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Usucapione del fondo: non basta la coltivazione

12 Marzo 2014
Usucapione del fondo: non basta la coltivazione

Usucapione di immobili, onere probatorio di chi invoca l’usucapione: prova della coltivazione del fondo.

Per dimostrare che si è verificata l’usucapione su un fondo, la prova spetta sempre a chi agisce e ne rivendica, appunto, l’intervenuto compimento. Tuttavia, ai fini di tale prova, non basta, con riferimento a un fondo, dimostrare di averlo coltivato per i 20 anni previsti per legge. Infatti, di per sé, la coltivazione non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere la terra come se fosse il proprietario.

Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].

 

Per capire la sentenza, bisogna ricordare quali siano le condizioni perché scatti l’usucapione (in proposito rinviamo a una nostra precedente guida: “L’usucapione: cos’è e come funziona”).

Come noto, perché si possa realizzare il passaggio della proprietà e, quindi, vantare su di essa l’usucapione è necessario dimostrare:

1) di aver posseduto ininterrottamente e in modo pacifico il bene immobile;

2) che tale possesso sia avvenuto per almeno un ventennio in modo continuato;

2) che il possessore abbia tenuto un comportamento esteriore del tutto identico a quello tipico del proprietario. Insomma, il soggetto che intende usucapire l’immobile deve essersi atteggiato, dinanzi ai terzi, come il legittimo titolare del fondo. A tal fine, però – secondo la citata sentenza della Cassazione – non basta la semplice attività della coltivazione, ma sono necessari altri elementi (tipico, per esempio, l’aver recintato la proprietà o l’aver stravolto la coltura del terreno, ecc.). Infatti, la coltivazione potrebbe dipendere anche da un semplice rapporto contrattuale con il titolare dell’immobile.


note

[1] Cass. sent. n. 18215 del 29.07.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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