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Quanto tempo si ha per denunciare un lavoro in nero?

4 Aprile 2021
Quanto tempo si ha per denunciare un lavoro in nero?

Termine di prescrizione per fare una vertenza per lavoro irregolare: il diritto alle differenze retributive, contributi, Tfr, ferie e risarcimento. 

Il lavoro in nero è un illecito che commette solo il datore di lavoro. Il dipendente può ben svolgere la propria attività senza temere che, in caso di controllo dell’Inps, si proceda contro di lui (sempre che non stia, allo stesso tempo, percependo sussidi di disoccupazione che altrimenti non gli sarebbero dovuti). 

Quindi, ben potrebbe essere che una persona, dopo aver per anni prestato attività irregolare, decida solo dopo di avviare una causa contro il proprio capo. Di qui il ricorrente dubbio: quanto tempo si ha per denunciare un lavoro in nero? Qual è la prescrizione del diritto del dipendente ad ottenere eventuali arretrati, differenze retributive, contributi, ferie e tutte le altre prestazioni che un lavoro regolarmente inquadrato comporterebbe. Ecco cosa prescrive la legge.

Lavoro in nero: termine per avviare la causa

Per avviare una causa di lavoro in nero ci sono cinque anni. Il temine decorre dalla cessazione del contratto di lavoro. Questo indipendentemente dalla durata del rapporto e dalla tipologia dello stesso.

Ad esempio, anche dopo molti anni di attività irregolare, senza che sia mai intervenuta da parte sua alcuna contestazione, il dipendente ben potrebbe avviare una vertenza sindacale per ottenere il riconoscimento dei diritti che gli sarebbero spettati in caso di rapporto regolare. 

Cosa si può chiedere con una causa di lavoro in nero?

Intraprendendo una causa di lavoro in nero il dipendente può ottenere innanzitutto gli stipendi che non gli sono stati mai versati o dei quali non v’è prova. Così, ad esempio, se il datore dovesse aver pagato lo stipendio in contanti senza richiedere una quietanza, non potrebbe dimostrare l’avvenuto adempimento e il lavoratore potrebbe pretendere di nuovo l’integrale retribuzione sostenendo di non averla mai ricevuta.

In presenza, invece, della prova di pagamento, il lavoratore in nero può chiedere le differenze retributive rispetto ai minimi sindacali fissati dal contratto collettivo se questi non sono stati rispettati. Naturalmente, bisognerà prima ricostruire l’attività svolta dal dipendente, le mansioni e gli orari di lavoro che sono stati effettuati. 

Il dipendente ha altresì diritto alla ricostruzione della propria anzianità contributiva con conseguente versamento di tutti i contributi maturati durante il periodo di lavoro in nero.

È poi possibile ottenere il versamento del Tfr, ossia il trattamento di fine rapporto calcolato in base ai criteri previsti dal Ccnl.

Più difficile è ottenere il riconoscimento degli straordinari per i quali bisognerà anche dare prova di aver svolto l’attività oltre il tempo ordinario. 

Per quanto riguarda il riconoscimento di permessi e ferie, questi verranno monetizzati.

È anche possibile chiedere il risarcimento per l’illegittimo licenziamento che verosimilmente è avvenuto in via orale. A ben vedere, il dipendente che fosse ancora interessato a conservare il suo lavoro, potrebbe chiedere la reintegra sul posto, atteso che il licenziamento orale è nullo. 

Come denunciare il lavoro in nero?

Per denunciare il lavoro in nero ci si può recare presso l’Ispettorato del lavoro (ufficio “monocratico”). Questo procederà a convocare le parti al fine di tentare tra queste un accordo. Il lavoratore potrà farsi assistere o meno da un avvocato. 

In caso di mancato accordo, verranno avviati i controlli nei confronti del datore e saranno comminate le conseguenti sanzioni. 

Come avviare una vertenza di lavoro in nero

Si può anche avviare una vertenza sindacale di lavoro in nero rivolgendosi al proprio sindacato. Quest’ultimo convocherà il datore e, anche in questo caso, tenterà un accordo bonario. 

Come avviare una causa di lavoro in nero

Per avviare una causa contro l’azienda, è necessario avvalersi di un avvocato.

Verrà depositato un ricorso presso la cancelleria del tribunale a fronte del quale il giudice fisserà un’udienza. Il ricorso va notificato all’azienda.

Nel corso del giudizio, il lavoratore dovrà dimostrare – eventualmente avvalendosi di testimoni – di aver svolto attività presso l’azienda, in orari definiti e con specifiche mansioni. 



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