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Se il bene venduto è difettoso o non è conforme al contratto: entro quanto agire

16 Mar 2014


Se il bene venduto è difettoso o non è conforme al contratto: entro quanto agire

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Mar 2014



Rimedi per il consumatore in caso di difetto di conformità tra riparazione o sostituzione e riduzione del prezzo o risoluzione del contratto; il termine per la denuncia è di due mesi che decorre non dalla consegna del bene, ma dalla scoperta del vizio.

Il codice del consumo [1] consente al consumatore, nel caso in cui il bene acquistato risulti difettoso o non conforme a quanto promesso dal venditore nel contratto (in gergo tecnico si dice “difetto di conformità”), una serie di tutele (le vedremo tra breve).

Ciò che è importante sapere immediatamente – così come spiegato da una recente sentenza del Tribunale di Piacenza [2] – è che il consumatore, in tali casi, ha due mesi di tempo per denunciare il difetto di conformità: tale termine decorre non dal momento della consegna del bene all’acquirente, ma dalla scoperta, da parte di quest’ultimo, del difetto e sempre che non siano passati due anni dalla consegna del bene stesso.

Se denuncia il difetto nei termini, il consumatore – dicevamo – ha a disposizione una serie di tutele. In particolare, egli può chiedere:

1 – la riparazione del bene o, se preferisce, la sostituzione, in entrambi i casi senza spese. La scelta tra l’uno o l’altro rimedio è rimessa all’acquirente, ma a condizione che la scelta non sia oggettivamente impossibile o eccessivamente onerosa rispetto alla sua alternativa (si considera “eccessivamente oneroso” uno dei due rimedi se impone al venditore spese irragionevoli in confronto all’altro).

In ogni caso, il venditore deve effettuare le riparazioni o le sostituzioni entro un congruo termine dalla richiesta senza arrecare notevoli inconvenienti al consumatore.

2 – Solo se la riparazione o la sostituzione non sono possibili o non soddisfacenti, il cliente potrà chiedere una riduzione del prezzo di acquisto oppure, se lo preferisce, la risoluzione del contratto (ossia la restituzione dei soldi pagati, dietro restituzione del bene difettoso).

Da ciò si comprende come i rimedi del punto n. 1 e quelli del punto n. 2 non sono tra loro alternativi, ma si pongono in una condizione di vera e propria gradazione: nel senso che solo se i rimedi al punto n. 1 non sono possibili si può optare per uno dei rimedi del punto n. 2.

Pertanto, per esempio, l’acquirente che rilevi subito un difetto di conformità del bene non potrà subito chiedere la restituzione dei soldi pagati, ma dovrà prima verificare se sia possibile la sostituzione o – a sua scelta – la riparazione del bene.

note

 

[1] D.lgs. n. 206/2005.

[2] Trib. Piacenza, sent. del 14.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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