, l’unica condizione affinché la firma sia valida è che possa essere ricondotta al proprio autore: questi cioè deve essere solito firmare sempre in tale modo.

Dove si deve mettere la firma? 

Come anticipato, la firma è una conferma del documento e, quindi, è bene che sia apposta al termine dello stesso. Tutto il contenuto dell’atto successivo alla firma si considera infatti non conosciuto o non voluto dal firmatario.

Non è però necessario apporre la firma su tutti i fogli. L’importante è che non vi sia il sospetto che siano state inserite pagine ulteriori rispetto all’originale. In pratica, tra l’ultima parola di una pagina e la prima della pagina successiva, vi deve essere consequenzialità logica e grammaticale, di modo da garantire, senza ombra di dubbio, che il secondo foglio sia successivo al primo. Se così non fosse, sarà meglio firmare tutte le pagine o apporre i cosiddetti “timbri di congiuntura” tra una pagina e l’altra.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti, leggi:


note

[1] Corte costituzionale, sent. n. 268/2002.

[2] Cassazione, sent. n. 12656/1991.


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