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Quando scatta l’addebito per infedeltà?

7 Aprile 2021
Quando scatta l’addebito per infedeltà?

In quali casi il coniuge che ha tradito può essere ritenuto responsabile per la fine del matrimonio?

Tu e tuo marito non andate più d’accordo da tanto tempo. Dopo anni di discussioni inutili su qualsiasi cosa, entrambi avete deciso di prendere strade diverse. Il percorso che vi ha portato a questa decisione non è stato facile, ma adesso riuscite a dialogare senza sminuirvi a vicenda. Di recente, però, hai scoperto che lui sta frequentando una nuova compagna con la quale se ne va in giro senza problemi. Ti convinci, allora, che tuo marito ti tradisce già da diverso tempo.

In questo articolo vedremo, in particolare, quando scatta l’addebito per infedeltà. Devi sapere, infatti, che i coniugi possono chiedere al giudice di attribuire ad uno dei due la colpa per la fine del matrimonio. L’importante è che si riesca a dimostrare che la condotta tenuta dal marito o dalla moglie sia stata la causa e non la conseguenza della crisi coniugale. La violazione dell’obbligo di fedeltà, inoltre, comporta anche altri effetti, come ad esempio la perdita del mantenimento e dei diritti successori. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire la questione.

Cosa si intende per infedeltà?

Uno dei doveri che derivano dal matrimonio è quello della fedeltà [1]. Questo vuol dire, in buona sostanza, che i coniugi non devono intrattenere delle relazioni con altre persone, né sul piano sessuale né sul piano sentimentale. Secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, infatti, si parla di tradimento anche se il legame è solamente platonico. Pensa, ad esempio, al marito che conosce un’altra donna su Facebook ed inizia a provare un sentimento nei suoi confronti pur non avendola mai incontrata.

Inoltre, l’infedeltà coniugale comprende sia il tradimento, ossia la semplice scappatella temporanea, sia l’adulterio cioè la relazione a lungo termine.

L’obbligo di fedeltà, tuttavia, non è previsto per le coppie omosessuali unite civilmente. Ne consegue che il partner tradito non potrà rivolgersi al giudice per chiedere, come vedremo a breve, il risarcimento del danno o l’addebito della separazione.

Quali sono le conseguenze dell’infedeltà?

Come ti ho già anticipato poc’anzi, la violazione del dovere di fedeltà ha delle conseguenze giuridiche molto serie per il coniuge ritenuto responsabile. Secondo la legge, infatti, il tradimento perpetrato nel corso del matrimonio comporta:

  • la pronuncia di addebito della separazione: vale a dire l’attribuzione della colpa per la fine del rapporto coniugale;
  • la condanna al risarcimento del danno nei confronti del partner tradito: tale ipotesi sussiste qualora dal comportamento contrario all’obbligo di fedeltà sia scaturita una lesione all’onore ed alla reputazione dell’altro coniuge. Pensa, ad esempio, al marito che scopre che la moglie ha una relazione con il suo migliore amico e, per questa ragione, inizia a soffrire di una grave forma di depressione curata con degli psicofarmaci.

Inoltre, il coniuge al quale è stata addebitata la separazione non ha più diritto:

  • al mantenimento: è possibile, tuttavia, domandare gli alimenti in caso di bisogno, cioè una somma di denaro appena necessaria per il sostentamento;
  • all’eredità dell’altro coniuge.

Quando scatta l’addebito per infedeltà?

Come ti ho già spiegato, l’addebito della separazione [2] consiste nel riconoscere il coniuge colpevole di aver causato la crisi del matrimonio e, quindi, la separazione.

L’addebito viene pronunciato dal giudice, su richiesta di una delle parti, in caso di violazione degli obblighi coniugali e sempre che sia fornita la prova che da tale situazione sia scaturita la fine del rapporto.

Facciamo due esempi per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Il matrimonio di Tizio è in crisi. Da diverso tempo, infatti, i rapporti con la moglie Caia non sono più gli stessi e la loro intimità è praticamente inesistente. Un giorno, Tizio conosce un’altra donna con la quale inizia una relazione extraconiugale all’insaputa della moglie.

Mevio e Sempronia sono sposati da qualche anno. Tra i due le cose vanno a gonfie vele. Tuttavia, Mevio ha intrapreso una relazione sentimentale con una collega di lavoro. Sempronia scopre il tradimento e chiede subito la separazione.

Ebbene, nel primo esempio, l’infedeltà di Tizio non giustifica una richiesta di addebito in quanto non è stato il tradimento a causare la fine del matrimonio (che, invece, era già in crisi da diverso tempo).

Nel secondo esempio, invece, proprio la violazione del dovere di fedeltà coniugale ha determinato la rottura definitiva del rapporto rendendo così intollerabile la prosecuzione della convivenza.

Quindi, in buona sostanza, possiamo dire che l’addebito per infedeltà scatta solamente nell’ipotesi in cui si riesca a dimostrare il nesso causale tra il tradimento (o comunque l’adulterio) e la fine del matrimonio, cioè che il primo sia la causa e non la conseguenza della crisi.

Inoltre, secondo la giurisprudenza, la pronuncia di addebito vale anche nella circostanza in cui la relazione di un coniuge con un’altra persona non si sostanzi nell’adulterio vero e proprio, ma dia luogo a meri sospetti che tuttavia offendono l’onore dell’altro coniuge [3].

Facciamo un altro esempio.

Tizio e Caia sono sposati da cinque anni. Le cose procedono bene, tra alti e bassi. Da un po’ di mesi, però, Tizio viene visto in pubblico in compagnia di un’altra donna in atteggiamenti abbastanza intimi. La gente inizia a parlare e, nel giro di poco tempo, la moglie viene a sapere del tradimento di Tizio.

Anche in quest’altro esempio, è pienamente legittima una pronuncia di addebito, in quanto il marito ha intrapreso una relazione extraconiugale alla luce del sole e, per questa ragione, il matrimonio è finito [4].

Come si dimostra l’infedeltà coniugale?

Per ottenere una pronuncia di addebito per infedeltà bisogna provare al giudice il tradimento del coniuge. Come fare? Si possono produrre in giudizio le fotografie, i documenti, i video oppure avvalersi di eventuali testimoni che abbiano assistito a qualche scappatella. Ad esempio, sarebbe molto utile chiamare a deporre l’investigatore privato, il quale, dopo aver raccolto il materiale (attraverso pedinamenti, appostamenti, ecc.), potrebbe raccontare esattamente tutto ciò che occorre per dimostrare l’infedeltà.

Il coniuge separato può avere una relazione sentimentale?

Infine, analizziamo un’altra ipotesi, ossia quando il giudice ha autorizzato la coppia a vivere separata. Durante la fase transitoria della separazione, marito e moglie, pur risultando ancora sposati, non sono più tenuti a rispettare il dovere reciproco di fedeltà. Questo vuol dire, in altre parole, che ciascuno può intrattenere delle relazioni sentimentali con altre persone, a condizione che non si offenda la dignità del coniuge.


note

[1] Art. 143 cod.civ.

[2] Art. 151 cod.civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 8929/2013 del 12.04.2013.

[4] Trib. sent. n.92/2021 del 31.03.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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