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Movimento carichi con muletto: sicurezza dei lavoratori

7 Aprile 2021 | Autore:
Movimento carichi con muletto: sicurezza dei lavoratori

L’uso del carrello elevatore deve essere disciplinato nel documento di valutazione dei rischi (Dvr) altrimenti l’azienda è responsabile per gli infortuni

Molti lavoratori addetti ai magazzini o impiegati come operai nei cantieri spostano continuamente carichi di merci e prodotti; per farlo, usano i carrelli elevatori, quelle macchine per trasporto merci comunemente chiamati “muletti”. La sistemazione e movimentazione dei carichi è un’attività non facile, tipicamente pericolosa e non deve mai essere presa sottogamba. Ogni carrello elevatore deve essere idoneo e collaudato e si richiede una formazione specifica al conducente che lo utilizza, tenendo conto delle manovre da svolgere e dei percorsi da compiere.

Nel movimento carichi con muletto la sicurezza dei lavoratori balza in primo piano e non può mai essere omessa o trascurata: i molteplici pericoli – ribaltamenti, cadute, ferite, schiacciamenti, investimenti – possono avere esito lesivo o, addirittura, mortale; perciò, devono essere contemplati nell’apposito documento di valutazione dei rischi (meglio noto come Dvr) che il datore di lavoro deve formare e tenere costantemente aggiornato.

In un recente caso, la Corte di Cassazione [1] ha confermato la condanna penale per violazione sulle norme di prevenzione degli infortuni ad un datore di lavoro che aveva redatto un Dvr risultato inadeguato: era stato sottovalutato proprio il rischio di movimentazione dei carichi e le misure di protezione adottate erano risultate inefficaci.

Carrelli elevatori: la normativa di sicurezza

I carrelli elevatori – chiamati informalmente anche “muletti” – sono classificati dal Codice della strada [2] come macchine operatrici destinate alla movimentazione di cose. Possono essere elettrici o con motori a combustione interna, come quelli alimentati a gasolio.

I carrelli elevatori per essere in sicurezza devono avere questi principali requisiti:

  • targhetta di marcatura con il carico massimo di peso ammissibile, anche per differenti posizioni del baricentro e altezze di sollevamento;
  • le forche (dispositivi per la presa e il sollevamento dei carichi) devono essere collaudate e certificate per prevenire sganciamenti accidentali mentre sono in funzione; il dispositivo meccanico di elevazione e discesa deve prevedere un rallentamento meccanico;
  • essere dotati di clacson e di dispositivo di segnalazione acustica automatico per segnalare le manovre in retromarcia;
  • avere fari anteriori e posteriori, luci di posizione e catarifrangenti;
  • prevedere un sistema di ritenuta per il conducente, come le cinture di sicurezza, per evitare infortuni in caso di ribaltamenti;
  • essere muniti di specchietti retrovisori, se la cabina del conducente è chiusa.

Inoltre, i carrelli elevatori possono essere condotti solo da personale specializzato che abbia ottenuto l’abilitazione a seguito di un apposito corso di formazione, comunemente chiamato “patentino per muletto” [3]; il conducente deve, inoltre, essere dotato di patente categoria B o C (a seconda delle masse trasportate), se il mezzo viene guidato su strada pubblica. I muletti durante l’uso (sia su strade sia nei percorsi interni ai magazzini e privati) non devono mai trasportare persone né superare la velocità di 25 km/h e non possono circolare con le forche sollevate oltre 150 mm, con o senza carico.

Carrelli elevatori: gli obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro ha innanzitutto l’obbligo di fornire ai dipendenti abilitati alla conduzione dei carrelli elevatori i mezzi dotati di tutte le caratteristiche tecniche e di sicurezza che abbiamo descritto, ma è anche tenuto a formare adeguatamente i propri dipendenti sia sulle manovre di carico e scarico (tecnicamente chiamate di “accatastamento” e “disaccatastamento”) e sui percorsi da effettuare, assicurandosi che non presentino rischi, come i tratti caratterizzati da scivolosità, eccessive pendenze o passaggi utilizzati dal personale.

Il documento di valutazione dei rischi

Il datore di lavoro deve per legge [4] redigere il documento di valutazione dei rischi (in breve: Dvr), un elaborato che individua tutti i pericoli presenti nei luoghi di lavoro e stabilisce le misure idonee per prevenirli in modo da proteggere i lavoratori. Il Dvr deve catalogare tutte le attività aziendali – tra cui rientrano quelle compiute mediante l’uso di carrelli elevatori – fissando per ciascuna le probabilità di verificazione di un danno e indicando quali sono le concrete misure attuate per la prevenzione e protezione del personale addetto.

Il documento deve essere aggiornato ogni volta che avviene una modifica del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro, anche attraverso l’introduzione di ulteriori macchinari, come un nuovo muletto impiegato nel circuito aziendale.

Responsabilità del datore per Dvr omesso o incompleto

Il datore di lavoro è direttamente responsabile del documento di valutazione dei rischi e non può delegare ad un proprio sottoposto o a personale esterno la sua stesura o aggiornamento, salva la possibilità di avvalersi di tecnici specializzati nella sicurezza sul lavoro per ricevere il necessario apporto. Alla redazione dei Dvr contribuiscono anche, nell’ambito delle rispettive competenze:

  •  il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che aiuta il datore a individuare i rischi ed a pianificare le misure necessarie per contenerli;
  • il medico competente, che indica i rischi inerenti la salute dei lavoratori e predispone la sorveglianza sanitaria;
  • il rappresentante dei lavoratori, che deve essere consultato in fase di predisposizione del documento e ha diritto a ricevere una copia dell’elaborato formato dal datore di lavoro.

Le sanzioni a carico del datore di lavoro in caso di omessa o incompleta elaborazione del Dvr sono di natura penale [4] cioè costituiscono reato e consistono nell’ammenda da 5.000 a 15.000 euro; nei casi più gravi di mancata valutazione dei rischi, si aggiunge l’arresto da quattro ad otto mesi.

La Corte di Cassazione, nella nuova sentenza cui abbiamo accennato all’inizio [1], ha ribadito che in tema di prevenzione dei rischi sul lavoro il datore, con la consulenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, «ha l’obbligo giuridico di analizzare e individuare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno dell’azienda» e deve resocontare, nel documento di valutazione dei rischi, quali sono «le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori».

Il Collegio ha chiarito che, in virtù del principio della diretta responsabilità del datore di lavoro sul Dvr, «il conferimento a terzi della delega relativa alla redazione del suddetto documento non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di verificarne l’adeguatezza e l’efficacia»: per questo la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un datore che era stato condannato dal tribunale «per non aver elaborato un congruo documento di valutazione dei rischi in relazione, in un cantiere edile, al rischio dovuto alla movimentazione manuale dei carichi, con particolare riguardo agli arti superiori, omettendo di indicare le misure preventive da adottarsi nelle specifiche situazioni»; il titolare non aveva provveduto neppure ad adempiere alle «prescrizioni impartite dall’organo di vigilanza per ovviare alla marcata inadeguatezza dell’originario documento» di valutazione dei rischi esibito agli ispettori in occasione di un controllo effettuato presso l’azienda.


note

[1] Cass. sent. n. 12940/21 del 06.04.2021.

[2] Art. 58 Codice della strada.

[3] Art. 73, comma 5, D.Lgs. n. 81/2008.

[4] Art. 28 D. Lgs. n. 81/2008.

[5] Art. 55 D. Lgs. n. 81/2008.


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