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Screditare una persona è reato?

7 Aprile 2021
Screditare una persona è reato?

Diffamare e offendere l’onore altrui: quando si può denunciare.

Offendere e screditare una persona è reato? Quando e cosa si rischia?

Insultare una persona e farlo in faccia a questa costituisce ingiuria. Tuttavia, questo comportamento dal 2016 non è più reato. Oggi, il fatto di prendere in giro qualcuno, mandarlo a quel paese o dirgli parolacce non può più essere oggetto di una querela. Questo però non significa che tale comportamento sia privo di conseguenze. L’ingiuria è infatti un illecito civile che obbliga il responsabile a risarcire il danno alla vittima e a pagare una sanzione allo Stato che va da 100 a 8.000 euro. 

Questo significa che chi offende una persona deve affrontare un procedimento di natura civile, anziché penale. L’azione è ad iniziativa della parte lesa che dovrà dimostrare non solo il fatto (ossia la frase offensiva) ma anche il danno subìto.

Ma screditare una persona alle sue spalle, ossia in assenza della vittima, è ancora reato. In questo caso, si tratta di diffamazione. 

A differenza dell’ingiuria, costituisce ancora reato il comportamento di chi offende un soggetto davanti ad almeno due persone mentre questi non è presente. 

La differenza tra la diffamazione e l’ingiuria sta proprio nel fatto che la persona offesa non è presente e, di conseguenza, il fatto è ritenuto più grave in quanto quest’ultima non è messa nella condizione di difendersi.

La diffamazione è punita con la reclusione fino a un anno o la multa fino a 1.032 euro. 

Screditare una persona costituisce sempre reato. E questo perché la differenza tra la critica – legittima e consentita dalla Costituzione – e la diffamazione sta proprio in questo: se il diritto di critica si rivolge non alla persona ma alle sue opere, dichiarazioni e attività, la diffamazione invece è volta a sminuire o infangare la dignità morale, personale o professionale della vittima. Quindi, chiunque cerchi di screditare le capacità di un altro soggetto – siano esse le capacità artistiche, professionali, lavorative, ecc. – va incontro a una sicura condanna.

La critica può ben rivolgersi nei confronti dell’attività del soggetto: dire che il piatto cucinato da un cuoco non è buono o è troppo costoso è sicuramente esercizio del legittimo diritto di critica. Ma dire che quel cuoco è un imbroglione, solo perché magari propina pietanze schifose, è diffamazione. 

Dire di un avvocato che è un ignorante è diffamazione perché si mira a screditarne la professionalità, ma dire che la sua strategia professionale è sbagliata costituisce diritto di critica.

Dire di un politico che ha un programma pessimo, che non viene incontro ai cittadini e che porterà il Paese allo sfacelo è diritto di critica. Ma dire di quel politico che è un poco di buono, un farabutto, un mafioso è diffamazione perché ne scredita la morale.

Dire di un collega di lavoro che non sa svolgere le proprie mansioni, che è lento e che sbaglia spesso è diritto di critica; ma se le modalità con cui tale pensiero viene espresso sono unicamente rivolte a umiliarne la persona, e quindi a screditarne la professionalità, si rientra di nuovo nella diffamazione.

Insomma, la diffamazione non scatta solo quando si offende la morale di una persona («sei un corrotto», «sei una mantenuta», «sei un arrivista», «sei un farabutto», «sei una donna di facili costumi»), ma anche la professionalità («sei un cialtrone, un imbroglione, un raccomandato, un impreparato, un lecchino», ecc.).

A differenza dell’ingiuria, chi è vittima di diffamazione può sporgere querela entro 3 mesi da quando ha avuto notizia del comportamento illecito. Egli non dovrà quindi affrontare necessariamente un processo civile, anticipandone le spese. Tuttavia, scopo del processo penale è solo quello di infliggere la punizione al colpevole, con applicazione delle sanzioni dovute allo Stato. Per cui, se la vittima vuole ottenere il risarcimento dei danni subiti, dovrà alternativamente – e tramite un avvocato – costituirsi parte civile nel processo penale oppure agire in via civile per l’accertamento e la liquidazione del risarcimento stesso. 

La misura del risarcimento viene stabilita di volta in volta, in base all’entità del danno che la persona offesa dimostrerà di aver subito a causa della diffamazione. 



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1 Commento

  1. PERSONALMENTE O INOLTRATO SVARIATI FORMALI ATTI DI “DENUNCIA/QUERELA”,SIA STILATE PERSONALMENTE,E’ SIA TRAMITE SVARIATI AVVOCATI POICHE’ DA TANTI ANNI TRATTASI DI SVARIATI REATI RLATIVI AL “CODICE PENALE”;SUBITO ACCLARATI I SVARIATE CRUDELTA’,ILLEGALITA’, APPROPRIAZIONI INDEBITE,RIDUZIONE IN SCHIAVITU’,”SEGUESTRO DI PERSONE”, BISTRATTAMENTI ANCHE MDI MINORI, ESTORSIONE, FALSITA’ IN ATTI,FIRME FALSIFICATE,E’ QUANT’ALTRO RELATIVO ALLA DISUMANA INCIVILTA’,PERO’ NON E STATO MAI,RIBADISCO “MAI” PUNITO NESSUNO,PER CUI,VISTO LA “CLEMENZA” DEI CONSIMILI,LE CRICCHE DEI MALAFFARISTI SONO “INCREMENTATE”;PER CUI,”SGORGA SPONTANEO”,SONO TUTTI DACCORDO E’ DIVIDONO ASSIEME IL “MALTOLTO AI SOGGETTI ONESTI.
    AGGIUNGO CILIEGINA SULLA TORTA ? OGGI DA UNA ENNESIMA ORGANIZAZIONI —AUTOTO DEFINITA EUROPA FACTOR S.P.A—–,ANZICCHE’ RIMBORSARMI “EURO “NOVEMILA,500” DI ENERGIA ELETTRICA, DOPO “SEI ANNI”,MI CHIEDONO ANCORA ALTRO DENARO NONOSTANTE TUTTE LE BOLLETTE ENEL PAGATE;IL TUTTO ANZICCHE’ FARMI RIMBORSARE IL MALTOLTO DAI “CONSIMILI AMICI” DI CUI NON AVEVANO “NENCHE IL CONTATORE”;PER CUI TRAMITE “AMICI ——-“,I LORO CONSUMI “ISTIGAVANO E’ MINACCIAVANO ME DI PAGARLI”,AFFINCHE’ LI QUERELAI,I LORO CONSIMILI HANNO ESPETATO AL ROVESCO LA CAUSA; CHE VERGOGNAAAAAAAAAAA

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