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Quando si fa l’udienza preliminare?

10 Agosto 2021 | Autore:
Quando si fa l’udienza preliminare?

Cos’è e a cosa serve l’udienza preliminare? In quali casi non si celebra l’udienza del gup? Quali sono i riti alternativi? I casi di citazione diretta a giudizio.

Il procedimento penale è un lungo percorso scandito da diverse tappe. La prima è senza dubbio quella delle indagini preliminari: si tratta del periodo di tempo che la legge destina alle investigazioni della Procura della Repubblica. Solamente se le indagini confermano la responsabilità penale dell’indagato potrà procedersi con il rinvio a giudizio, cioè con la celebrazione del processo vero e proprio. A metà strada tra la fase delle indagini e quella del processo si pone un momento particolarmente importante: quello dell’udienza preliminare. Con il presente articolo ci occuperemo proprio di questo aspetto: vedremo cos’è e quando si fa l’udienza preliminare.

Sin da subito, possiamo dire che l’udienza preliminare funge da vero e proprio connettore tra le due grandi fasi in cui si divide il procedimento penale: le indagini preliminari e il processo innanzi al giudice terzo e imparziale. In un certo senso, l’udienza preliminare è un filtro predisposto dalla legge per evitare che giungano a dibattimento notizie di reato tutto sommato “deboli”, non sostenute da idonee investigazioni. L’udienza preliminare, dunque, è una vera e propria garanzia per l’imputato, il quale può evitare di finire in giudizio se il gup, cioè il giudice dell’udienza preliminare, ritiene infondata la responsabilità penale. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: scopriremo quando si fa l’udienza preliminare e, invece, per quali reati non è necessaria.

Udienza preliminare: cos’è?

L’udienza preliminare è quella fase del procedimento penale in cui un giudice (definito, per l’appunto, giudice dell’udienza preliminare) stabilisce se è il caso che l’imputato vada a giudizio oppure no.

Detto in altri termini, l’udienza preliminare serve a verificare se la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero sia fondata o meno. Si tratta quindi di una vera e propria valutazione del materiale probatorio raccolto dalla Procura della Repubblica.

L’udienza preliminare, dunque, consente al giudice di verificare se sussistono le condizioni affinché la persona imputata di un reato debba affrontare il processo penale (e il conseguente dibattimento) oppure se la vicenda processuale possa terminare lì, ad esempio perché è evidente l’infondatezza dell’accusa oppure perché mancano altre condizioni per procedere (ad esempio, il reato si è estinto per prescrizione).

Udienza preliminare: quando si celebra?

In linea di massima, l’udienza preliminare è parte integrante del procedimento penale. Ciò significa che l’udienza preliminare si deve celebrare sempre, costituendo essa una garanzia per l’imputato.

Tuttavia, esistono delle ipotesi in cui l’udienza preliminare non si fa. Ciò accade essenzialmente per due ragioni:

  • perché la legge, per determinati tipi di reati (in genere, non particolarmente gravi), ritiene superflua l’udienza davanti al gup e, pertanto, dispone che il pm curi personalmente la citazione diretta a giudizio;
  • perché le parti (cioè, il pm e l’imputato) decidono di saltare questa fase affidandosi a un rito alternativo a quello ordinario.

Nei prossimi paragrafi, vedremo in quali casi l’udienza preliminare non si celebra.

Citazione diretta a giudizio: cos’è?

L’udienza preliminare non si celebra nel caso di reati per i quali la legge prevede la citazione diretta a giudizio. Di cosa si tratta? In pratica, per determinati crimini la legge consente al pubblico ministero di curare personalmente la citazione a giudizio, senza passare per il vaglio dell’udienza preliminare.

Detto in altri termini, se il pm ritiene che l’indagato sia responsabile, non chiede il rinvio a giudizio al giudice dell’udienza preliminare, bensì cita direttamente in giudizio l’imputato, il quale quindi non potrà evitare il processo ottenendo l’assoluzione dal gup.

La legge prevede che si proceda con la citazione diretta a giudizio, escludendo quindi l’udienza preliminare, ogni volta che si tratti di contravvenzioni (reati minori, puniti con l’arresto e/o l’ammenda), oppure di delitti puniti con la pena della reclusione non superiore a quattro anni o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva.

Inoltre, l’udienza preliminare non si fa quando si procede per uno dei seguenti reati:

  • violenza o minaccia a un pubblico ufficiale;
  • resistenza a un pubblico ufficiale;
  • oltraggio a un magistrato in udienza;
  • violazione di sigilli aggravata;
  • rissa aggravata, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;
  • lesioni personali stradali, anche se aggravate;
  • furto aggravato;
  • ricettazione.

Udienza preliminare: quali sono i riti alternativi?

Oltre alle ipotesi di cui al precedente paragrafo, l’udienza preliminare non si celebra ogni volta che le parti decidano di procedere con un rito alternativo a quello ordinario. Vediamo quali sono i riti speciali che consentono di saltare l’udienza preliminare.

Patteggiamento

Se l’indagato chiede di patteggiare la pena prima ancora del rinvio a giudizio, allora il giudice fissa una speciale udienza camerale in cui pm e avvocato prospettano l’accordo a cui sono addivenuti per chiudere immediatamente il procedimento.

In questa ipotesi, poiché il responsabile chiede di definire immediatamente il giudizio con la pena pattuita, non sarà necessaria alcuna udienza preliminare.

Giudizio immediato

Il giudizio immediato, a differenza del rito ordinario, consente di “scavalcare” l’udienza preliminare tutte le volte in cui la sua celebrazione sia prevista.

Ciò significa che il giudizio immediato può essere chiesto soltanto per i reati per cui la legge prevede che, in via ordinaria, debba celebrarsi l’udienza preliminare prima di andare a dibattimento (sono esclusi, pertanto, i casi di citazione diretta a giudizio).

Il pubblico ministero può chiedere il giudizio immediato solamente se:

  • le prove raccolte rendano evidente la responsabilità penale dell’indagato;
  • sia stata data la possibilità all’indagato di rendere interrogatorio;
  • non siano decorsi più di novanta giorni dal momento in cui le indagini hanno preso formalmente avvio, cioè dal giorno in cui il nome dell’indagato è stato iscritto nel registro delle notizie di reato che si trova presso la Procura della Repubblica.

Il giudizio immediato può essere chiesto al giudice tanto dal magistrato del pubblico ministero quanto dall’imputato. Quest’ultima ipotesi, tuttavia, è rarissima, in quanto presuppone che l’imputato voglia saltare l’udienza preliminare per giungere direttamente al dibattimento.

Giudizio direttissimo

Il giudizio direttissimo presenta forti somiglianze con il rito immediato chiesto dal pm in quanto, in entrambi i riti, l’iniziativa della pubblica accusa consente di passare direttamente dalla fase delle indagini preliminari a quella del dibattimento, saltando l’udienza preliminare.

Mentre l’instaurazione del giudizio immediato, è conseguenza o di una valutazione di sussistenza di gravi indizi che fondano l’applicazione di una misura custodiale o di una valutazione della pubblica accusa che ritenga evidente la prova, nel giudizio direttissimo i presupposti richiesti dalla legge sono costituiti dall’arresto in flagranza o dalla confessione resa dall’indagato.

Decreto penale di condanna

Infine, è possibile evitare l’udienza preliminare (e anche il dibattimento) nell’ipotesi in cui il giudice, accogliendo la richiesta del pm, emani un decreto penale di condanna.

Secondo la legge, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato, una richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena.

In pratica, con il decreto penale di condanna l’imputato si vede notificare un provvedimento con cui il giudice gli commina una pena pecuniaria per un reato che ha commesso. A questo punto, l’imputato ha davanti a sé due strade:

  • accettare la condanna e pagare;
  • opporsi al decreto e chiedere la celebrazione del processo.

Per maggiori approfondimenti su questo specifico tema, è consigliata la lettura dell’articolo dal titolo “Opposizione decreto penale di condanna“.



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