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Se l’acquirente si accorge che l’immobile nel compromesso ha un valore inferiore

16 marzo 2014


Se l’acquirente si accorge che l’immobile nel compromesso ha un valore inferiore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2014



Contratto preliminare: nel caso di vendita a corpo, il promissario acquirente può recedere dal compromesso e rifiutarsi di firmare il rogito se il valore dell’immobile è inferiore di un ventesimo rispetto a quello indicato in contratto.

Sebbene il contratto preliminare per la vendita di immobili (volgarmente detto “compromesso”) obblighi entrambe le parti (acquirente e venditore) a firmare, entro il termine ivi stabilito, il “rogito” notarile, l’acquirente però potrebbe recedere da tale “promessa” se si accorge – in caso di vendita “a corpo” – che il valore effettivo dell’immobile è inferiore di oltre un ventesimo rispetto a quanto indicato in contratto, e sempre che il venditore non accetti di ridurre tale corrispettivo.

Facciamo un esempio per comprendere meglio questo principio, formalizzato in una recente sentenza della Cassazione [1]. Mettiamo che nel contratto preliminare venga convenuto, come prezzo di vendita, 200mila euro. Se l’acquirente si accorge, in un momento successivo, che il valore effettivo del bene è inferiore di oltre un ventesimo (ossia, è inferiore a 180mila euro), egli può chiedere al venditore una riduzione del prezzo. Se questi non accetta la richiesta, allora il compratore può decidere di recedere dal preliminare e, quindi, non presentarsi davanti al notaio per la firma del contratto definitivo, senza subire alcuna conseguenza o responsabilità. In tal caso, il contratto preliminare si considererà come mai esistito (cosiddetta “risoluzione”).

Ovviamente, a determinare quale sia l’effettivo valore dell’immobile sarà il giudice, suffragato dal consulente tecnico nominato dall’ufficio stesso (in gergo tecnico viene detto “C.T.U.”).

note

[1] Cass. sent. n. 20393 del 5.09.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Il valore di un immobile viene determinato dal prezzo a cui viene venduto, e quindi in questo caso proprio € 200.000,00.
    Forse si voleva fare riferimento al 5% e quindi un ventesimo di differenza tra misura dichiarata e misura accertata, per cui anche se la vendita avviene a corpo e non a misura l’acquirente può chiedere (ed ottenere) la riduzione del prezzo in proporzione, sempre che questa superi il 5%.

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