Diritto e Fisco | Articoli

Rumori in condominio: cosa fare?

8 Maggio 2021
Rumori in condominio: cosa fare?

Con la presente, intendo sollevare un problema di rumori molesti dovuti a calpestio provenienti dall’appartamento sopra il mio. Tali rumori sono causati da calzature con tacchi spessi e duri che, indossate per tutto il tempo, provocano un continuo rimbombo nel mio appartamento quando la signora è in casa. Vorrei dunque sapere in che termini è regolato il rumore secondo la legge italiana; inoltre, vorrei sapere che voce in capitolo ha il regolamento di condominio, in che misura posso coinvolgere l’amministratore condominiale e se in caso estremo ha senso agire per vie legali.

In linea di massima, l’amministratore non è tenuto a intervenire tra le liti che possono sorgere tra singoli condòmini, a meno che non vi sia una violazione delle norme regolamentari o di quelle che riguardano le aree comuni.

A grandi linee, i casi in cui un amministratore può essere convenuto in giudizio per immissioni rumorose sono i seguenti:

  • rumori provocati da un impianto condominiale: a sua volta, i rumori possono recare disturbo a qualcuno dei condòmini stessi oppure a terzi soggetti;
  • rumori provocati all’interno di aree comuni del condominio (in tal caso, più probabilmente, la legittimazione passiva dell’amministratore concorrerebbe con la legittimazione passiva dei singoli condòmini esercenti le attività disturbanti);
  • disturbi provocati da un uso di bene condominiale: si pensi all’ascensore non ben manutenuto per colpa dell’amministratore negligente.

In tutti questi casi, la legittimazione passiva dell’amministratore trova regolamentazione nel secondo comma dell’art. 1131 c.c. che stabilisce che esso può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio.

Atteso che, nel caso esposto, la controversia sembra riguardare solamente due proprietari, il condomino che lamenta le immissioni rumorose intollerabili potrà adire il tribunale ai sensi dell’art. 844 del Codice civile, chiedendo al giudice non solo il risarcimento dei danni ma anche la cessazione della condotta molesta.

Nel caso in cui le immissioni rumorose arrechino disturbo a più persone, allora sarà possibile perfino sporgere denuncia ai sensi dell’art. 659 del Codice penale, che prevede il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.

La legge non stabilisce orari per i rumori e l’inizio delle attività (come le faccende domestiche) nei condomini, ma lascia tutto al buon senso delle persone o, in caso di controversie, alla valutazione casistica del giudice. A quel punto, il magistrato sarà chiamato a giudicare sulla base delle abitudini della popolazione, tenendo conto dell’uomo comune e del buon senso.

È chiaro, ad esempio, che il giudice potrà condannare l’inquilino che mette in funzione gli elettrodomestici più rumorosi in orari notturni, oppure che trascina il mobilio nelle ore pomeridiane dedicate generalmente al riposo.

Secondo la legge n. 447/1995 (salvo norme speciali), i rumori del vicino non devono superare di 3 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne) oppure di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno). Il superamento di tali soglie sarebbe un’idonea prova dell’intollerabilità dei rumori.

La giurisprudenza ha precisato che non debbono essere prodotte necessariamente perizie tecniche ma ci si può avvalere di altri mezzi di prova per dimostrare l’intollerabilità, come ad esempio le testimonianze. È ovvio però che altri mezzi possano essere ritenuti dal giudice meno convincenti.

Potrebbe infine essere approvato un regolamento che contempli le famose “fasce di silenzio”, quelle durante le quali è tendenzialmente proibito ogni tipo di rumore. Il regolamento potrà inoltre prevedere gli orari di svolgimento delle attività lavorative nel condominio. Questa previsione, però, dovrebbe essere votata all’unanimità da tutti i proprietari.

Nel regolamento potrebbero addirittura prevedersi delle multe, cioè delle sanzioni economiche, da comminare a chi viola i precetti del regolamento stesso.

V’è però da dire che, anche volendo approvare tali fasce di silenzio, non si può impedire a una persona di usare i tacchi in casa; il risultato della previsione regolamentare sarebbe quello di abbassare la soglia di tollerabilità sancita dall’art. 844 del Codice civile.

Dunque, rispondendo al quesito:

  • non sussiste un dovere dell’amministratore di intervenire (se non nei casi sopra indicati);
  • è possibile approvare una previsione regolamentare che tuteli la quiete condominiale;
  • è possibile agire in tribunale per chiedere il risarcimento dei danni e la cessazione della molestia, ai sensi dell’art. 844 c.c.

Il consiglio è di agire intraprendendo quest’ultima via. Le domande di cessazione del disturbo e risarcimento del danno sono cumulabili in un’unica azione giudiziaria. Ovviamente, se si intende richiedere anche il risarcimento del danno, bisognerà dimostrare di aver subito danni e che vi è un nesso di causalità tra tali danni e l’esposizione ai rumori. Si potrebbe dimostrare, ad esempio, una minore produttività nel lavoro a causa dei disturbi arrecati.

Il consiglio è di avvalersi di una perizia fonometrica che attesti l’esistenza e la “consistenza” dei rumori, così da poter avere una prova da utilizzare nel processo. Ci si può avvalere anche delle testimonianze di altre persone che odono gli stessi rumori.

Per iniziare, è comunque corretto inviare una diffida da parte di un legale affinché si informi il condomino molesto che, in caso di perseveranza nella condotta illecita, si adiranno le vie legali. A tal ultimo proposito, resto a Sua disposizione qualora volesse procedere in questo senso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube