Diritto e Fisco | Articoli

Quando andare in causa?

4 Aprile 2021
Quando andare in causa?

Le regole e i consigli che è bene seguire prima di iniziare un processo contro l’avversario e sbarcare in tribunale. 

Fare una causa non significa varcare il Rubicone: anche quando il dado è tratto, è sempre possibile fare marcia indietro, trovare un accordo e definire il giudizio, chiudendolo in anticipo. Anzi, il più delle volte, si intraprende una causa proprio per dimostrare alla controparte la propria risoluzione e spingere questa al tavolo delle trattative (succede spesso con le banche o le compagnie di assicurazione). Insomma, al processo si applica quell’antico adagio latino secondo cui si vis pacem, para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra.

Chiaramente, l’avvio di un processo comporta delle spese, peraltro non leggere. Quindi, è bene che quest’arma sia utilizzata con attenzione e solo come ultima spiaggia, quando ogni tentativo di bonario componimento è fallito. Di qui il dilemma: quando andare in causa?

L’avvocato non è sempre la persona più indicata a fornire tale consiglio, trovandosi in una situazione di conflitto d’interessi. Il suo guadagnano lievita con l’avvio del giudizio ed è chiaro che, qualora non si tratti di un professionista onesto e diligente, attiverà la carta processuale con una certa leggerezza. 

Ma così come quando si va in sala operatoria si sa come si entra ma non si sa come si esce, anche il tribunale è un po’ come l’ospedale e nessun legale potrà garantire al proprio cliente la matematica certezza di una vittoria.

Abbiamo esordito dicendo che da una causa ci si può sempre tirare indietro. In verità, affinché ciò avvenga, è necessario anche il consenso della controparte. Quest’ultima, infatti, potrebbe – e ne avrebbe tutto il diritto – voler proseguire il giudizio, anche da sola, per vedersi riconoscere dal giudice la ragione. Ecco perché, ancora una volta, è bene sapere quando andare in causa. Cerchiamo allora di dare qualche utile consiglio.

La diffida

Nessuno ormai intraprende più una causa senza prima aver inviato una diffida alla controparte, con una raccomandata o una pec. Questo perché, seppure in gran parte dei casi la legge non richiede obbligatoriamente una messa in mora (si pensi alla riscossione di un credito scaduto o a un illecito), essa comunque può servire a risolvere la questione più celermente. E se anche c’è chi delle lettere degli avvocati se ne infischia, è sempre bene che questo primo step sia rispettato.

A inviare la lettera potrà essere il diretto interessato o il suo avvocato. È vero, in questo secondo caso, ci sarà da pagare una parcella (per una lettera, l’onorario può variare dai 100 ai 300 euro), ma è anche più probabile che l’intestazione di uno studio legale faccia intravedere all’avversario il rischio di un imminente giudizio, spingendolo così ad adempiere. 

La telefonata

Gli avvocati non amano il telefono: non gradiscono cioè interloquire direttamente con la controparte per invitarla a rispettare l’ordine impartito con la diffida. Preferiscono “far parlare le carte”, anche perché queste lasciano una traccia e possono servire, in corso di giudizio, a dimostrare di aver tentato il tutto per tutto per trovare una soluzione pacifica. 

Questo non toglie che qualche volenteroso professionista possa prestarsi a fare uno squillo all’avversario, tentando così una mediazione. Chissà: magari la voce di un esperto del diritto riesce a intimorire più della carta intestata.

Il tentativo di mediazione

Molte cause non possono essere intraprese se prima non viene avviato un tentativo di mediazione: si tratta di un incontro, presso un organismo privato, ove i contendenti vengono seguiti da un soggetto terzo e imparziale al fine di trovare un accordo e non intasare le aule di tribunale. L’accordo stipulato in questa sede viene redatto in un verbale che ha la stessa forza di una sentenza. 

Il fatto che la legge prescriva il tentativo di mediazione come obbligatorio (si pensi alle cause di divisione ereditaria, in materia di responsabilità professionale, di rivendicazione della proprietà, di condominio, locazione, ecc.), non toglie che, laddove esso non sia necessario, possa comunque essere intrapreso per evitare di andare in causa, risparmiando così le spese.

La mediazione ha comunque un costo: si pagano 40 euro per il primo incontro e poi, per i successivi, quando indicato dall’organismo stesso. Se si dovesse trovare un accordo, il mediatore prende una percentuale. E bisognerà poi retribuire anche il proprio avvocato, ma non certo quanto lo si farebbe con una causa.

Il vantaggio è peraltro quello di avere una soluzione immediata alla vertenza e di risparmiare le tasse che con un processo vanno sempre versate. Leggi sul punto Quanto costa fare causa a qualcuno.

Nelle cause contro le compagnie del telefono, della luce, del gas e dell’acqua è sempre necessario, prima di fare la causa, un tentativo di conciliazione che si deve tenere presso un organismo autorizzato dallo Stato. Questo organismo, ad esempio, per le vertenze relative alle forniture di energia, gas e acqua è l’Arera; invece, per le compagnie telefoniche sono i Co.re.Co.

Quando andare in causa?

Una volta esperiti tutti questi tentativi senza aver risolto nulla, si potrà valutare se andare in causa o meno.

Nei ricorsi contro il Fisco o contro l’agente della riscossione di valore non superiore a 50mila euro è necessario prima tentare la conciliazione, inviando copia del futuro ricorso alla controparte e attendendo 90 giorni affinché questa possa decidere se chiudere la vertenza bonariamente o meno.

Nelle cause contro alcune pubbliche amministrazioni, come ad esempio l’Inps, è necessario prima inviare una lettera al superiore gerarchico, al fine di tentare la conciliazione.

Insomma, è chiaro che per andare in causa ci sono una serie di passaggi che è opportuno – e talvolta obbligatorio – compiere. Di questi se ne occupa sempre l’avvocato, in modo che il cliente non debba adoperarsi e perdersi nella burocrazia. Ma è anche vero che l’avvio del mandato aumenta il costo della relativa parcella.

Ecco perché per andare in causa bisogna essere anche fortemente motivati. I costi, i tempi e le ansie che ne derivano non si adattano a questioni di puro principio. E a tutto ciò si deve aggiungere peraltro la variabile del giudice la cui interpretazione del diritto potrebbe essere anche diversa da ciò che ci si aspetta.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube