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Diritto d’autore: quando si può copiare un’opera?

8 Maggio 2021
Diritto d’autore: quando si può copiare un’opera?

Avrei intenzione di far realizzare una copia in legno di una statua in bronzo, opera di un artista contemporaneo. Mi chiedevo se per un’operazione di questo tipo sia tenuto a richiedere l’autorizzazione dell’autore.

Se la riproduzione dell’opera d’arte è esclusivamente per uso personale (ad esempio, perché realizzata dall’amante del bello o dell’arte), senza scopo di lucro o volontà di spacciare la copia per originale, allora nessuna autorizzazione deve essere chiesta.

Le copie private sono ammissibili solo per uso personale e nella misura in cui l’utente abbia avuto accesso legittimo all’esemplare originale: si può liberamente riprodurre un dipinto osservandolo in Internet, dal vivo o tramite foto, ma non si può sottrarre lo stesso (ad esempio, da un museo) per copiarlo. In tutti gli altri casi, si rischia la violazione del diritto d’autore.

Tra le opere protette dalla legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) ci sono quelle che appartengono al campo delle arti figurative (art. 1, comma 1), che, secondo un’elencazione esemplificativa (art. 2, n. 4), sono quelle della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e di altre arti figurative similari, compresa la scenografia.

L’art. 13 della legge precisa che «Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l’incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione». Tale diritto appartiene, ovviamente, all’autore.

Da tanto si evince che la riproduzione di una statua, seppur in materiale diverso, è pur sempre una copia lesiva del diritto d’autore. Se dovesse essere ceduta o spacciata per vera, si andrebbe incontro a conseguenze civili (risarcimento del danno) e penali.

Ai sensi dell’art. 178 del d. lgs. n. 42/2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), è punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:

  • chiunque, al fine di trarne profitto, contraffà, altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;
  • chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità, o di oggetti di interesse storico od archeologico.

In sintesi: se la copia della statua è per uso esclusivamente personale e senza scopo di lucro, allora la condotta è lecita. È dunque libera la riproduzione per uso personale, cioè la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei alla diffusione dell’opera in pubblico. In tutti gli altri casi, occorre il consenso dell’autore (o di colui che vanta i diritti, essendo il diritto d’autore cedibile a terzi) per non incorrere in sanzioni.

Lo stesso vale per la riproduzione di beni culturali. Secondo l’art. 10 del d. lgs. n. 42/2004, sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro.

Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta dichiarazione di interesse culturale, le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi dallo Stato, dalle regioni e dagli altri enti pubblici territoriali.

L’art. 108, commi 3 e 3-bis, del d. lgs. n. 42/2004, stabilisce che «nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste o eseguite da privati per uso personale o per motivi di studio, ovvero da soggetti pubblici o privati per finalità di valorizzazione, purché attuate senza scopo di lucro».

La normativa da ultimo citata vale solamente per i beni culturali che siano opere di autori non più viventi da oltre settant’anni (art. 10, comma quinto).

Nel caso di opera commissionata a pagamento, si prospetta una violazione del diritto d’autore, in quanto manca sia la gratuità (assenza di scopo di lucro) che l’uso personale: chi realizza la copia, infatti, lo fa dietro compenso e per cedere la stessa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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