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Chi paga le spese legali in caso di divorzio?

8 Aprile 2021
Chi paga le spese legali in caso di divorzio?

I costi della separazione e del divorzio: chi paga l’avvocato?

Non sempre il divorzio è voluto da entrambi i coniugi. A volte, c’è chi lo “subisce”, ossia chi viene chiamato in tribunale dall’altro coniuge che, invece, vuole a tutti i costi porre termine al matrimonio. In un’ipotesi del genere, chi paga le spese legali in caso di divorzio? Per rispondere a questa domanda dobbiamo inizialmente ricordare come si svolge la procedura di divorzio che, a sommi tratti, è la stessa prevista anche per la separazione. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Nello spiegare cioè chi paga le spese legali in caso di divorzio ci riferiremo a tutte le problematiche di ordine economico – come la scelta dell’avvocato, le tasse e i bolli necessari al giudizio, ecc. – collegati tanto alla preventiva fase di separazione che a quella successiva di divorzio. Ma procediamo con ordine.

Come avvengono la separazione e il divorzio?

Per separarsi o divorziare è possibile intraprendere un percorso condiviso, con un accordo congiunto, oppure – in assenza di tale accordo – una regolare causa con reciproche e contrapposte richieste dinanzi al giudice del tribunale. 

Nel primo caso, si parla di separazione o divorzio consensuale: la procedura si può svolgere indifferentemente in tribunale oppure con la stipula di un atto (molto simile a un contratto) stilato dai rispettivi avvocati delle parti (la cosiddetta negoziazione assistita). Se la coppia non ha figli minori, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti, è possibile portare a termine la separazione o il divorzio consensuale anche in Comune.

Se la coppia opta per la procedura di separazione o divorzio consensuale in tribunale è sufficiente anche un solo avvocato per entrambi che li segua in tale percorso, non potendo questi avviare l’iter da soli. È ovviamente possibile anche procedere con due o più avvocati.

Se la coppia opta per la negoziazione assistita, invece, è necessario almeno un avvocato a testa.

Se la coppia si separa o divorzia in Comune, invece, non è necessario alcun avvocato e l’intera procedura è gratuita. 

Nel caso in cui i coniugi non trovino un accordo, ci si può separare o divorziare solo avviando un regolare processo nel quale i due contendenti saranno contrapposti e difesi dai rispettivi avvocati. Si parla, allora, di separazione o divorzio giudiziale (contrapposto appunto alla procedura consensuale vista prima). 

Chi paga le spese del divorzio o della separazione consensuale?

Nel caso di separazione o divorzio consensuale, il problema su chi debba pagare le spese legali si pone solo per la procedura dinanzi al giudice. Difatti, in caso di negoziazione assistita, ciascun coniuge deve avere il proprio avvocato di cui, conseguentemente, dovrà farsi carico personalmente: in pratica, ciascun coniuge paga il proprio avvocato (salvo patto contrario). 

Invece, nel caso di separazione in Comune, non c’è necessità di affrontare spese legali. 

Se infine ci si separa o si divorzia in via consensuale in tribunale, è possibile nominare un solo avvocato e, in tal caso, i coniugi dovranno definire chi dei due si dovrà far carico di pagarlo, potendo anche stabilire una divisione a metà della relativa spesa e di tutti gli altri costi vivi del processo (contributo unificato: ossia la tassa di avvio del giudizio).

Chi paga le spese del divorzio o della separazione giudiziale?

Nel caso di separazione o divorzio giudiziale, invece, la divisione delle spese legali non si pone in un primo momento. Ciascun coniuge, infatti, nomina il proprio difensore di fiducia e ne accetta il preventivo da questi presentato (obbligatoriamente) per iscritto al momento del conferimento dell’incarico. Di tanto dovrà farsi carico, a prescindere dall’esito del successivo giudizio. Il coniuge è quindi direttamente obbligato con l’avvocato da questi nominato e deve pagare il suo onorario secondo gli accordi stretti con lui.

Tuttavia, al termine della causa, il giudice potrebbe – ma è piuttosto raro – accollare le spese processuali sulla parte soccombente, ossia quella che perde il giudizio. Quest’ultima quindi sarà tenuta a rimborsare all’avversario i costi da questo sostenuti per il giudizio, compresa la parcella del proprio avvocato, in base a una liquidazione fatta dal giudice (che tiene conto di un decreto ministeriale del 2014). Quindi, si tratta di un “rimborso” che avviene solo al termine del giudizio e che potrebbe essere tuttavia inferiore alla parcella chiesta dall’avvocato al proprio cliente al momento della firma del mandato. 

A ben vedere, però nelle cause di separazione o di divorzio è difficile che vi sia un vincitore o una parte sconfitta, essendo la procedura rivolta ad ottenere un effetto che entrambi i coniugi vogliono: lo scioglimento del matrimonio. Dunque, il più delle volte, il giudice “compensa le spese”: in pratica, non sono dovuti rimborsi e ciascun coniuge sostiene le spese che ha affrontato.

In teoria, tuttavia, è ben possibile che il giudice condanni la parte soccombente a pagare le spese processuali all’avversario. Ciò potrebbe avvenire nei confronti di chi non riesca a dar prova dei propri diritti. Un esempio banale è quello del marito che, dopo aver tradito ripetutamente la moglie, subisca l’iniziativa di quest’ultima di volersi separare e venga condannato a pagarle il mantenimento. Un altro esempio si ha quando, ad esempio, la moglie chieda un mantenimento di 1.000 euro ed il giudice le riconosca solo 200 euro o, addirittura, glielo neghi del tutto. 

Nei due esempi appena visti, è identificabile un soggetto che perde l’intero giudizio e che quindi possa essere condannato alle spese processuali.

Insomma, in presenza di pretese assurde o infondate, o di un comportamento gravemente colpevole che abbia determinato il naufragio del matrimonio, il giudice potrebbe imporre ad una parte di rimborsare le spese legali per il divorzio o la separazione sostenute dall’altra. 

Potrebbe anche succedere che un coniuge chieda la separazione o il divorzio quando l’altro invece rifiuti di dare il proprio consenso. Il comportamento di quest’ultimo non pregiudica l’azione del primo che potrebbe ugualmente agire in tribunale e avviare una procedura di separazione o divorzio giudiziale. Anche in tal caso, il giudice potrebbe condannare la parte opponente alle spese processuali.



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