Diritto e Fisco | Articoli

I diritti dei padri single

4 Aprile 2021
I diritti dei padri single

Coppie non sposate e di fatto: cosa spetta al padre dalla nascita del bambino. I doveri della madre. 

Non esiste una legge che elenchi i diritti dei padri sigle: i padri infatti sono tutti uguali dinanzi alla legge, sposati e non. Del resto, anche in una coppia divorziata, il padre ha gli stessi diritti di quelli provenienti invece da una coppia di fatto ormai scioltasi.

La ragione di tale sostanziale identità è abbastanza semplice: il tipo di legame che i genitori hanno deciso di adottare per regolare i propri rapporti giuridici non può mai influenzare il rapporto tra genitori e figli. E ciò, ovviamente, al fine di garantire i minori e i soggetti economicamente più deboli, incapaci perciò di badare a sé stessi.

In realtà, parlare dei diritti dei padri single equivale un po’ a parlare dei doveri del padre single visto che la genitorialità, pur atteggiandosi come un potere, è colma di obblighi. Vediamo allora cosa spetta a una papà che ha deciso di non sposarsi.

Diritto al riconoscimento del figlio

Se il figlio di una coppia sposata nasce già “riconosciuto” – e, dunque, si presume essere figlio del marito e della moglie – nella coppia di fatto, questa presunzione non può operare; difatti, l’ordinamento, se anche sa con certezza chi sia la madre, non ha la stessa possibilità di risalire al padre. 

Dunque, il padre single ha il diritto, anzi il dovere, di riconoscere il figlio come proprio. Ed, anche se è in disaccordo con la madre, non potrà subire impedimenti da parte di quest’ultima. 

Al contrario, se il padre non dovesse riconoscere il figlio spontaneamente, la madre o il figlio stesso potranno obbligarlo in tal senso, ricorrendo a un giudizio in tribunale e all’analisi del Dna (cui l’uomo non può sottrarsi senza valido motivo, pena l’automatico riconoscimento della paternità).

Diritto al cognome

Con il riconoscimento, il figlio acquisisce automaticamente il cognome del padre. I genitori però possono accordarsi per aggiungere ad esso anche il cognome della madre. 

La madre non può negare al padre di dare al figlio il proprio cognome.

Diritto alle decisioni su tutto ciò che riguarda il figlio

Finché la coppia di conviventi è unita, le decisioni sul figlio devono essere prese di comune accordo dal padre e dalla madre. In caso di disaccordo, i due possono andare dal giudice affinché scelga quale delle due posizioni è più conveniente per il minore.

Se però la coppia di fatto si separa, in assenza di accordo, sarà il giudice a definire:

  • l’affidamento del minore: ossia quale debba essere il genitore a prendere le decisioni relative alla sua educazione, istruzione e crescita;
  • la collocazione dello stesso.

L’affidamento è, di regola, condiviso: significa che tanto il padre quanto la madre, per quanto separati, avranno pari potere decisionale. Solo in caso di pericolosità dell’uno nei confronti del minore verrà disposto l’affido esclusivo in favore dell’altro.

La collocazione non può che avvenire, invece, presso l’abitazione di uno solo dei due genitori che, di solito, è la madre (salvo che il giudice, sentito anche il minore, ritenga diversamente).

Diritto alle visite periodiche

Se il padre e la madre dovessero allontanarsi, il genitore non convivente con il minore ha diritto a vederlo periodicamente, secondo un calendario stabilito di comune accordo dai genitori stessi o, in caso di contrasto, dal tribunale. 

Se il figlio dovesse essere collocato presso la madre, il padre avrà il diritto-dovere di partecipare agli incontri periodici, non potendovisi sottrarre per alcuna ragione. Il figlio infatti ha il diritto costituzionale a crescere e mantenere solidi legami con entrambi i genitori (cosiddetto diritto alla bigenitorialità). Proprio per questo, la madre non può in alcun modo frapporsi a tali visite rendendo più difficoltoso l’esercizio di tale diritto-dovere o allontanando psicologicamente e moralmente il bambino dalla figura paterna (pena anche la revoca della collocazione e/o dell’affidamento stesso).

Al contrario, se il figlio dovesse essere collocato presso il padre, quest’ultimo dovrà fare in modo che il figlio veda periodicamente la madre secondo quanto con quest’ultima concordato o, diversamente, secondo un calendario fissato dal giudice.

Dovere di mantenimento

Accanto ai diritti, il padre ha anche un dovere primario: quello di mantenere il figlio finché non diventerà economicamente autonomo. Il che non vuol necessariamente dire fino a 18 anni ma anche oltre: fino a quando cioè non acquisterà un’indipendenza lavorativa che gli consenta di badare a sé stesso.

Tale dovere scatta anche quando la coppia di fatto dovesse lasciarsi. Se il figlio dovesse essere collocato presso la madre, il padre dovrà versare un contributo mensile a quest’ultima affinché badi all’ordinaria amministrazione, oltre a partecipare, al 50%, alle spese straordinarie. Viceversa, se il figlio dovesse essere collocato presso il padre, sarà dovere di quest’ultimo provvedere a tutte le spese, salvo il contributo mensile versatogli dalla madre.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube