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Che diritti si perdono con il divorzio?

7 Aprile 2021
Che diritti si perdono con il divorzio?

Divorziare conviene? Conseguenze dello scioglimento definitivo del matrimonio. 

Se, con la separazione, gli effetti del matrimonio si sospendono e la comunione si scioglie, il divorzio invece recide ogni residuo legame tra i coniugi. Il divorzio fa cessare innanzitutto il dovere della convivenza e l’obbligo di fedeltà. Decadono anche l’obbligo di assistenza reciproca e l’eventuale fondo patrimoniale siglato dai coniugi. Ma il divorzio comporta anche la perdita di alcuni diritti. Ecco perché, prima di compiere questo passo – che a differenza della separazione è irreversibile – è bene sapere che diritti si perdono con il divorzio. Di tanto parleremo qui di seguito. Ci riferiremo cioè a tutte le situazioni giuridiche che si vengono a creare una volta estinto definitivamente il matrimonio, sia che ciò avvenga in via consensuale che giudiziale.

Iniziamo tuttavia col dire, in modo schematico, quali sono i diritti che si perdono con il divorzio, per poi analizzarli singolarmente dopo:

  • il diritto all’eredità;
  • il diritto alla convivenza;
  • il diritto all’assistenza reciproca;
  • il diritto alla comunione dei beni, se sussistente al momento del matrimonio;
  • il diritto sul fondo patrimoniale;
  • il diritto ad ottenere, per intero, la pensione di reversibilità dell’ex coniuge;
  • il diritto a vivere nella casa coniugale se viene assegnata dal giudice all’ex coniuge.

Diritto all’eredità e divorzio

Con il divorzio si perde ogni diritto all’eredità dell’ex coniuge. L’ex coniuge – il quale, fintanto che è separato mantiene la qualità di «erede legittimario» – una volta sciolto definitivamente il matrimonio non può accampare alcuna pretesa economica sul patrimonio del defunto. Chi, quindi, divorzia non è più erede dell’ex.

L’unico diritto che permane anche in caso di divorzio è la possibilità di ottenere una quota soltanto della pensione di reversibilità. La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche. Nel caso in cui tra i coniugi sia intervenuta solo la separazione, la pensione di reversibilità viene invece assegnata per intero all’ex coniuge.

Diritto al mantenimento e divorzio

L’assegno di mantenimento, che è quello che si ottiene all’indomani della separazione, a seguito del divorzio viene rimpiazzato con l’assegno divorzile. Senonché, i presupposti di quest’ultimo sono più stringenti e, spesso, ne determinano una diminuzione dell’importo. Difatti, se il mantenimento deve garantire il medesimo tenore di vita che aveva il coniuge durante il matrimonio, l’assegno divorzile deve solo consentire l’autosufficienza economica, quanto basta cioè per vivere decorosamente. E sempre che il beneficiario non abbia la possibilità di procurarsi da sé il reddito necessario ad andare avanti; in questo secondo caso, infatti, il giudice potrebbe negargli l’assegno mensile. 

Il diritto all’assegno divorzile, peraltro, cessa definitivamente se si inizia una nuova convivenza stabile con un’altra persona. 

Tfr e divorzio

Se anche il divorzio fa cessare i diritti ereditari, permane il diritto ad ottenere una quota del Tfr maturato dal defunto, ma solo a patto che il coniuge superstite non si sia risposato e sia titolare di un assegno divorzile. In particolare, il coniuge divorziato può pretendere il 40% del Tfr dell’ex maturato durante gli anni del matrimonio, tenendo conto anche degli anni in cui i due coniugi erano separati.

Fondo patrimoniale e divorzio

Il divorzio fa cessare anche un eventuale fondo patrimoniale: la casa e tutti gli altri beni in esso inseriti tornano al legittimo proprietario. Nonostante il divorzio, però, il fondo patrimoniale non cessa se ci sono ancora figli minorenni. Il fondo dura fino a quando il figlio più piccolo diventa maggiorenne. In tal caso, il giudice ordinario può stabilire regole per l’amministrazione del fondo (su istanza dell’interessato); considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli può anche attribuire ai figli una quota dei beni dello stesso, in godimento o in proprietà.

La casa coniugale e il divorzio 

In presenza di figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti, il giudice del divorzio può assegnare la casa coniugale al genitore presso cui i figli vanno a vivere (ossia presso cui vengono collocati). Questo farà perdere il diritto all’altro coniuge, proprietario o comproprietario del bene, a restarvi all’interno. 

Approfondimenti

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