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Sexting con minorenne e foto erotiche: è reato?

8 Maggio 2021
Sexting con minorenne e foto erotiche: è reato?

Tempo fa, mi sentivo con una ragazza con la quale stavo intrecciando una relazione. Io avevo 18 anni e la ragazza 16. Una sera arrivammo a fare sexting. Io chiesi a lei una foto un po’ hot, ma la richiesta non fu fatta con minacce o costrizioni. Lei mi mandò una foto a seno nudo fatta davanti allo specchio che io cancellai subito e non inoltrai mai a nessuno. Volevo chiedere se penalmente rischio qualcosa.

La condotta descritta potrebbe rientrare nel delitto di pornografia minorile (art. 600-ter c.p.), punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 24.000 a 240.000 euro. Secondo la Corte di Cassazione (sentenza 9 novembre 2020, n. 31192), «risponde del delitto di pornografia minorile, punito dall’art. 600-ter, comma primo, n. 1, cod. pen. anche colui che, pur non realizzando materialmente la produzione di materiale pedopornografico, abbia istigato o indotto il minore a farlo, facendo sorgere in questi il relativo proposito, prima assente, ovvero rafforzando l’intenzione già esistente, ma non ancora consolidata, in quanto tali condotte costituiscono una forma di manifestazione dell’utilizzazione del minore, che implica una strumentalizzazione del minore stesso, sebbene l’azione sia posta in essere solo da quest’ultimo».

Al contrario, non avrebbe costituito reato la ricezione delle stesse immagini se il minore aveva deciso spontaneamente di realizzarle.

Nello stesso senso anche altra sentenza (Cass., sent. n. 26862 del 18/04/2019), secondo cui «l’utilizzazione del minore può manifestarsi non solo quando l’agente realizzi egli stesso la condotta di produzione di detto materiale (ad esempio, scattando le fotografie di chiaro contenuto erotico), ma anche quando induca o istighi il minore a compiere l’azione vietata. In casi del genere, il minore diventa una sorta di ‘autore mediato’ che attua la condotta oggetto di incriminazione non per una sua libera scelta, ma perché in balia della volontà dell’agente.

L’agente, pertanto, può rendersi responsabile del delitto di cui all’art. 600 ter c.p., comma 1, n. 1 anche nel caso in cui faccia sorgere nel minore il proposito, prima assente, di realizzare materiale pedopornografico, ovvero rafforzi un proposito già esistente, ma non ancora consolidato, sebbene la condotta materiale sia posta in essere dal solo minore».

La differenza tra lecito e illecito sta, dunque, nella volontà del minore che ha prodotto le foto:

  • se i selfie sono stati frutto di una scelta libera e spontanea, allora non vi saranno problemi di sorta;
  • al contrario, se sul minore è stata esercitato un qualche tipo di pressione, allora potrebbe aversi reato di pedopornografia.

Secondo l’ultima sentenza citata, «L’accertamento dell’influenza causale dell’istigazione è questione di fatto, che il giudice deve accertare in concreto, secondo lo schema della conditio sine qua non: occorre, cioè, appurare, alla luce delle circostanze che caratterizzano il singolo caso concreto e valutate con l’aiuto di appropriate massime di esperienze o di leggi della psicologia, che, in assenza della condotta istigatoria, il minore non avrebbe realizzato il fatto di reato con quelle specifiche modalità, con riguardo, cioè, ai mezzi, alle connotazioni di tempo e di luogo, ecc.».

Da quanto esposto nel quesito non è possibile stabilire con certezza se il reato si sia integrato. È ragionevole presumere, però, che se le richieste siano state molteplici, allora potrebbe sussistere quell’induzione che integra il reato; al contrario, una sola richiesta, non accompagnata da alcun tipo di prospettazione negativa in caso di rifiuto, non dovrebbe essere idonea a integrare gli estremi del delitto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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