Diritto e Fisco | Articoli

Canna fumaria stufa a pellet: quando è illegale?

8 Maggio 2021
Canna fumaria stufa a pellet: quando è illegale?

Ho montato una stufa a pellet e ho fatto montare la canna fumaria fino al tetto. Vorrei sapere se un eventuale fumo possa dare fastidio ai miei carissimi e amichevoli vicini.

Purtroppo, non è possibile rispondere con certezza al quesito, atteso che la legge sanziona le immissioni di qualsiasi tipo che possano dare fastidio ai vicini a prescindere dalla distanza che li separa dalla fonte delle immissioni.

Ai sensi dell’art. 844 del Codice civile, «Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi».

Come si evince dalla norma appena citata, la liceità o meno di un’immissione (di qualunque tipo) va valutata sulla scorta della tollerabilità o meno della stessa. A tal proposito, la legge aggiunge che «Nell’applicare questa norma, l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso».

Per quanto concerne il criterio delle esigenze della produzione, la norma sembra riservare un occhio di riguardo alle immissioni provenienti da fabbriche, ditte o aziende che, per l’attività che svolgono, sono costrette a produrre l’immissione.

Per quanto riguarda il criterio del preuso, invece, la legge vuole dire che, nel conflitto tra le parti, il giudice deve tener conto “di chi c’era prima”: la persona che lamenta l’immissione oppure la fonte dell’immissione stessa.

Da questo punto di vista, nel caso esposto nel quesito non possono essere vantate né le ragioni della produzione (trattandosi di semplice stufa a pellet) né il preuso, considerato che l’installazione è recente.

Tanto premesso, ciò che davvero conta nel caso esposto non è tanto la distanza del manufatto dalle altre abitazioni, quanto il possibile fastidio che esso possa arrecare: se questo, infatti, nonostante la distanza, dovesse superare la normale tollerabilità, allora la parte danneggiata potrebbe adire il giudice per chiedere la cessazione del disturbo e l’eventuale rimozione della canna fumaria.

Di certo, non è cosa facile dimostrare il superamento di tale limite (quello della normale tollerabilità) quando si discorre di fumi di una stufa a pellet provenienti da canna situata a debita distanza. Occorrerebbe la perizia di un tecnico esperto ovvero il sopralluogo del personale dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).

Nonostante, come detto, in tema di immissioni le distanze non rilevino (se non in modo assai relativo) e che oggetto del quesito non sono né la liceità della costruzione della canna fumaria, né gli eventuali problemi condominiali, per mero scrupolo professionale è appena il caso di spendere poche parole sulle distanze inerenti alla realizzazione di un tale manufatto.

Va sin da subito ricordato che, per giurisprudenza pacifica (Cass., 23 maggio 2016, sent. n. 10618), la canna fumaria non è una costruzione, ma un semplice accessorio di un impianto e, quindi, non trova applicazione la disciplina sulle distanze di cui all’art. 907 c.c., norma che fissa a tre metri la distanza minima dal fondo del vicino. In altre parole, si può costruire la canna fumaria anche a una distanza ravvicinata rispetto agli stabili nelle vicinanze.

Per quanto concerne l’altezza, il comma 9 dell’art. 5 del d.p.r. n. 412/1993 stabilisce che: «Gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente, fatto salvo quanto previsto dal periodo seguente.

Qualora si installino generatori di calore a gas a condensazione che, per valori di prestazione energetica e di emissioni nei prodotti della combustione, appartengano alla classe ad alta efficienza energetica, più efficiente e meno inquinante, prevista dalla pertinente norma tecnica di prodotto UNI EN 297 e/o UNI EN 483 e/o UNI EN 15502, il posizionamento dei terminali di tiraggio avviene in conformità alla vigente norma tecnica UNI 7129 e successive integrazioni».

In sintesi, la canna fumaria deve essere portata sopra il tetto. Resta la possibilità di scarico a parete (questo dice l’ultimo periodo della norma citata con riferimento alla normativa UNI 7129) per le caldaie a condensazione.

Infine, nell’ipotesi di abitazioni non in condominio, la norma di riferimento è l’art. 890 c.c., secondo cui «Chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili, o vuol collocare materie umide o esplodenti o in altro modo nocive, ovvero impiantare macchinari, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza».

Con specifico riferimento alle stufe a pellet, esiste una normativa che si preoccupa di stabilire tutta una serie di requisiti inerenti alla corretta installazione. Si tratta della norma Uni 10683 secondo cui, tra le altre cose:

  • lo scarico fumi deve avere un andamento verticale con possibili deviazioni all’asse non superori ai 45°;
  • deve essere distanziato da materiali combustibili o infiammabili tramite la costruzione di un’intercapedine d’aria o degli interventi di isolamento termico;
  • possedere una sezione interna, meglio se di forma circolare, mentre se le sezioni sono quadrate o rettangolari devono avere degli angoli arrotondati con un raggio non inferiore ai 20 mm;
  • possedere le sezioni rettangolari con rapporto massimo tra i lati di 1,5;
  • possedere una sezione interna costante, libera ed indipendente.

Tuttavia, come si evince facilmente dalla lettura di questi requisiti, gli stessi non consentono di rispondere al quesito, e cioè di comprendere se i fumi arrecheranno disturbo o meno.

In sintesi: non è possibile stabilire a priori se i fumi di una canna possano dare fastidio ai vicini, in quanto la norma fondamentale a riguardo (l’art. 844 c.c.) non fa riferimento alle distanze bensì ad altri e diversi criteri.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube