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Screenshot: è prova?

8 Aprile 2021
Screenshot: è prova?

La stampa della schermata dello smartphone vale come prova in un processo civile o penale? Il valore probatorio dello screenshot di una chat o di una pagina web. 

Che valore ha uno screenshot se dovesse servire come prova in un processo civile o penale? Potrebbe il giudice basarsi solo sulla “stampa” della schermata dello smartphone o del computer per accertare un illecito commesso tramite il web? 

Ipotizziamo che una persona utilizzi una tua foto per creare un account falso o che, in una chat di WhatsApp, ti offenda pubblicamente. In tali ipotesi, potresti denunciarlo avendo solo lo screenshot come prova? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce delle più recenti sentenze.

Screenshot come prova nel processo penale

Nessuna norma disciplina il valore probatorio dello screenshot ma la sua rilevanza all’interno del processo è stata oggetto di numerosi chiarimenti da parte della giurisprudenza.

Con una recente sentenza, la Cassazione [1] ha tolto ogni residuo dubbio in merito, almeno nell’ambito del processo penale: secondo la Corte, lo screenshot è prova.

Riportiamo qui di seguito le stesse parole della Suprema Corte che serviranno a chiarire il valore probatorio della schermata video: «È legittima l’acquisizione come documento di messaggi […] mediante la realizzazione di una fotografia dello schermo di un telefono cellulare sul quale gli stessi sono leggibili […]».

Si tratta ormai di un principio consolidato che ha trovato ingresso nelle aule dei tribunali non molto tempo fa [2]. 

Una volta riconosciuto il valore probatorio dello screenshot, non resta che verificare se si debbano seguire particolari forme o modalità in merito al compimento di tale operazione e alla produzione della fotografia all’interno del processo. I giudici, a riguardo, hanno rassicurato: non è richiesta alcuna attestazione di autenticità sullo screenshot. Ripetendo le parole estrapolate dalla sentenza è necessario sapere che «non è imposto alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività, che consiste nella realizzazione di una fotografia e che si caratterizza soltanto per il suo oggetto, costituito appunto da uno schermo» sul quale sia visibile un testo o un’immagine «non essendovi alcuna differenza tra una tale fotografia e quella di qualsiasi altro oggetto».

Il medesimo concetto era stato già esplicato in passato dalla stessa Cassazione [3]: «i dati di carattere informatico contenuti in un computer rientrano tra le prove documentali e per l’estrazione di questi dati non occorre alcuna particolare garanzia; di conseguenza ogni documento acquisito liberamente ha valore di prova, anche se privo di certificazione, sarà poi il giudice a valutarne liberamente l’attendibilità». 

Insomma, detto in parole semplici e brevi, lo screenshot è un prova legale a tutti gli effetti, a prescindere dalla sua autenticazione.

Il vero problema dello screenshot è che, da solo, non garantisce la prova della data in cui l’illecito sarebbe stato commesso. La questione è spesso indifferente nell’ambito del processo penale dove, per molti reati, rileva solo il compimento dell’atto in sé per sé, a prescindere dal tempo in cui si è protratto. Si tratta di «reati istantanei» che si consumano nel momento stesso dell’azione. 

Ciò nonostante, potrebbe comunque risultare utile l’attestazione di un pubblico ufficiale che, oltre a confermare l’identità dello screenshot rispetto alla pagina web, possa anche certificare con certezza il momento in cui l’illecito è stato accertato. Questo adempimento potrebbe ben essere realizzato da un notaio al quale si chiederà di stampare il foglio con lo screenshot, di confrontarlo con la pagina web dal quale è stato tratto, di accertare la conformità del secondo al primo e di apporre la «data certa» sul foglio.

Screenshot come prova nel processo civile

Circa la validità probatoria dello screenshot nell’ambito del processo civile, si deve innanzitutto ritenere che tale documento possa considerarsi una «riproduzione meccanica». Ai sensi dell’articolo 2712 del Codice civile, «le riproduzioni fotografiche, informatiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate», solo se – nel corso del processo – non vengono contestate dalla controparte. In pratica, colui contro il quale viene prodotta la riproduzione meccanica non deve disconoscerne la conformità ai fatti o alle cose medesime. Non basta però – come ha più volte detto la Cassazione – una generica opposizione, ma è necessario insinuare nel giudice il dubbio fondato sulla genuinità di tale prova. Insomma, lo screenshot deve apparire un’alterazione informatica: solo in tal caso esso non avrà alcun valore di prova.

Ciò nonostante, per non incorrere in problemi, prima di sottoporre al vaglio del giudice uno screenshot, l’avvocato tende a valersi dell’attestazione di un perito informatico che estrapoli la schermata dal web e ne attesti la conformità. La sua dichiarazione non avrà lo stesso valore di una certificazione notarile ma servirà ad escludere contestazioni generiche o strumentali della controparte. 


note

[1] Cass. sent. n. 12062/2021.

[2] Cass. sent. n. 8332/2019

[3] Cass. sent. n. 8736/2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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