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Evasione: controlli sul conto corrente del coniuge

7 Aprile 2021
Evasione: controlli sul conto corrente del coniuge

Sì all’accertamento fiscale dell’Agenzia Entrate per prelievi e versamenti sul conto del coniuge nonostante la separazione dei beni: spetta al contribuente giustificare i movimenti sospetti.  

Non è nuova l’abitudine dell’Agenzia delle Entrate di sottoporre a controlli il conto corrente di un coniuge, anche se in separazione dei beni, laddove vi sia il sospetto di evasione fiscale ossia che, su di esso, confluiscano redditi imputabili all’attività dell’altro coniuge. Si pensi al caso di un marito imprenditore che, nell’ambito del proprio lavoro, riesca ad ottenere dei pagamenti in nero e che, per non destare sospetti, versi il denaro sul conto intestato, o cointestato, alla propria moglie. Di tali soldi, ovviamente, dovrà fare prima o poi uso, sicché dallo stesso conto risulteranno anche dei successivi prelievi a suo nome. 

Ebbene, tali movimentazioni possono destare dei sospetti e, all’Agenzia delle Entrate, un funzionario potrebbe muoversi per accertare se, dietro tali operazioni, vi sia un’evasione fiscale. 

Di qui una serie di dubbi: è legittimo il controllo sul conto corrente del coniuge anche se questi non ha mai ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’ufficio delle imposte? Ed ancora: può il Fisco presumere che il conto di un coniuge sia imputabile all’attività lavorativa dell’altro coniuge e, pertanto, tassare in capo a quest’ultimo i relativi proventi?

Di tanto si è occupata, proprio di recente, la Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Controlli bancari e autorizzazioni

Per avviare i controlli bancari sui conti correnti dei contribuenti, l’Agenzia delle Entrate può affidarsi ai dati annualmente ricevuti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari, un archivio telematico alimentato dalle informazioni che gli stessi istituti di credito inviano periodicamente al Fisco. Questi accertamenti non necessitano di alcuna autorizzazione preventiva.

Invece, quando i controlli avvengono con richiesta di documentazione direttamente inoltrata alla banca, è necessaria la previa autorizzazione del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate. 

Ebbene, secondo la Corte, tale autorizzazione costituisce un mero atto interno di tipo organizzativo, che non deve essere né motivato, né esibito necessariamente al contribuente; pertanto, la mancanza di tale documento non rende nullo l’accertamento o inutilizzabile la documentazione così acquisita. Salvo ovviamente che, da ciò, sia derivato un pregiudizio specifico al contribuente (di cui però quest’ultimo dovrebbe dare prova).

Dunque, ben può l’Agenzia delle Entrate avviare controlli sul conto corrente del coniuge, in presenza di indizi di evasione fiscale, senza dover a questi motivare preventivamente le ragioni di tale accertamento né fornire documentazione specifica di accesso ai relativi dati.

Imputabilità delle movimentazioni sul conto del coniuge all’altro coniuge

Secondo la Cassazione, è legittimo l’accertamento fiscale per i versamenti sospetti sul conto del coniuge, anche se cointestato e in separazione dei beni.

L’ufficio delle imposte può ben presumere, in assenza di attività economiche svolte dal coniuge intestatario del conto, che i versamenti e prelievi presenti su di esso siano invece imputabili all’attività dell’altro coniuge e, quindi, costituiscano redditi in nero di quest’ultimo, frutto pertanto di evasione fiscale. 

Naturalmente, contro tale presunzione è ammessa la prova contraria, prova che dovrà fornire il coniuge sottoposto a verifica, dovendo questi dimostrare che i versamenti fatti sul conto dell’altro non sono imputabili a propri proventi. 

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, l’atto impositivo era scattato in seguito a verifiche sul conto cointestato del piccolo imprenditore con la moglie per alcuni versamenti ingiustificati. Lui si era difeso sostenendo di essere in separazione dei beni con la donna, ma la giustificazione non ha fatto presa sui giudici della Corte. 

Per i Supremi giudici, il regime di separazione dei beni tra coniugi non esclude la possibilità di riferire il conto dell’uno all’attività dell’altro. 

Approfondimenti

Non è la prima volta che la Cassazione afferma la tesi della riferibilità di prelievi e versamenti sul conto di un coniuge all’attività economica dell’altro coniuge. A riguardo, si rinvia ai seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 9220/21 del 6.04.2021.


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