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Come ottenere la disoccupazione dopo dimissioni per giusta causa

12 Agosto 2021 | Autore:
Come ottenere la disoccupazione dopo dimissioni per giusta causa

Richiesta dell’indennità di disoccupazione da parte del dipendente che si è dimesso per gravi inadempimenti del datore di lavoro.

La Naspi, l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti, viene riconosciuta, sussistendo specifici requisiti, qualora l’interessato perda involontariamente l’impiego: la perdita dell’occupazione si considera involontaria anche qualora il lavoratore si sia dimesso per giusta causa.

Ma come ottenere la disoccupazione dopo dimissioni per giusta causa? Innanzitutto, è importante tener presente che la giusta causa di recesso deve essere espressamente indicata nel modulo di dimissioni online: alla voce “tipo di comunicazione” bisogna infatti specificare se si tratta di dimissioni volontarie o per giusta causa.

Dopo aver inviato il modulo di dimissioni (per approfondire: Come dare le dimissioni) ed essersi accertati che il datore di lavoro abbia correttamente inviato il modulo di cessazione del rapporto (Unilav cessazione), è necessario inviare la domanda di disoccupazione all’Inps.

Ricordiamo che le dimissioni sono considerate rassegnate per giusta causa qualora vi sia un inadempimento così grave, da parte del datore di lavoro, da non consentire la prosecuzione, neanche momentanea, del rapporto. Ne sono un esempio le ipotesi di mancato pagamento della retribuzione o dei contributi, di mobbing, di demansionamento illegittimo (per saperne di più: Dimissioni per giusta causa).

Ricordiamo anche che il dipendente dimessosi per giusta causa, oltreché alla Naspi, ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, dato che non gli è consentito proseguire il rapporto neppure per un breve periodo (il ritardo nel cessare il rapporto di lavoro può essere giustificato in via del tutto eccezionale, comunque per un brevissimo periodo di tempo).

Requisiti per l’indennità di disoccupazione

L’indennità di disoccupazione Naspi può essere richiesta dal lavoratore dipendente che soddisfa i seguenti requisiti:

  • almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti il periodo di disoccupazione;
  • almeno 30 giornate lavorate nei 12 mesi precedenti il periodo di disoccupazione (il requisito non è richiesto, grazie al decreto Sostegni, sino al 31 dicembre 2021);
  • possesso dello stato di disoccupazione, per il quale è richiesto che l’interessato:
    • abbia perso involontariamente l’impiego;
    • dichiari telematicamente al Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (Siu), la propria immediata disponibilità (Did) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il servizio competente (con successiva stipula del patto di servizio personalizzato).

Perdita involontaria del lavoro

Nel dettaglio, è possibile beneficiare della Naspi nei seguenti casi, in cui l’occupazione si considera persa involontariamente:

  • licenziamento, anche disciplinare o per giusta causa;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in sede protetta [1];
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni rassegnate dalla lavoratrice madre nel periodo tutelato;
  • se il lavoratore, impiegato con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, a seguito del licenziamento accetta l’offerta economica avanzata dal datore di lavoro nell’ambito stragiudiziale della cosiddetta “conciliazione volontaria agevolata[2];
  • cessazione del rapporto di lavoro per risoluzione consensuale in seguito al rifiuto al trasferimento, da parte del lavoratore, ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla propria residenza, o mediamente raggiungibile in 80 minuti oppure oltre con i mezzi di trasporto pubblici;
  • scadenza del contratto a termine;
  • conclusione di un accordo collettivo aziendale, stipulato da almeno una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che abbia ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro [3]: in questa ipotesi non si applicano le preclusioni e le sospensioni dei licenziamenti attualmente operative.

Domanda di disoccupazione a seguito di dimissioni per giusta causa

Il lavoratore che si è dimesso per giusta causa deve presentare all’Inps la domanda di disoccupazione telematicamente (tramite il sito web oppure tramite patronato o call center dell’istituto), entro il termine di decadenza di 68 giorni, che decorre dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Qualora il disoccupato voglia presentare la domanda autonomamente servendosi del portale web dell’Inps, deve accedere utilizzando il codice pin rilasciato dall’istituto, oppure lo Spid, la Cns (carta nazionale dei servizi) o la Cie (carta d’identità elettronica).

Il servizio per inviare la domanda di disoccupazione è accessibile al percorso: “Prestazioni e Servizi, Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI): invio domanda”.

Alla sezione “Ultima posizione lavorativa”, alla voce “Motivo cessazione”, è già specificato il motivo della risoluzione del rapporto lavorativo, come da comunicazione “Unilav cessazione” inviata dal datore di lavoro.

È comunque possibile segnalare se i dati non sono corretti, ad esempio qualora figuri, quale motivo cessazione, “dimissioni” (che indica le dimissioni rassegnate volontariamente dal lavoratore), anziché “dimissioni per giusta causa”.

Documentazione della giusta causa di dimissioni

Il lavoratore che dichiara di essersi dimesso per giusta causa deve allegare alla domanda una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro. Può dunque allegare diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza, sentenze contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo, impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o stragiudiziale.

Se l’esito della lite esclude la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, l’Inps procede al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione.

Il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione è dunque provvisorio, fino alla comunicazione dell’esito della controversia con il datore di lavoro [4].


note

[1] Art. 7 L. 604/1966.

[2] Art. 6 D.lgs. 23/2015.

[3] Art. 14, Co.3, DL 104/2020.

[4] Circ. Inps 163/2003.

Autore immagine: pixabay.com


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