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Violenza sessuale per induzione: cos’è?

8 Maggio 2021
Violenza sessuale per induzione: cos’è?

Ho 40 anni e, tempo fa, ho avuto un rapporto sessuale consensuale con un 16enne che mi disse di essere attratto da persone molto più adulte perché da piccolo aveva subito violenza dal padre. La mia domanda è: se la persona in questione presenta denuncia, posso essere accusato del reato di violenza sessuale per induzione?

A parere dello scrivente, nessun tipo di reato si configura nel caso esposto, trattandosi di rapporto sessuale consumato tra due persone consenzienti, privo di qualsivoglia induzione.

L’abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, descritto dall’art. 609-bis, comma secondo, numero 1), c.c., non può essere fatto risalire a presunti traumi infantili o comunque ad eventi talmente lontani nel tempo da poterne ritenere ignote le conseguenze a lungo termine, o da necessitare comunque di una competenza medica specifica per apprezzarle.

La condizione di inferiorità psichica di cui parla la norma deve innanzitutto essere evidente all’altra persona, così che questa possa approfittarne a proprio vantaggio. Si pensi a uno stato di handicap mentale, oppure a un obnubilamento dei sensi causato da droga o da alcol. Un evento traumatico della psiche, subito peraltro nell’infanzia, non può certo essere ricondotto alla condizione d’inferiorità di cui parla la legge, a meno che non sia evidente all’uomo medio (cioè, a quello di comune avvedutezza e intelligenza) che il soggetto soffra di qualche visibile disagio che lo rende vulnerabile e ne mini la capacità decisionale.

Nemmeno si ravvisano forme subdole di persuasione o, comunque, di approfittamento, essendo stato il minore a cercare e volere il rapporto sessuale.

Secondo la Corte di Cassazione (Cass, sent. n. 14141/2007), «L’induzione si realizza quando, con un’opera di persuasione spesso sottile o subdola, l’agente spinge o convince il partner a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto. L’abuso, a sua volta, si verifica quando le condizioni di menomazione sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che, versando in situazione di difficoltà, viene ad essere ridotta al rango di un mezzo per il soddisfacimento della sessualità altrui».

Ancora, secondo altra sentenza della Suprema Corte (Cass, sent. n. 2215/2006), «in tema di violenza sessuale, il rapporto sessuale con persone che si trovano in stato di inferiorità fisica o psichica è penalmente rilevante solo quando è caratterizzato da un qualificato differenziale di potere, cioè quando è connotato da induzione da parte del soggetto forte e da abuso delle condizioni di inferiorità del soggetto debole, induzione che si configura come attività di vera e propria sopraffazione nei confronti della vittima, la quale non è in grado di aderire perché convinta a farlo, ma soggiace al volere del soggetto attivo in quanto è ridotta a mero strumento di soddisfazione delle sue voglie».

E ancora: «In tema di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità fisica o psichica, si ha induzione punibile quando la condotta configuri una vera e propria sopraffazione nei confronti della vittima che soggiace al volere del soggetto attivo, ridotta a strumento di soddisfazione». (Fattispecie relativa a persona offesa che aveva bevuto una quantità di bevande alcooliche tale da determinare un evidente indebolimento psichico di cui era pienamente consapevole il soggetto attivo per essere stato presente all’assunzione delle bevande per tutta la sera. Cass, sent. n. 2646/2004).

L’impulso psicologico che ha condotto il minore a consumare il rapporto, anche qualora derivasse da una patologia causata dagli abusi subiti, non può essere fatto rientrare in quella condizione di inferiorità richiesto dalla fattispecie delittuosa.

Nemmeno dalla narrazione emergono quella superiorità e quell’approfittamento che la norma, invece, richiede, essendosi trattato invece di una rapporto paritario, nonostante la differenza d’età.

Solo per scrupolo si ricorda che, come correttamente riportato all’interno del quesito, il reato di cui all’art. 609-bis c.p., quando commesso ai danni di minore, è procedibile d’ufficio (art. 609-seties, comma quarto, numero 1), c.p.) e, pertanto, non ci sono limiti di tempo per sporgere denuncia, salvo quello stabilito per la prescrizione del reato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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