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Accompagnamento: entro quando va riconosciuto?

8 Aprile 2021 | Autore:
Accompagnamento: entro quando va riconosciuto?

L’accertamento sanitario con cui è stabilito il diritto all’accompagno diventa definitivo dopo 60 giorni?

L’indennità di accompagnamento [1], o accompagno, è una prestazione di assistenza riconosciuta dall’Inps agli inabili (invalidi civili totali, nella misura del 100%) che hanno persistenti difficoltà a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o a compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza. Una particolare indennità di accompagnamento spetta, poi, ad alcune categorie di non vedenti ed assegni con funzione analoga possono essere corrisposti dall’Inail agli infortunati sul lavoro o agli affetti da malattie professionali.

Il riconoscimento delle condizioni di non autosufficienza, necessarie per il diritto al trattamento, è effettuato da un’apposita commissione medica Asl integrata, che invia poi il verbale per la validazione al Centro medico legale (Cml) Inps. Ma l’accompagnamento entro quando va riconosciuto? Esiste un termine massimo entro il quale il verbale provvisorio, in assenza di opposizione dell’Inps, diventa definitivo? Alla questione ha risposto la Cassazione, con una nuova ordinanza [2]: la Suprema Corte chiarisce, in particolare, quale valore debba essere attribuito ai verbali delle commissioni mediche e se l’Inps abbia il potere di modificare un giudizio precedentemente espresso dalla commissione competente.

A dettare le regole in materia è il decreto Anticrisi del 2009 [3], che ha fissato i criteri e le competenze nei procedimenti di accertamento delle minorazioni civili efficaci a partire dal 2010.

Nel dettaglio, dal 1° gennaio 2010, la domanda di accertamento di invalidità, handicap e accompagnamento si presenta all’Inps e non più alle Asl; le competenti Commissioni Asl sono inoltre integrate da un medico Inps.

Come funziona l’assegno di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento, o accompagno, è erogata dall’Inps a chi:

  • è stato riconosciuto invalido civile totale (100%) per minorazioni fisiche o psichiche;
  • è inoltre impossibilitato a camminare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure a compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;
  • è cittadino italiano;
  • in alternativa, è cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del Comune di residenza;
  • in alternativa, è cittadino straniero extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno;
  • ha residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • non è ricoverato in una struttura a carico dello Stato.

L’assegno, per il 2021, ammonta a 522,10 euro al mese e spetta per 12 mensilità.

Non sono previsti requisiti economici per il diritto all’assegno e l’indennità non influisce sull’Isee.

Come si chiede l’accompagnamento?

Ai fini del riconoscimento dell’assegno di accompagnamento, l’interessato, una volta in possesso del certificato medico introduttivo (che va trasmesso dal medico convenzionato all’Inps, telematicamente), che attesti l’invalidità civile totale e la non autosufficienza, deve chiedere il riconoscimento dei requisiti sanitari all’Istituto.

In particolare, deve inoltrare la domanda usufruendo del servizio denominato “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”, all’interno del portale web dell’Inps.

In alternativa, può inviare la domanda tramite gli enti di patronato o le associazioni di categoria dei disabili (Anmic, Ens, Uic, Anfass), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

Il servizio per inviare l’istanza di riconoscimento d’invalidità è stato recentemente innovato dall’Inps, prevedendo l’invio dei dati socioeconomici necessari per il pagamento dei sussidi eventualmente dovuti, come la pensione di inabilità, l’accompagno ed ulteriori indennità, nei quadri da B ad H. Non è dunque più necessario inviare, una volta avvenuto il riconoscimento dell’invalidità, il modello Ap70 per ricevere le prestazioni economiche dall’Inps.

Per approfondire, leggi: Domanda invalidità, accompagnamento, legge 104.

Quando è emesso il verbale di accompagnamento?

La commissione medica che emette il verbale di accompagnamento è composta da un presidente, due componenti e un medico di categoria (per l’accompagnamento può appartenere, ad esempio, all’associazione Ac- Anmic). Per la precisione, l’accertamento sanitario compete all’Asl, che lo effettua attraverso una Commissione medica, integrata però da un medico dell’Inps.

Ultimati gli accertamenti sanitari, la commissione:

  • redige il verbale di visita, o verbale provvisorio, che deve essere firmato da almeno 3 medici (tra cui il rappresentante di categoria, se presente);
  • invia il verbale per la validazione al Centro medico legale (Cml) dell’Inps, che può disporre nuovi accertamenti, anche tramite visita diretta.

Ci sono dei termini entro cui il verbale definitivo deve essere inviato? E, soprattutto, che cosa accade se l’Inps non dispone nuovi accertamenti e non contesta il verbale? Ci si domanda, in particolare, se possa valere il silenzio-assenso, in mancanza di diniego da parte dell’Inps e se il verbale possa, entro 60 giorni, diventare definitivo.

Quando il verbale di accompagnamento diventa definitivo?

In quali casi il verbale di accompagnamento diventa definitivo? Alla domanda ha risposto la Cassazione [2], chiarendo che:

  • l’Inps ha la possibilità di sospendere l’accertamento sanitario;
  • in conformità con la normativa di contrasto alle frodi in materia di invalidità civile [3], in ogni caso l’accertamento definitivo è effettuato dall’Inps.

Di conseguenza, il verbale provvisorio di accompagno non diventa definitivo dopo 60 giorni, ma occorre sempre il giudizio del Centro medico legale Cml dell’Inps. Peraltro, il verbale definitivo, a campione o su segnalazione del centro medico dell’Inps, può essere monitorato da parte della Commissione medica superiore (Cms).

Gli accertamenti disposti dalla Cms possono consistere in un riesame della documentazione sanitaria agli atti o in una visita diretta.

In sostanza, l’Inps ha il potere di modificare un giudizio precedentemente espresso dalla commissione medica.


note

[1] L. 18/1980.

[2] Cass. ord. n. 9235/2021.

[3] Art. 20 L. 102/2009.

Autore immagine: pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 15 dicembre 2021 – 6 aprile 2021, n. 9235

Presidente Manna – Relatore D’Antonio

Considerato in fatto

  1. La Corte d’appello di Palermo, in riforma della sentenza del Tribunale di Termini Imerese, ha accolto la domanda di M.R. volta ad ottenere l’indennità di accompagnamento.

La Corte ha ritenuto che, una volta trasmesso dalla ASL alla competente commissione medica periferica il verbale che aveva accertato la sussistenza del requisito sanitario senza che l’Inps avesse chiesto, nel termine di 60 giorni dalla trasmissione di detto verbale, la sospensione dello stesso, l’accertamento era diventato definitivo in quanto, in base alla L. n. 295 del 1990, art. 1, comma 7, si era formato il silenzio assenso sulla domanda presentata in data 24/9/2012.

La Corte territoriale ha ritenuto perentorio il termine di 60 giorni di cui alla L. n. 295 del 1990, art. 1, comma 7, che determina, se non interrotto dalla richiesta di sospensione da parte dell’Inps, la definitività dell’accertamento del requisito sanitario, fatti salvi gli ulteriori accertamenti di tipo amministrativo. Ha osservato che tale interpretazione non era in contrasto con la L. n. 102 del 2009, art. 20, comma 1, che attribuiva all’Inps l’accertamento definitivo in quanto la L. n. 295 citata, art. 7, non sottraeva la competenza all’Inps cui spettava la facoltà di sospendere il procedimento.

La Corte ha, quindi, concluso che non avendo l’Inps disposto la sospensione nel termine di 60 giorni, l’accertamento contenuto nel verbale era definitivo e, non essendo necessari ulteriori accertamenti,ha riconosciuto l’indennità di accompagnamento.

  1. Avverso la sentenza ricorre l’Inps con un unico articolato motivo. Resiste la M. . La Procura generale ha depositato conclusioni scritte.

Ritenuto in diritto

  1. L’Inps denuncia violazione della L. n. 295 del 1990, art. 1, comma 7; D.L. n. 78 del 2009, art. 20 b, comma 1, conv. in L. n. 102 del 2009; D.P.R. n. 698 del 1994, art. 1; art. 147 disp. att. c.p.c..

Osserva che dal complesso delle norme di cui sopra conseguiva che il decorso del termine di 60 giorni di cui alla L. n. 295 del 1990, art. 1, comma 7, senza che l’Inps avesse disposto la sospensione del verbale ASL, non integrava un’ ipotesi di silenzio assenso e che l’Istituto, anche dopo 60 giorni, non consumava il potere di sospendere l’accertamento sanitario effettuato dalla commissione istituita presso l’ASL e di chiamare l’istante a nuova visita medica.

  1. Il motivo è fondato dovendosi escludere nella fattispecie che si sia formato un silenzio assenso.

L’affermazione della Corte territoriale secondo cui il termine di 60 giorni di cui alla L. n. 295 del 1990, art. 1, comma 7, sia perentorio, per cui decorso inutilmente tale termine senza che l’Inps abbia sospeso il verbale, questo diverrebbe definitivo, non trova riscontro nella norma citata ed anzi tale interpretazione si porrebbe in contrasto con la disposizione di cui al D.P.R. n. 698 del 1994, che fissa la durata del procedimento per l’accertamento dello stato sanitario in nove mesi, e non già in 60 giorni, pur prevedendo detta disposizione il permanere della possibilità per l’istituto di sospendere l’accertamento in base alla previgente normativa.

  1. Va, altresì, richiamato la L. n. 102 del 2009, art. 20, comma 1, u.p., in tema di contrasto alle frodi in materia di invalidità civile, secondo cui “in ogni caso l’accertamento definitivo è effettuato dall’INPS” con la conseguenza che non risulta neppure concettualmente compatibile con una durata di soli 60 giorni, valutata la finalità della norma di cui alla L. n. 102 citata, tesa al contrasto delle frodi.
  2. Deve, infine, richiamarsi, a definitiva confutazione dell’interpretazione accolta dalla Corte territoriale, l’art. 147 disp. att. c.p.c., secondo cui nelle controversie in materia di previdenza e di assistenza sono privi di qualsiasi efficacia vincolante sostanziale e processuale, le collegiali mediche, permanendo quindi in capo all’Inps il potere di modificare un giudizio precedentemente espresso dalla collegiale.

Questa Corte ha, a riguardo, affermato (cfr. Cass. 16569/2015) che “nelle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, le collegiali mediche sono prive, ai sensi dell’art. 147 disp. att. c.p.c., comma 1, di qualsiasi efficacia vincolante, sostanziale e processuale, dovendosi ritenere, anche alla luce della L. n. 295 del 1990, art. 1 (nel testo applicabile “ratione temporis”) la natura non provvedimentale degli accertamenti sanitari, in quanto strumentali e preordinati all’adozione del provvedimento di attribuzione della prestazione, in corrispondenza di funzioni di certazione assegnate alle indicate commissioni (nello stesso senso Cass. n. 7548/2006).

  1. Alla luce dei suddetti principi deve riconoscersi all’Inps il potere di effettuare un accertamento anche oltre il termine di 60 giorni entro il quale avrebbe potuto disporre la sospensione.
  2. Il ricorso va accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio.


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