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Che succede se non si dà preavviso di licenziamento?

27 Aprile 2021 | Autore:
Che succede se non si dà preavviso di licenziamento?

Cessazione unilaterale del rapporto di lavoro senza preavviso al dipendente: indennità sostitutiva, calcolo, contributi.

Sia il datore di lavoro che il dipendente possono recedere dal contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma devono fornire alla controparte un preavviso, nei termini e nei modi stabiliti dalla legge e dal contratto collettivo applicato.

Che succede se non si dà preavviso di licenziamento? La parte che non fornisce il preavviso, o che non lo fornisce nei termini previsti, è tenuta a corrispondere all’altra parte un’indennità, detta indennità sostitutiva, commisurata alle giornate di mancato preavviso.

Il periodo di preavviso per licenziamento è comunque sospeso in caso di maternità, malattia (sino al comporto) e infortunio e non può essere computato nelle ferie, che, ugualmente, ne sospendono i termini. Le ferie, difatti, alla pari delle altre assenze tutelate, sospendono il decorso del preavviso, che riprende inalterato al termine dell’astensione dal lavoro: questo, in quanto durante tale periodo il rapporto è ancora attivo e sono applicabili tutte le regole attinenti. Peraltro, durante il preavviso, poiché le parti conservano tutti gli obblighi e diritti derivanti dal contratto di lavoro, maturano regolarmente anche i ratei relativi alle ferie ed ai permessi [1].

Tuttavia, chi riceve la comunicazione di risoluzione del rapporto di lavoro può volontariamente rinunciare al preavviso, per un periodo corrispondente alle ferie da fruire. La rinuncia al preavviso, difatti, non deve per forza riguardare l’intero periodo, ma può concernere anche le sole giornate di ferie. Lo stesso principio è valido anche per i permessi retribuiti maturati, di qualunque tipologia siano (Rol, ex-festività, etc.).

La possibilità di rinunciare al preavviso, che può essere anche disposta in un accordo firmato da entrambe le parti, è espressamente prevista da diversi contratti collettivi, compreso quello dei dipendenti pubblici [2].

Quando è obbligatorio il preavviso?

Fornire alla controparte un periodo di preavviso risulta obbligatorio nei seguenti casi:

  • licenziamento del lavoratore per giustificato motivo sia oggettivo (motivazione economica) che soggettivo (motivazione disciplinare);
  • dimissioni del lavoratore;
  • licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia;
  • recesso per raggiungimento dell’età pensionabile;
  • licenziamento del lavoratore domestico;
  • licenziamento del dirigente.

Quando non è obbligatorio il preavviso?

Non sempre è obbligatorio fornire un preavviso per risolvere il rapporto di lavoro. I casi di preavviso non obbligatorio sono i seguenti:

  • licenziamento o dimissioni per giusta causa;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
  • recesso durante il periodo di prova.

Nel contratto a tempo determinato non è richiesto il preavviso, in quanto il rapporto di lavoro si risolve automaticamente alla scadenza, salvo proroga o rinnovo. Non è però prevista la possibilità di cessare il rapporto prima del termine, ad eccezione delle ipotesi di recesso per giusta causa.

Licenziamento per raggiunti limiti di età

Pur essendo vero che, una volta compiuta l’età pensionabile (cioè l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, attualmente e sino al 31 dicembre 2022 pari a 67 anni), il datore di lavoro può recedere liberamente dal rapporto, è anche vero che, in caso di licenziamento per pensione, spetta il preavviso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con un’importante sentenza [3], nella quale la Suprema corte chiarisce che il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia da parte del dipendente non determina l’estinzione automatica del rapporto di lavoro.

In mancanza del licenziamento, che deve essere intimato per iscritto dal datore di lavoro, il rapporto prosegue anche successivamente al compimento dell’età pensionabile: di conseguenza, per quanto riguarda il licenziamento per limiti di età del dipendente del settore privato, al datore di lavoro è imposto comunque l’obbligo di preavviso, oltre alla forma scritta per intimare il recesso.

Licenziamento e dimissioni per giusta causa e preavviso

Se il datore di lavoro licenzia il dipendente per giusta causa, il preavviso non è obbligatorio e al dipendente non spetta la relativa indennità.

Se, invece, è il dipendente a dimettersi per giusta causa, gli compete l’indennità di preavviso.

Ricordiamo che, perché vi sia giusta causa di recesso dal rapporto di lavoro, deve essere verificato un inadempimento della controparte così grave da non consentire di proseguire il rapporto, nemmeno per un periodo molto breve.

Licenziamento e dimissioni per maternità, paternità e preavviso

La lavoratrice madre non può essere licenziata dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine del congedo di maternità, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino: il licenziamento non è dunque consentito, nemmeno con preavviso (per le specifiche eccezioni, si veda: Quando è consentito licenziare in maternità).

Se, invece, la lavoratrice rassegna le dimissioni durante il periodo per cui è previsto il divieto di licenziamento, ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso. Tale disposizione si applica anche al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità sostitutivo, nonché nelle ipotesi di adozione e di affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

L’indennità spetta indipendentemente dal motivo delle dimissioni volontarie e, quindi, anche nell’ipotesi in cui la lavoratrice si dimetta nel periodo tutelato per cambiare lavoro [4].

Qual è la durata del preavviso per licenziamento?

La legge [5] stabilisce una durata minima del preavviso, che varia in base alla categoria in cui è inquadrato dal lavoratore ed alla sua anzianità. Le previsioni di legge si applicano, però, soltanto qualora il contratto collettivo applicato non preveda termini più ampi.

Nel dettaglio:

  • per gli impiegati che, avendo superato il periodo di prova, non hanno raggiunto i 5 anni di servizio, sono previsti:
    • 2 mesi di preavviso per gli institori, procuratori, rappresentanti a stipendio fisso o non esercenti esclusivamente in proprio: commessi viaggiatori per l’estero, direttori tecnici ed amministrativi ed impiegati di grado e funzioni equivalenti;
    • un mese di preavviso per i commessi viaggiatori, direttori o capi di speciali servizi ed impiegati di concetto;
    • 15 giorni di preavviso per i commessi di studio e di negozio, assistenti tecnici e altri impiegati di grado comune;
  • per gli impiegati con servizio tra 5 e 10 anni:
    • 3 mesi di preavviso per la prima categoria;
    • 45 giorni per la seconda categoria;
    • 30 giorni per la terza categoria;
  • per gli impiegati che hanno raggiunto i 10 anni di servizio:
    • 4 mesi per la prima categoria;
    • 2 mesi per la seconda categoria;
    • 45 giorni per la terza categoria;
  • per gli operai, la disciplina del preavviso è interamente demandata alla contrattazione collettiva; il preavviso è normalmente espresso in giornate;
  • per i quadri, riconosciuti dalla legge solo nel 1985 [6], i contratti collettivi prevedono, generalmente, dei periodi di preavviso più lunghi rispetto al livello impiegatizio più alto;
  • per i dirigenti, la disciplina del preavviso è interamente demandata alla contrattazione collettiva; il preavviso è normalmente espresso in mesi;
  • per gli apprendisti, considerato che l’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si deve aver riguardo alla qualifica assegnata ed alla relativa normativa.

Quando spetta l’indennità sostitutiva del preavviso in caso di licenziamento?

L’indennità sostitutiva del preavviso deve essere erogata dal datore di lavoro, dopo il licenziamento o le dimissioni per giusta causa, qualora quest’ultimo proponga al lavoratore di non svolgere la sua attività durante il periodo di preavviso e di interrompere immediatamente il rapporto.

L’indennità viene invece trattenuta dalle competenze finali del lavoratore quando questi si dimette senza dare preavviso.

L’indennità non spetta nel caso di risoluzione del rapporto a cui segue, senza soluzione di continuità, una nuova assunzione.

A quanto ammonta l’indennità sostitutiva del preavviso in caso di licenziamento?

L’indennità deve essere calcolata sulla base della retribuzione in atto al momento in cui si dichiara la volontà di recedere dal contratto di lavoro. Devono essere considerati, per il calcolo dell’indennità di mancato preavviso:

  • i ratei delle mensilità aggiuntive, come tredicesima e quattordicesima;
  • le provvigioni, i premi produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti;
  • le indennità di mensa e alloggio;
  • ogni altro compenso corrisposto con continuità, fatta eccezione per i rimborsi spese.

Si considerano anche gli eventuali aumenti dello stipendio stabiliti dal contratto collettivo nazionale intervenuti nel corso del periodo di preavviso anche se non lavorato.

Spettano i contributi sull’indennità sostitutiva del preavviso?

L‘indennità per mancato preavviso rientra tra i redditi imponibili di lavoro dipendente, sia ai fini fiscali che contributivi, quindi risulta assoggettata interamente a contribuzione.


note

[1] Cass. sent. 14646/2001.

[2] Art. 12, Co. 5, CCNL Aran del 9.5.2006.

[3] Cass. sent. n. 521/2019.

[4] Cass. sent. n. 16176/2019.

[5] RDL 1825/1924.

[6] L. 190/1985.

Autore immagine: pixabay.com


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