Contratti a termine: verso nuova durata e niente causali

8 Aprile 2021 | Autore:
Contratti a termine: verso nuova durata e niente causali

Pressing sul ministro del Lavoro, Orlando: un anno in più, via i vincoli sui rinnovi, aiuti alle aziende per assumere a tempo determinato.

Se si vuole dare una vera spinta all’occupazione, bisogna per forza intervenire sul lavoro a tempo determinato. È il principio su cui si basa la discussione in atto all’interno della maggioranza che punta a cambiare i connotati ai contratti a termine, a cominciare dalla durata massima e dalle causali per il rinnovo. Lega, Partito Democratico e Forza Italia hanno proposto al Governo, in particolare al ministro del Lavoro Andrea Orlando, di rivedere le regole di questo tipo di contratti che, specialmente per i giovani, rappresentano la tipica arma a doppio taglio: tanto sono un’occasione di lavoro quanto il principale pilastro del precariato.

Quindi – si suggerisce ora a Orlando – ampliando l’orizzonte che va al di là di questo momento di difficoltà creato dalla pandemia, occorrerebbe mettere mano al decreto Dignità ed agire almeno su quattro versanti, ovvero:

  • eliminare le causali che la legge impone per il rinnovo dei rapporti di lavoro a termine;
  • incentivare le aziende ad assumere non solo a tempo indeterminato ma anche a tempo determinato con degli sgravi contributivi;
  • rivedere la durata massima dei contratti, oggi fissata a 24 mesi, portandola a 36 mesi senza considerare il periodo della pandemia;
  • rimuovere i contributi addizionali fino alla fine del 2021.

La parola d’ordine, dunque, è flessibilità. Perché, una volta concluse le varie blindature al lavoro introdotte durante il Covid, si teme una forte emorragia di posti di lavoro. Non soltanto per la fine del divieto di licenziare, che potrebbe interessare principalmente i rapporti a tempo indeterminato, ma anche per il ritorno della logica della rigidità che ingabbia i contratti a termine. La richiesta avanzata al Governo, insomma, è quella di non limitarsi a decidere come tamponare la situazione nell’emergenza ma di studiare nuove formule da introdurre a regime, almeno per un certo arco di tempo, in modo tale da tentare di cambiare la tendenza mostrata l’altro ieri dall’Istat sul versante del mercato del lavoro: 945mila occupati in meno nell’ultimo anno, di cui 372mila con contratto a termine.

C’è tempo fino al 31 dicembre 2021, data entro la quale – come previsto dalla proroga introdotta dal decreto Sostegni – i datori di lavoro possono rinnovare i rapporti a tempo determinato per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta anche in assenza di causali e senza l’obbligo di rispettare la clausola della pausa tra la fine di un contratto e l’inizio di quello rinnovato. Rimane, comunque, il tetto massimo dei 24 mesi di durata complessiva. Non vanno, però calcolati i rinnovi e le proroghe che hanno già avuto luogo.



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