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Redditometro su auto di grossa cilindrata

8 Aprile 2021 | Autore:
Redditometro su auto di grossa cilindrata

Quali sono i controlli fiscali per chi possiede vetture potenti e di lusso e come difendersi dall’accertamento.

Ci sono autovetture che balzano più delle altre agli occhi del Fisco: se i soldi necessari per acquistarle e mantenerle superano i redditi dichiarati dal contribuente, può scattare l’accertamento. La domanda dell’Amministrazione finanziaria è: «Come hai fatto a comprare quella macchina costosa, potente e di lusso e come riesci a mantenerla con le tue entrate irrisorie?». Spesso, è difficile per il contribuente obiettare qualcosa di valido.

Così scatta il redditometro sulle auto di grossa cilindrata o comunque considerate di lusso per altri motivi, come il modello o la rarità. Ma il contribuente può difendersi dimostrando la fonte delle entrate così non subirà l’accertamento fiscale. In determinati casi, è anche possibile far rientrare i veicoli nell’alveo dei beni strumentali che, come tali, non sono produttivi di reddito, bensì funzionali all’attività economica esercitata.

L’accertamento fiscale mediante redditometro

Il cosiddetto “redditometro” è un metodo di accertamento fiscale dei redditi dei contribuenti che riguarda le persone fisiche ed è basato su un criterio “sintetico” [1]: l’Amministrazione finanziaria prende in considerazione alcuni elementi ritenuti indicativi della capacità contributiva, come le autovetture di una certa potenza, e li pone a base di un calcolo induttivo per dimostrare l’esistenza di un reddito superiore a quello dichiarato.

La rettifica del reddito dichiarato, con il calcolo dell’importo presuntivamente evaso, arriva quando lo scostamento è superiore al 20% per almeno due anni d’imposta. È comunque un reddito stimato e il contribuente può contestarlo, dimostrando che la disponibilità economica è derivata da redditi esenti o soggetti a ritenuta d’imposta a titolo definitivo, oppure anche dallo smobilizzo di alcuni beni patrimoniali, come la vendita di un immobile. Per questo, il Fisco invia un questionario oppure convoca il contribuente a chiarimenti presso i propri uffici prima di emanare l’avviso di accertamento.

Il redditometro sulle autovetture potenti o di lusso

Gli elementi di capacità contributiva sono indicati in appositi decreti ministeriali aggiornati ogni due anni, ma l’ultimo di essi [2] risale al 2015 e si applica solo fino a quell’annualità e non è più valido per i periodi d’imposta successivi. Tra questi indicatori compaiono – o per meglio dire comparivano, visto che dal 2016 in poi l’applicazione è sospesa – anche le autovetture; precisamente, quelle di potenza superiore a 185 kw, cioè superiori a 250 cavalli, i Suv e fuoristrada, le auto storiche e le auto d’epoca (per approfondimenti leggi qui quali sono le auto nel mirino del redditometro).

Per l’Agenzia delle Entrate è molto facile risalire agli autoveicoli di proprietà del contribuente, “pescandoli” negli archivi dell’Anagrafe tributaria che contengono anche le informazioni trasmesse dal Pra (Pubblico registro automobilistico) in occasione di ogni compravendita, quando i passaggi di proprietà dei veicoli, nuovi o usati, vengono registrati.

Redditometro su auto di grossa cilindrata: quando è nullo

Nell’attesa di emanazione del nuovo decreto ministeriale, una circolare dell’Agenzia delle Entrate [3] ha di fatto congelato l’utilizzo del redditometro per le annualità d’imposta dal 2015 in poi e così, ad oggi, sull’acquisto auto non ci sono più accertamenti fiscali. Gli accertamenti eseguiti con la metodologia sul redditometro per le annualità precedenti rimangano validi. E in ogni caso lo stop provvisorio non significa che il redditometro sia definitivamente uscito di scena: potrà riprendere vigore non appena verranno emanate le nuove norme attuative.

Intanto, alcuni vecchi contenziosi in corso davanti ai giudici tributari si risolvono in favore dei contribuenti accertati: una nuova sentenza della Cassazione [4] ha dichiarato nullo l’accertamento con redditometro su auto di grossa cilindrata poiché è stato dimostrato che esse rientravano nell’ambito dell’attività imprenditoriale e non potevano riferirsi ai redditi della persona fisica.

Si trattava di un soggetto che era titolare di una ditta di noleggio di auto da rimessa e la Suprema Corte ha ritenuto che «non si considerano sostenute dalla persona fisica le spese per i beni e servizi se gli stessi sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa»: quelle autovetture non possono, cioè, essere considerate come indicatori di capacità contributiva, ma beni strumentali necessari per svolgere l’attività economica esercitata. Perciò, possiamo ritenere che dal redditometro è esclusa l’auto aziendale, in quanto in tal caso il veicolo è considerato strumentale ed il costo sostenuto per acquistarlo è inerente all’impresa, ma deve essere registrato come tale nella contabilità aziendale.

Per approfondire leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 38, commi 4 e 5, D.P.R. n. 600/1973.

[2] Decreto Ministro Economia e Finanze del 16.09.2015.

[3] Agenzia Entrate, Circ. n. 19/E del 08.08.2019.

[4] Cass. sent. n. 9216 del 06.04.2021.


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