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Genitori non sposati: come tutelare i figli?

8 Agosto 2021
Genitori non sposati: come tutelare i figli?

In assenza del vincolo matrimoniale, il padre e la madre devono procedere al riconoscimento del proprio bambino.

Tu e la tua compagna diventerete genitori di una bambina che nascerà tra pochi mesi. Entrambi siete emozionati e non vedete l’ora che arrivi il fatidico giorno. Tuttavia, non potrai essere presente né durante il parto né nelle settimane successive. Il tuo lavoro, infatti, ti terrà lontano dalla famiglia per diversi mesi. Per tale ragione, sei preoccupato e vuoi sapere come comportarti. In questo articolo analizzeremo la situazione dei genitori non sposati: come tutelare i figli?

Devi sapere che quando la coppia non è unita in matrimonio, ciascun partner deve procedere, anche separatamente, al riconoscimento del bambino. Tale adempimento può avvenire mediante una dichiarazione all’ufficiale di Stato civile, in un atto pubblico oppure in un testamento. Inoltre, la legge consente ai futuri genitori, anche se conviventi more uxorio, di recarsi all’ufficio anagrafe e procedere ad una sorta di pre-riconoscimento. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

Genitori sposati: cos’è la presunzione di paternità?

Per le coppie sposate vale la presunzione di paternità, in base alla quale il marito si considera il padre del figlio concepito durante il matrimonio. Ciò a condizione che la nascita avvenga nel periodo che va dai centottanta giorni dalla celebrazione delle nozze fino a trecento giorni dal giorno dell’annullamento, dello scioglimento oppure della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La presunzione di paternità può essere superata solo con l’azione di disconoscimento finalizzata a dimostrare che in realtà non esiste alcun legame biologico tra il figlio e il presunto padre. Sono legittimati ad agire in tal senso:

  • il marito:
  • la madre;
  • il figlio maggiorenne.

Tali soggetti possono quindi rivolgersi al giudice e dimostrare che il marito della donna non è il padre del figlio nato durante le nozze. In situazioni del genere, la prova regina è rappresentata sicuramente dall’esame del Dna in grado di accertare, grazie ad un prelievo, la sussistenza o meno di un rapporto biologico tra l’uomo e il bambino. Altre prove utili sono le testimonianze e i documenti, come ad esempio immagini e filmati.

Con la sentenza di disconoscimento della paternità si perde lo status di figlio e decade ogni obbligo nei suoi confronti relativo al mantenimento, all’educazione, all’istruzione, ecc.

Inoltre, il figlio perde il diritto ad utilizzare il cognome del padre; tuttavia, su autorizzazione del tribunale, può continuare ad usarlo nell’ipotesi in cui ciò rappresenti un elemento distintivo della personalità (pensa, ad esempio, ad un cantante divenuto ormai famoso).

Genitori non sposati: come tutelare i figli?

Vediamo adesso il caso dei figli di genitori non sposati. In questa ipotesi, non vige alcuna presunzione, quindi il padre e la madre dovranno procedere, congiuntamente o disgiuntamente, al riconoscimento del bambino. In altre parole, affinché il rapporto di filiazione sia riconosciuto dalla legge, quindi abbia una valenza giuridica, occorre dichiarare di essere i genitori del proprio figlio. Come ti ho già anticipato in premessa, tale adempimento può essere effettuato in vari modi:

  • direttamente nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione all’ufficiale di Stato civile;
  • dinanzi al notaio;
  • in un testamento.

Per effettuare il riconoscimento, inoltre, è necessario avere compiuto almeno sedici anni, non essere costretti con violenza e non essere affetti da infermità di mente.

Se il riconoscimento è stato effettuato da un solo genitore, ad esempio dalla mamma, l’altro dovrà ottenere il suo consenso. In caso di rifiuto, è possibile essere autorizzati dal giudice tutelare se ciò risponde all’interesse del minore.

Infine, devi sapere che la legge consente di procedere al riconoscimento del figlio anche prima della nascita, quindi dopo il concepimento. In tal caso, si parla di riconoscimento del nascituro (o pre-riconoscimento) che consente ai genitori di recarsi presso l’Anagrafe di residenza con i seguenti documenti:

  • il certificato medico che attesti lo stato di gravidanza, i dati anagrafici della madre, la data del presunto parto e le settimane di gestazione;
  • la carta d’identità di entrambi i genitori.

Una volta fatte le dovute verifiche, l’ufficiale di Stato civile redige un atto in cui dichiara che la coppia ha concepito il bambino che riconosce come proprio. In questo modo, se il padre non potrà essere presente il giorno della nascita, la madre potrà produrre l’atto del pre-riconoscimento. Ma c’è di più. Il papà, anche se presente durante il parto, potrà comunque registrare da solo la nascita del figlio.

Figlio riconosciuto: quali sono gli effetti?

Una volta che i genitori non sposati abbiano riconosciuto il figlio come proprio, entrambi saranno obbligati ad adottare di comune accordo tutte le decisioni più rilevanti che lo riguardano (ad esempio, la scuola da frequentare, lo sport da praticare, ecc.). Il complesso dei poteri decisionali che vengono esercitati nell’interesse del minore (che assumerà il cognome del padre o del genitore che lo ha riconosciuto per primo) si chiama responsabilità genitoriale.

Inoltre, il papà e la mamma dovranno provvedere al mantenimento del piccolo, alla sua istruzione, alla sua educazione, ecc. in base alle rispettive possibilità.

Se poi il figlio è stato riconosciuto solamente dalla madre, quest’ultima sarà tenuta al suo mantenimento e potrà rivolgersi al giudice per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità. Detta azione può essere promossa:

  • dal genitore o dal tutore che agiscono nell’interesse del minore;
  • dal figlio maggiorenne in qualsiasi momento.

La prova della paternità può essere fornita con ogni mezzo, anche se la sola dichiarazione della madre non è sufficiente. Sono necessari, infatti, dei testimoni, delle prove documentali o meglio ancora il test del Dna.

Il soggetto che viene dichiarato genitore dovrà provvedere al mantenimento del figlio e, in caso di rifiuto, andrà incontro a responsabilità penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1] punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro.


note

[1] Art. 570 cod.pen.

Autore immagine: pixabay.com


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