Diritto e Fisco | Articoli

Quanto tempo ci vuole per sbloccare un conto corrente?

4 Aprile 2021
Quanto tempo ci vuole per sbloccare un conto corrente?

Quanto tempo ha la banca per liquidare gli eredi nel caso in cui il conto corrente sia stato bloccato alla morte del titolare? 

Nel momento in cui la banca viene a conoscenza della morte di un proprio cliente, blocca il suo conto corrente, anche se questo dovesse essere cointestato a un’altra persona. Non si tratta di un arbitrio o di un abuso ma di un preciso obbligo: la legge infatti vieta di corrispondere somme agli eredi prima che questi abbiano presentato la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Fatto ciò, l’istituto di credito può procedere a liquidare le quote spettanti a ciascun erede, secondo le rispettive percentuali. 

È chiaro che, nel frattempo, i familiari potrebbero andare incontro a difficoltà economiche, specie per chi ha l’accredito della pensione o dello stipendio sullo stesso conto del defunto. A tutto ciò bisognerà peraltro aggiungere le ingenti spese che un funerale comporta. Di qui la domanda ricorrente: quanto tempo ci vuole per sbloccare un conto corrente intestato al defunto. Ecco alcuni importanti chiarimenti in merito.

Il blocco del conto corrente del defunto

Partiamo da un dato incontrovertibile: la banca non può estinguere il conto corrente nel momento in cui muore il proprio cliente. Al contrario, una volta terminate le pratiche di successione, sono gli eredi a dover decidere se mantenere in vita o estinguere il rapporto bancario. 

Tra queste due fasi però c’è una cesura. Difatti, non appena avuta notizia della morte del proprio cliente, la banca blocca la possibilità di eseguire qualsiasi prelievo, ad esclusione solo dei Rid bancari autorizzati da quest’ultimo prima del decesso. I versamenti invece restano consentiti e, pertanto, continuano ad affluire regolarmente sul conto (si pensi ai ratei di pensione maturati).

Come sbloccare il conto corrente del defunto

L’articolo 48 del Dlgs 346/1990 stabilisce l’obbligo per la banca di bloccare il conto corrente del defunto fino a quando gli eredi non presentano la dichiarazione di successione. In particolare, la norma in questione dispone che «i debitori del defunto ed i detentori di beni che gli appartenevano [come appunto la banca, depositaria delle somme presenti sul conto corrente] non possono pagare le somme dovute o consegnare i beni detenuti agli eredi (…) se non è stata fornita la prova della presentazione della dichiarazione di successione (…)».

Gli eredi hanno un anno per presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate: si tratta di un adempimento che ha natura puramente fiscale (serve infatti per liquidare l’imposta di successione) e non implica alcuna tacita accettazione dell’eredità. 

Quindi, per sbloccare il conto corrente del defunto è necessario presentare in banca la ricevuta della spedizione – ormai, in via telematica – della dichiarazione di successione.

Si comprende bene che, almeno per quanto riguarda questa prima fase, i tempi per lo sblocco del conto corrente del defunto dipendono dagli eredi stessi, ossia dalla loro solerzia nell’eseguire tale adempimento. 

Si ricorda peraltro che, in caso di tardiva presentazione della dichiarazione di successione, oltre a non poter eseguire prelievi dal conto corrente del de cuius, si incorre nelle sanzioni tributarie per il ritardo nella comunicazione.

Quanto tempo per lo sblocco del conto corrente del defunto

È importante precisare che, se anche la dichiarazione di successione non implica alcuna accettazione dell’eredità, l’acquisizione delle somme presenti sul conto del defunto la implica: essa infatti è da considerare un’accettazione tacita dell’eredità, che non può più essere revocata. Con la conseguenza che gli eredi saranno responsabili di tutte le obbligazioni lasciate in vita dal defunto (eccezion fatta solo per le sanzioni amministrative e penali nonché per i debiti di natura personale come ad esempio gli alimenti e il mantenimento).

Per quanto riguarda i tempi di liquidazione degli eredi, dal momento della presentazione della dichiarazione di successione, questi dipendono di solito dal contratto previsto con la banca e stipulato dal cliente. In genere, non passano mai più di 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione. A tal fine, però, la banca liquiderà ad ogni erede solo la rispettiva quota, a meno che questi non abbia ricevuto mandato dagli altri eredi di recuperare anche le quote degli altri.

Per potere chiudere il conto corrente intestato al defunto e ritirare le somme ivi giacenti, è quindi necessario consegnare all’istituto di credito copia della dichiarazione di successione. Se non si dimostra di aver regolarmente espletato tale adempimento, le somme di danaro non possono essere prelevate.

La dichiarazione di successione dev’essere predisposta secondo le modalità indicate dall’articolo 28 e seguenti del citato Dlgs 346/1990, e dev’essere trasmessa all’ufficio entro un anno dal decesso. Se vi sono complicazioni o problemi nell’individuazione dei beni immobili compresi nel patrimonio ereditario, si può presentare una prima dichiarazione di successione con l’indicazione dei denari e presentare – successivamente ma entro i termini prescritti dalla legge – una nuova successione contenente tutti i beni ereditari.

Conto corrente cointestato a firma disgiunta

Potrebbe succedere che il conto corrente caduto in successione fosse cointestato a un’altra persona con firma disgiunta. Che succede in questi casi? Come abbiamo anticipato in apertura, la banca procede a bloccare l’intero conto, anche nei confronti del contitolare, indipendentemente dal fatto che la metà a questi spettante non cade in successione. 

Tale comportamento però deve ritenersi illegittimo. Infatti, secondo l’insegnamento della Cassazione [1], nel caso in cui il deposito bancario sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere, fino all’estinzione del rapporto, operazioni attive e passive, anche disgiuntamente, si realizza una solidarietà dal lato attivo dell’obbligazione, che sopravvive alla morte di uno dei contitolari. Pertanto, il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell’altro, l’intero saldo, e l’adempimento così conseguito libera la banca verso gli eredi dell’altro contitolare. 

Su tale principio si sono fondate anche le successive pronunce dell’Arbitro bancario finanziario (Abf), secondo cui, in caso di rapporto cointestato con facoltà di firma disgiunta, la morte di uno dei cointestatari non è in grado di produrre alcun effetto sulla natura dell’obbligazione e sulla disciplina che ne è derivata, sia dal lato attivo, in termini di abilitazione alla riscossione integrale, sia dal lato passivo, in termini di totale liberazione. Ciò vale nei riguardi degli aventi causa del de cuius e dell’istituto di credito, che, essendo stato obbligato per l’intero verso chiunque dei contitolari, prima di quell’evento, nessuna ragione ha in seguito maturato per supporre che la sua obbligazione si sia modificata [2].


note

[1] Cass. sent. n. 15231/2002.

[2] Abf, collegio di Roma, decisioni 1673 del 27 marzo 2013 e 7681 del 30 settembre 2015


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube