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8 furbate che peggiorano la tua situazione davanti alla legge

6 Aprile 2021
8 furbate che peggiorano la tua situazione davanti alla legge

Furbetti incastrati dalla legge: ecco tutti i comportamenti che possono costare caro al cittadino. 

L’Italia è il Paese del gatto e della volpe, due scapestrati cialtroni abili solo ad imbastire bugie da quattro soldi pur di non lavorare. Le loro figure sono la trasposizione narrativa di uno stereotipo abbastanza comune nel nostro Paese: il furbetto.

Ciò che caratterizza il furbetto è il ritenersi più scaltro del proprio antagonista, mentre è proprio questo il suo punto debole: chi si sente superiore consente agli altri di prevederne facilmente le mosse. 

Allo stesso modo, la legge già sa con chi ha a che fare e ne anticipa i comportamenti fraudolenti. Basterebbe una lettura delle numerose sentenze pubblicate ogni giorno dai giudici per comprendere quanto inutili siano certe condotte e come siano prevedibili. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Ecco tutte le furbate che ti possono costare caro. Ma procediamo con ordine.

Dare i dati della patente della nonna

Quando si riceve una multa a casa, si ha l’obbligo, entro 60 giorni, di comunicare alla polizia i dati dell’effettivo conducente, al fine di sottrarre dalla patente di quest’ultimo i punti relativi alla sanzione. Molte persone, però, per evitare di rimanere a piedi, inviano i dati di un parente anziano che non guida più o con la patente ancora “intatta”. Tale comportamento integra però il reato di falso: così, per evitare una sanzione amministrativa, se ne subisce una penale. 

La polizia può accorgersi della menzogna grazie alle telecamere che hanno immortalato il trasgressore all’atto dell’infrazione (si pensi alla foto scattata dall’autovelox o in prossimità delle ztl).

False donazioni

Tutte le volte in cui ricevi un bonifico da un’altra persona devi dichiararlo al Fisco, a meno che non si tratti di somme esenti. Così c’è chi, per non emettere fattura e non pagare le tasse, dichiara che i soldi ricevuti sul proprio conto sono frutto di donazioni. Purtroppo, non è così facile. La donazione andrebbe provata con un atto scritto avente data cerca (ossia attestata da un pubblico ufficiale). Ed è chiaro che, una volta che ti arriva la contestazione dell’Agenzia delle Entrate, non puoi più correre ai ripari e retrodatare una scrittura privata. 

Donare casa per non pagare tasse e debiti

C’è chi, pieno di debiti e di cartelle esattoriali non pagate, intesta la propria casa ai figli o al coniuge per non rischiare un pignoramento. Questo comportamento, però, è molto pericoloso. Difatti, nel caso in cui il creditore sia il Fisco, si va incontro a una sicura condanna penale per «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte». Tale reato scatta tutte le volte in cui un soggetto, con un debito superiore a 50mila euro per imposte sui redditi o Iva, si spoglia del proprio patrimonio rendendo più difficile l’esecuzione forzata esattoriale nei propri confronti. 

Nel caso in cui il creditore sia un privato (ad esempio, una banca) non si commette reato ma si subisce comunque un’azione giudiziaria che va sotto il nome di «revocatoria»: essa serve a rendere inefficace l’atto di donazione nei confronti del creditore, che pertanto potrà pignorare il bene nonostante l’avvenuto trasferimento di proprietà.

C’è anche chi, sopraffatto dai debiti, nel momento in cui viene nominato erede di un patrimonio, rinuncia all’eredità in favore dei propri fratelli o figli, in modo che i beni di famiglia non vengano poi pignorati dai suoi creditori. Anche tale comportamento è una frode: sicché, la legge consente ai creditori di revocare l’atto di rinuncia all’eredità andando a pignorare i beni di cui il debitore sarebbe altrimenti divenuto titolare. 

Ed in ultimo c’è anche chi, per non pagare il condominio, inserisce la casa nel fondo patrimoniale che, come noto, è uno scudo da alcuni debiti. Senonché, per legge, il fondo patrimoniale è insensibile alle obbligazioni contratte per i bisogni della famiglia, tra cui appunto le quote condominiali. In buona sostanza, l’appartamento è pignorabile lo stesso.

Finte separazioni e divorzi

Un’altra tipica scusa per non pagare i debiti è inscenare una separazione tra coniugi, intestando la casa a chi, dei due, non ha pendenze. Ma anche quest’atto è revocabile nel momento in cui un ispettore privato si apposta sotto la casa della coppia e riesce a dimostrare che marito e moglie vivono ancora insieme. 

Falsa denuncia di smarrimento dell’assegno

Qualche strampalato consulente insegna che, per non pagare un assegno già emesso, bisogna denunciarne lo smarrimento o il furto ai carabinieri, in modo che nessuno possa portarlo all’incasso. Ma questa condotta è estremamente pericolosa da un punto di vista penale. Difatti, se il possessore dell’assegno dovesse recarsi in banca per chiederne il versamento, potrebbe essere incriminato per ricettazione. Egli infatti verrebbe sospettato di essersi appropriato indebitamente di un bene altrui. E, allora, il creditore potrebbe a sua volta sporgere una denuncia per calunnia nei confronti di chi gli ha consegnato l’assegno, avendo questi agito in malafede, cioè pur consapevole dell’altrui innocenza.

Cambiare residenza per non pagare le tasse sulla casa

Oggi, la legge consente di non pagare l’Imu sull’abitazione principale. Di qui una fila all’ufficio anagrafe per spostare la residenza nelle seconde case, in modo da fruire due volte dell’agevolazione fiscale. 

Tale comportamento costituisce però un falso in atto pubblico: la residenza, infatti, deve sempre coincidere con il luogo in cui si vive per gran parte dell’anno. Chi dice il falso all’ufficio anagrafe può essere quindi incriminato.

Peraltro, l’esenzione Imu spetta solo sull’abitazione principale, quella cioè ove si è residenti e si dimora in via abituale. Quindi, leggendo le bollette della luce e del gas, il Comune può verificare facilmente quando si tratta di una seconda casa non vissuta e, di qui, chiedere il pagamento delle imposte degli ultimi cinque anni.

Permessi dal lavoro e false malattie

Una delle più frequenti cause di licenziamento si verifica quando il dipendente prende qualche giorno di malattia o di permesso per sbrigare faccende personali. Ciò è vietato dalla legge. I permessi possono essere fruiti solo per le finalità previste dalla relativa norma: così, ad esempio, chi gode dei permessi previsti dalla legge 104 deve dedicare la giornata alla cura del familiare disabile. 

Allo stesso modo, non si può andare in malattia se non si è effettivamente malati. Del resto, la visita fiscale serve proprio a scoprire le bugie. E il medico dell’Inps, che può passare anche due volte nell’arco della stessa giornata, non può essere messo nel sacco togliendo il nome dal citofono o fingendo di essere sotto la doccia e di non sentire il campanello: chi non apre la porta, al di là delle ragioni, viene considerato assente alla visita di controllo.

Fare opposizione per allungare i tempi

C’è chi, pur di allungare i tempi di pagamento dei propri debiti, propone infondate opposizioni in tribunale. Così succede spesso nel caso di notifica di decreto ingiuntivo. Senonché, la legge prevede, a carico di chi agisce o resiste alle altrui pretese senza averne alcun diritto, un obbligo di risarcimento del danno per lite temeraria. In questo modo, per prendere qualche anno in più di tempo, si finisce per pagare una cifra spropositata rispetto al debito iniziale. 



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