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Donazione: quando può essere impugnata?

8 Maggio 2021
Donazione: quando può essere impugnata?

Ho intenzione di impugnare una donazione di mobili ed arredi del 2003. Le ragioni che ritengo valide sono due. In via principale, la nullità perché la donazione è avvenuta solo con raccomandata A/R anche se i beni non possono considerarsi di modico valore (circa 50mila euro). In via subordinata, volevo chiedere la revocazione della donazione per ingratitudine.

Per quanto concerne la revoca della donazione per ingratitudine, essa è ammessa solo nei casi stabiliti dall’art. 801 del Codice civile, il quale a sua volta richiama l’art. 463 c.c. riguardante le ipotesi di indegnità a succedere.

Per la precisione, si può revocare una donazione se il donatario:

  • ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;
  • ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  • ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale.

È possibile inoltre revocare la donazione se il beneficiario si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante, ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lui o gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti.

Dalla narrazione contenuta nel quesito sembrerebbe ipotizzabile solamente il caso dell’ingiuria grave. Secondo la Corte di Cassazione (Cass. civ., sent. n. 22013/2016), l’ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, si caratterizza per la manifestazione esteriorizzata, ossia resa palese ai terzi, mediante il comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbero invece improntarne l’atteggiamento, e costituisce, peraltro, formula aperta ai mutamenti dei costumi sociali.

Nel caso analizzato dalla Suprema Corte, è stata ritenuta legittima la revocazione della donazione per ingratitudine non per via della relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge donatario, bensì per il modo con cui tale relazione era stata ostentata, anche fra le mura della casa coniugale, in presenza di una pluralità di estranei e, talvolta, anche del marito.

Anche in altre pronunce (Cass. civ., n. sent.7487/2011; Cass. civ., sent. n. 14093/2008) la Corte di Cassazione sembra attribuire rilievo non all’eventuale contenzioso giudiziario tra le parti, bensì alla condotta concreta con cui il donatario lede la dignità del donante, magari con ostentazione pubblica del proprio sentimento di disistima.

Detto ciò, dalle informazioni fornite, a parere dello scrivente sembrerebbe non ricorrere la grave ingiuria prevista dall’art. 801 cod. civ.

È appena il caso di ricordare che, ai sensi dell’art. 802 c.c., la domanda di revocazione per causa d’ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro l’anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione.

Per quanto riguarda la possibile nullità della donazione, v’è da dire che una donazione di importo pari a 40mila o 50mila euro non può sicuramente definirsi di modico valore. È pur vero che l’art. 783 del Codice civile, nello stabilire che «La donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione», fornisce un criterio di determinazione della modicità piuttosto relativo, affermando che «La modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante».

Posto che, nel caso di specie, ricorrono sia i beni mobili oggetto della donazione che la traditio, cioè la consegna della cosa donata, il problema si sposta sull’interpretazione del modico valore. Per giurisprudenza e dottrina costanti, il modico valore deve essere valutato tenendo conto di due elementi:

  • elemento oggettivo, cioè il valore intrinseco dei beni donati;
  • elemento soggettivo, cioè le condizioni economiche del donante.

Ciò comporta che, sulla base della varia potenzialità economica del donante, può venire meno il carattere della modicità se quelle condizioni sono modeste, come può, viceversa, ricorrere quel carattere se le condizioni sono particolarmente prospere.

Secondo la giurisprudenza (Cass. civ., sent. n. 7913/2001), ai fini del riconoscimento del modico valore di una donazione, l’art. 783 c.c. non detta criteri rigidi cui ancorare la relativa valutazione, onde il giudizio in proposito è rimesso all’apprezzamento del giudice di merito la cui valutazione, involgendo un giudizio di fatto, è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivata.

Spetterà dunque al donante che intende far valere la nullità della donazione dimostrare l’assenza del modico valore in relazione alle proprie condizioni economiche.

È appena il caso di ricordare che la donazione di non modico valore fatta senza atto pubblico è nulla. La nullità può essere eccepita da chiunque (non solo il donante, ma anche eventuali terzi come i suoi creditori o i familiari) senza limiti di tempo. Qualsiasi persona, cioè, può contestare, anche a distanza di molti anni, la validità dell’atto.

Peraltro, il fatto stesso che controparte, in sede giudiziale, abbia ammesso di aver ricevuto una donazione, gioca a favore di chi voglia far valere la sua nullità, dovendo pertanto dimostrare solamente che la stessa non abbia avuto modico valore. A tal fine, è senz’altro utile dimostrare il proprio stato patrimoniale all’epoca della donazione e far stimare il valore dei beni donati da un perito esperto del settore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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