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Con la separazione decade la comunione dei beni?

5 Aprile 2021
Con la separazione decade la comunione dei beni?

La casa o qualsiasi altro bene acquistato dopo la separazione tra moglie e marito cade in comunione anche se non c’è stato ancora il divorzio?

Immaginiamo una persona, appena separatasi consensualmente dal coniuge col quale era prima stata sposata in regime dei comunione dei beni. Visto e considerato che i due non hanno ancora avviato il giudizio di divorzio, se questa persona dovesse acquistare ora un immobile, l’ex marito avrebbe diritto di proprietà sul bene? La casa acquistata dopo la separazione cade in comunione? Il che equivale anche a chiedersi se, con la separazione, decade la comunione dei beni. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

La comunione dei beni: quando cessa?

L’articolo 191 del Codice civile, dedicato allo scioglimento della comunione dei beni, stabilisce che la comunione si scioglie, tra le varie ragioni, in caso di annullamento, scioglimento per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, per la separazione personale, per la separazione giudiziale dei beni, ecc.

La norma lascia chiaramente intendere, quindi, che la comunione dei beni cessa non già con il divorzio ma sin dal momento della separazione, sia che questa avvenga in forma giudiziale (ossia con una regolare causa) che consensuale (ossia con un accordo dei coniugi). 

In particolare, la comunione tra i coniugi si scioglie alternativamente:

  • nella separazione giudiziale: nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, il che avviene alla prima udienza (la cosiddetta udienza presidenziale);
  • nella separazione consensuale: alla data di sottoscrizione del verbale dinanzi al presidente, purché chiaramente venga poi omologato.

Alla prima udienza (nella separazione giudiziale) o all’udienza di convalida dell’accordo di separazione (nella separazione consensuale), il giudice autorizza i coniugi a vivere separatamente e tale provvedimento viene poi comunicato all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

Tale effetto si verifica anche nel caso di separazione consensuale stragiudiziale, senza il ricorso al tribunale, ossia nel caso di separazione con la negoziazione assistita o in Comune. In particolare, in caso di:

  • separazione con negoziazione assistita dagli avvocati: lo scioglimento della comunione si verifica dal momento dell’autorizzazione o del nullaosta del pm;
  • separazione con accordo davanti al sindaco: lo scioglimento della comunione si verifica dal momento della conferma dell’accordo da parte del sindaco (o, in sua vede, da parte dell’ufficiale di Stato civile).

La comunione legale termina poi definitivamente a seguito dell’annotazione da parte dell’ufficiale di stato civile della sentenza di divorzio passata in giudicato (ossia della sentenza che scioglie il matrimonio civile o che dichiara la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario).

La casa comprata dopo la separazione cade in comunione dei beni?

Da quanto appena visto si comprende che, sciogliendosi la comunione già dal momento della separazione, ogni acquisto fatto successivamente ad essa rientra nel patrimonio personale del coniuge che ne ha sostenuto la spesa. Nell’esempio di partenza, la casa acquistata dopo la separazione non potrà ricadere nella comunione legale, in quanto ormai scioltasi. 



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