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Cane che attraversa la strada e risarcimento del danno al passeggero

13 marzo 2014


Cane che attraversa la strada e risarcimento del danno al passeggero

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 marzo 2014



Ho inviato una richiesta di risarcimento del danno alla compagnia di assicurazione perché, in qualità di terzo trasportato su un’auto, quest’ultima frenava bruscamente perché un cane attraversava la strada e io riportavo una contusione al braccio e una botta alla fronte; l’assicurazione però ha rifiutato la richiesta di indennizzo. Mi conviene fare causa?

Per poter dare una risposta completa e certa al quesito bisognerebbe analizzare, con attenzione, i danni riportati dal trasportato e la loro compatibilità con l’asserito sinistro. In pratica, è necessario verificare se sia verosimile che il passeggero possa aver subito determinate lesioni nonostante avesse allacciato la cintura di sicurezza. Ciò, ovviamente, dando per scontato che la suddetta cintura fosse stata regolarmente indossata.

Per esempio, da un danno particolarmente serio, il giudice potrebbe desumere indizi del fatto che non sia stata adoperata la cintura (sul punto si registra già un precedente della Cassazione proprio in questa stessa direzione [1]).

In un’altra vicenda la Suprema Corte [2] ha ritenuto che non è dovuto il risarcimento del danno al passeggero che si ferisce mentre l’auto viene frenata bruscamente per evitare un cane sulla strada se sono state adottate tutte le misure idonee a evitare il sinistro. Il giudice, infatti, in questi casi, potrebbe rilevare che non vi sia compatibilità tra il sinistro e il danno.

A tal proposito potrebbe essere dirimente e risolutoria l’eventuale perizia del tecnico (nominato prima dall’assicurazione e, poi, eventualmente, dal giudice): se essa, però, dovesse stabilire che una frenata, per quanto brusca, non sia sufficiente a determinare le lesioni riportate dal passeggero, allora la causa verrebbe certamente persa.

Peggio andrebbe se dovesse risultare che il passeggero non indossava la cintura. In tal caso, varrebbe il principio per cui “chi è causa del suo male pianga sé stesso”. Infatti, si configurerebbe quanto meno un concorso di colpa tra il conducente e il trasportato, con notevole riduzione del risarcimento del danno in capo a quest’ultimo.

note

[1] Cass. sent. del 29.11.2011.

[2] Cass. sent. n. 6813 del 19.03.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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