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Compenso lavoro straordinario: Cassazione

7 Aprile 2021
Compenso lavoro straordinario: Cassazione

Retribuzione, onere della prova e trattamento contratto collettivo nazionale: i casi del lavoratore privato e del pubblico dipendente. I dirigenti e il lavoro straordinario. 

Indennità in caso di gravosità di turni per il lavoratore dipendente

L’indennità prevista dall’art. 44, commi 3 e 12, del c.c.n.l. comparto sanità del 1 settembre 1995 è volta a compensare la maggiore gravosità del lavoro prestato secondo il sistema dei turni, gravosità che si accresce nei casi in cui il turno cada in giorno festivo, ed è cumulabile con il diritto, riconosciuto al lavoratore dall’art. 9 del c.c.n.l. del 20 settembre 2001, di godere del riposo compensativo per il lavoro prestato nelle festività infrasettimanali o, in alternativa, di ricevere il compenso per il lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.

Cassazione civile sez. lav., 25/01/2021, n.1505

La retribuzione corrisposta per prestazioni continuative e sistematiche di lavoro straordinario non rileva ai fini del trattamento retributivo per le festività infrasettimanali

In tema di retribuzione nel lavoro subordinato, ai fini della determinazione della base di calcolo degli istituti indiretti (tredicesima mensilità, ferie, festività, ex festività soppresse e permessi retribuiti) non vige nell’ordinamento un principio di omnicomprensività, sicché il compenso per lavoro straordinario va computato, a tali fini, solo ove previsto da norme specifiche o dalla disciplina collettiva; pertanto, la retribuzione corrisposta per prestazioni continuative e sistematiche di lavoro straordinario, non facendo parte della retribuzione normale anche se corrisposta in maniera fissa e stabile, non rileva ai fini del trattamento retributivo per le festività infrasettimanali, poiché la l. n. 260 del 1949, art. 5, nel testo di cui alla l. n. 90 del 1954, fa riferimento alla normale retribuzione globale di fatto giornaliera, compreso ogni elemento accessorio.

Cassazione civile sez. lav., 23/10/2020, n.23366

Lavoro straordinario dirigente medico

Il dirigente medico, l’incaricato della direzione di struttura, e anche il personale dirigente in posizione non apicale, non hanno diritto al compenso per il lavoro straordinario atteso che i c.c.n.l. di riferimento prevedono la corresponsione di una retribuzione di risultato compensativa anche dell’eventuale superamento dell’orario lavorativo per il raggiungimento dell’obiettivo assegnato.È comunque possibile far valere in via risarcitoria il danno che possa in sè conseguire al superamento dei limiti di tollerabilità oraria del lavoro, sicchè non è esclusa la responsabilità datoriale e gli effetti dissuasivi ad essa riconnessi, rispetto ai comportamenti illeciti in tal senso, sia in relazione al superamento di specifici limiti sia, deve ritenersi, allorquando le prestazioni richieste o accettate dovessero risultare esorbitanti, per la misura del lavoro e l’inadeguatezza dei mezzi predisposti, rispetto alla normalità e dovessero illegittimamente sacrificare l’integrità psico-fisica o la personalità morale del dipendente, in violazione dell’art. 2087 c.c., quale espressione, ora, dei corrispondenti diritti costituzionalmente garantiti alla salute (art. 32) ed alla dignità del lavoro (artt. 35 e 2).

Cassazione civile sez. lav., 25/06/2020, n.12629

Onere probatorio del lavoratore che agisce in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute e per i compensi per lavoro straordinario o reperibilità

Il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l’onere di provare l’avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l’espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell’indennità suddetta, mentre incombe al datore di lavoro l’onere di fornire la prova del relativo pagamento. Analogo onere probatorio sussiste a carico del lavoratore in ordine alla pretesa di compenso per lavoro straordinario e reperibilità.

Cassazione civile sez. lav., 26/05/2020, n.9791

Lavoro straordinario dirigente 

Nel pubblico impiego privatizzato vige il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale, in virtù del quale il trattamento economico remunera tutte le funzioni e i compiti attribuiti secondo il contratto individuale o collettivo nonché qualsiasi incarico conferito dall’amministrazione di appartenenza o su designazione della stessa o che sia riconducibile a funzioni e poteri connessi all’ufficio ricoperto; ne consegue che per il lavoro straordinario – inteso quale prestazione eccedente gli orari stabiliti dalla contrattazione collettiva – non compete alcun compenso ulteriore, che è dovuto, invece, solo per particolari prestazioni aggiuntive specificamente previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva e come tali remunerate sulla base di appositi presupposti, tra cui rientrano, per la dirigenza sanitaria, gli incarichi libero-professionali “intramoenia” ex art. 15-quinquies, comma 2, del d.lgs. n. 502 del 1992.

Cassazione civile sez. lav., 10/12/2019, n.32264

Tredicesima istituti indiretti: il compenso per lavoro straordinario va computato solo se previsto

In tema di retribuzione nel lavoro subordinato, ai fini della determinazione della base di calcolo degli istituti indiretti (tredicesima mensilità, ferie, festività, ex festività soppresse e permessi retribuiti), non vige nell’ordinamento un principio di omnicomprensività, sicché il compenso per lavoro straordinario va computato, a tali fini, solo ove previsto da norme specifiche o dalla disciplina collettiva. Ne consegue che, laddove l’art. 14 del c.c.n.l. per i lavoratori addetti all’industria metalmeccanica del 7 maggio 2003 prevede che le ferie e la tredicesima mensilità siano retribuite con la retribuzione globale di fatto e con esclusione dei compensi accidentali per prestazioni svolte in particolari condizioni di ambiente, luogo e tempo, va computato il lavoro straordinario reso con continuità, restando irrilevante il richiamo al moltiplicatore 173 – contenuto nell’art. 12 del citato c.c.n.l. – in quanto afferente al criterio contabile di proporzionamento della retribuzione.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, n.28937

Funzionari direttivi: diritto al compenso per lavoro straordinario

I funzionari direttivi, esclusi dalla disciplina legale delle limitazioni dell’orario di lavoro, hanno diritto al compenso per lavoro straordinario se la disciplina collettiva delimiti anche per essi l’orario normale e tale orario venga in concreto superato oppure se la durata della loro prestazione valichi il limite di ragionevolezza in rapporto alla necessaria tutela della salute e dell’integrità fisiopsichica garantita dalla Costituzione a tutti i lavoratori. Per questa seconda ipotesi deve essere valutato non tanto l’elemento quantitativo del numero delle ore lavorate, quanto l’elemento qualitativo relativo all’impegno fisico ed intellettuale richiesto al lavoratore.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva condannato Poste Italiane spa al pagamento dello straordinario, benché le norme del c.c.n.l. applicabili non prevedessero un preciso orario di lavoro ed in assenza di prova del carattere usurante ed irragionevole della prestazione).

Cassazione civile sez. lav., 10/07/2018, n.18161

Posto che al funzionario di un’azienda con qualifica di “quadro direttivo” non si applicano i limiti di durata giornaliera e settimanale di orario di lavoro, sicché gli va riconosciuto il diritto al compenso per lavoro straordinario solo ove si accerti che l’orario prestato abbia oltrepassato il limite della c.d. ragionevolezza, nel caso di specie tale presupposto non ricorre, nella misura in cui si trattava di attività lavorative non particolarmente gravose e intervallate da pause e riposi, con conseguente esclusione del carattere usurante della prestazione di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 26/04/2017, n.10318

Gli art. 17 e 65 c.c.n.l. dirigenza medica e veterinaria del S.s.n. 5 dicembre 1996 vanno interpretati nel senso che al dirigente medico non spetta il compenso per lavoro straordinario per le ore di servizio prestate oltre l’orario imposto dal comma 2 dell’art. 17 (poi trasfuso nell’articolo 16 c.c.n.l. del 8 giugno 2000), poiché esso è incluso nella disciplina della retribuzione di risultato di cui all’art. 65.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2017, n.7348

Compenso per lavoro straordinario: onere della prova

Sul lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per lavoro straordinario grava un onere probatorio rigoroso, che esige il preliminare adempimento dell’onere di una specifica allegazione del fatto costitutivo, senza che al mancato assolvimento di entrambi possa supplire la valutazione equitativa del giudice.

(Nella specie, è stata ritenuta generica la deduzione di aver “lavorato oltre l’orario di lavoro” senza percepire “quanto dovuto a titolo di lavoro straordinario” nonché la richiesta di liquidazione equitativa ai sensi dell’art. 36 Cost.).

Cassazione civile sez. lav., 19/06/2018, n.16150

Il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla quantificazione del compenso.

Cassazione civile sez. lav., 20/02/2018, n.4076

Cumulabilità tra indennità per il lavoro a turno dei giorni festivi con quella per il lavoro straordinario: limiti e condizioni

Per i dipendenti del Comparto Regioni e delle Autonomie locali che svolgono la prestazione lavorativa con il sistema dei turni, in funzione dell’esigenza di continuità del servizio, deve essere esclusa la cumulabilità tra la maggiorazione dovuta per il lavoro a turno dei giorni festivi con il compenso previsto per il lavoro straordinario, qualora la prestazione ricada in una giornata festiva infrasettimanale. A ribadire questa regola è la Sezione lavoro della Cassazione respingendo la domanda di alcuni vigili urbani che chiedevano il cumulo delle due indennità.

Per la Corte, la cumulabilità dei due trattamenti spetta solo quando i lavoratori turnisti siano chiamati “a svolgere la propria attività, in via eccezionale od occasionale, nelle giornate di riposo settimanale loro spettanti ovvero in giornate festive infrasettimanali al di là dell’orario di lavoro”.

Cassazione civile sez. lav., 04/12/2017, n.28983

Trattamento retributivo per festività infrasettimanali, escluso il compenso per lavoro straordinario anche se corrisposto in misura fissa e stabile

Ai fini del trattamento retributivo per le festività infrasettimanali, l’art. 5 della l. n. 260 del 1949 contiene una esplicita definizione di “normale retribuzione” limitativa dell’ambito della locuzione “globale di fatto”, sicché va escluso il computo del compenso per il lavoro straordinario, che non fa parte della retribuzione normale, anche se corrisposto in misura fissa e stabile.

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2017, n.25760

Pubblico impiego contrattualizzato e diritto al compenso per il lavoro straordinario

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per il lavoro straordinario svolto presuppone, di necessità, la previa autorizzazione dell’amministrazione, poiché essa implica la valutazione della sussistenza delle ragioni di interesse pubblico che impongono il ricorso a tali prestazioni e comporta, altresì, la verifica della compatibilità della spesa con le previsioni di bilancio.

Cassazione civile sez. lav., 31/01/2017, n.2509

Lavoratore pubblico  e compenso per prestazioni aggiuntiv

Il lavoratore pubblico ha diritto ad un compenso per prestazioni aggiuntive purché i compiti, espletati in concreto, integrino una mansione ulteriore rispetto a quella che il datore di lavoro può esigere in forza dell’art. 52 del d.lg. n. 165 del 2001, tale risultando quella che esuli dal profilo professionale salvo che, in presenza di un inquadramento che comporti una pluralità di compiti nell’ambito del normale orario, il datore di lavoro non abbia esercitato il proprio potere di determinare l’oggetto del contratto assegnando prevalenza all’uno o all’altro compito riconducibile alla qualifica di assunzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di appello, che aveva escluso il diritto a compenso per straordinario di alcuni dipendenti di ente locale, inquadrati nel profilo di operatore dei servizi socio-educativi, cat. B, del c.c.n.l. 31 marzo 1999, ritenendo che le attività di pulizia rientrassero nel loro mansionario).

Cassazione civile sez. VI, 02/08/2016, n.16094

Lavoro straordinario nella PA: è necessaria l’autorizzazione del dirigente

Nell’ambito del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, non è dovuta la retribuzione per lo svolgimento di lavoro straordinario non preventivamente autorizzato dal dirigente responsabile, non potendo invocarsi a supporto della richiesta del dipendente la sussistenza di una mera “prassi aziendale”, basata sulla circostanza che i responsabili dell’ufficio procedessero usualmente a controfirmare i prospetti di riepilogo delle ore extra effettuate.

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2016, n.2737

Limite orario contratto collettivo

Nell’ipotesi in cui, come nel caso di specie, la contrattazione collettiva fissi un limite di orario normale inferiore a quello predeterminato per legge, è consentito alla stessa contrattazione determinare l’assetto degli interessi nel senso che il superamento dell’orario contrattuale fino al limite di quello legale non debba essere compensato secondo la disciplina del lavoro straordinario.

In particolare, con riferimento alla fattispecie, la regola di cui all’art. 5 r.d.l. n. 692 del 1923 secondo cui la maggiorazione per il lavoro straordinario non può essere inferiore al dieci per cento della retribuzione ordinaria, si riferisce esclusivamente alle ore di straordinario eccedenti la giornata normale di lavoro prevista dall’art. 1 dello stesso r.d.l. in otto ore giornaliere e quarantotto ore settimanali; ne consegue che nell’ipotesi in cui la contrattazione collettiva, in base all’art. 2108 c.c., fissi un orario massimo di lavoro normale inferiore alle otto ore giornaliere e alle quarantotto ore settimanali, il compenso deve essere sempre corrisposto, ma eventualmente anche in misura inferiore al dieci per cento della paga ordinaria (nella specie, la maggiorazione del 30 per cento per straordinario diurno e del 50 per cento per lo straordinario notturno, calcolato sulla paga base, scatti di anzianità, indennità di contingenza e indennità contrattuali, previste dal CCNL dei lavoratori delle aziende municipalizzate di igiene urbana).

Cassazione civile sez. lav., 22/07/2015, n.15373



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