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Divieto di licenziamento: si applica ai dirigenti?

10 Agosto 2021
Divieto di licenziamento: si applica ai dirigenti?

Secondo il tribunale di Roma, il blocco dei licenziamenti introdotto dalla normativa anti-Covid riguarda anche i dirigenti.

Sei stato assunto due anni fa come dirigente da un’azienda commerciale. A febbraio del 2021, hai ricevuto una lettera di licenziamento per soppressione del posto di lavoro. Ti è stato detto che il divieto di licenziamento introdotto durante la pandemia non riguarda i dirigenti ma vuoi avere maggiori informazioni.

La pandemia da Covid-19 ha messo in ginocchio numerose aziende nel nostro Paese e il Governo, per evitare una valanga di licenziamenti, ha introdotto un blocco che riguarda i recessi per motivi economici. Molti dirigenti, tuttavia, sono stati comunque licenziati in questo periodo e si chiedono: « Il divieto di licenziamento si applica ai dirigenti?».

La maggior parte degli esperti della materia sostiene che i lavoratori assunti con categoria dirigenziale siano esclusi da questa protezione ma, di recente, il tribunale di Roma ha espresso una posizione diversa riaprendo il dibattito.

Blocco dei licenziamenti: cos’è?

Il coronavirus ha determinato una crisi economica senza precedenti. Per evitare che le chiusure aziendali e il rallentamento generale dell’economia si traducessero in un’emergenza sociale, il Governo ha introdotto, a partire dal 23 febbraio 2020 [1] il blocco dei licenziamenti che si applica a:

  • procedure di licenziamento collettivo: si tratta della procedura sindacale che deve essere seguita se l’azienda intende licenziare 5 o più lavoratori nell’arco di 120 giorni per motivi economici ed organizzativi:
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo [2]: si tratta del recesso dal rapporto di lavoro determinato da motivi economici, organizzativi e produttivi (ad es. soppressione del posto di lavoro, automazione del processo di lavoro, etc.).

Allo stato attuale [3], il blocco è ancora in corso sino al:

  • 30 giugno 2021 per tutti i datori di lavoro;
  • dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 per i datori di lavoro che richiedono i seguenti trattamenti di integrazione salariale: assegno ordinario, cassa in deroga, cassa integrazione operai agricoli.

Blocco dei licenziamenti: a chi si applica?

Dopo l’entrata in vigore del divieto si è diffusa un’interpretazione maggioritaria secondo la quale il blocco si applica a:

  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
  • licenziamento per inidoneità sopravvenuta alla prestazione;
  • licenziamento collettivo.

Sempre secondo l’interpretazione dominante il divieto non si applica alle seguenti fattispecie:

  • licenziamento disciplinare (legato ad un comportamento scorretto del dipendente);
  • licenziamento durante il periodo di prova;
  • recesso alla fine del periodo di formazione nell’apprendistato;
  • licenziamento per superamento del periodo di comporto di malattia;
  • licenziamento del dirigente (sia per motivi economici che disciplinari).

Blocco dei licenziamenti: si applica ai dirigenti?

Come abbiamo visto, la maggior parte degli operatori del settore ha ritenuto che il blocco dei licenziamenti non si applicasse ai dirigenti sulla base di un motivo molto semplice. La legge che definisce il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, prevede espressamente che non si applica ai dirigenti i quali non rientrano nel campo di applicazione della normativa contro i licenziamenti illegittimi.

La tutela dei dirigenti contro i recessi arbitrari del datore di lavoro è stata introdotta dai contratti collettivi di settore che hanno previsto il concetto di “giustificatezza” del licenziamento che, per giurisprudenza costante, non può mai essere equiparato alla nozione di giustificato motivo oggettivo prevista dalla legge.

Blocco dei licenziamenti: la posizione del tribunale di Roma

Di recente, l’esclusione dei dirigenti dal blocco dei licenziamenti è stata messa in discussione da una sentenza del tribunale di lavoro di Roma [4] che ha fatto molto discutere. Secondo il giudice capitolino, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma che introduce il divieto, si deve ritenere che il recesso dal rapporto di lavoro per motivi economici sia proibito anche per i dirigenti. Ciò in quanto il concetto di “giustificatezza” introdotto dai Ccnl sarebbe perfettamente equiparabile alla motivazione economica prevista per il giustificato motivo oggettivo dalla legge. Escludere i dirigenti da questa tutela costituirebbe violazione del principio di eguaglianza.

Tale lettura appare molto forzata perché contrasta con il chiaro tenore letterale della norma che richiama la nozione di giustificato motivo oggettivo di licenziamento che, tradizionalmente, non si applica ai dirigenti.

Violazione del blocco dei licenziamenti: quali conseguenze?

Se altri giudici dovessero aderire all’interpretazione fornita dal tribunale di Roma, i dirigenti che, durante la pandemia, sono stati licenziati per motivi economici potrebbero chiedere al tribunale di accertare la nullità del licenziamento. In questo caso, avrebbero diritto ad ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento di tutti gli stipendi che avrebbero percepito se non fossero mai stati licenziati, dalla data di recesso sino al reintegro in azienda.


note

[1] Art. 46, DL 18/2020.

[2] Art. 3, L. 604/1966.

[3] Art. 8, DL 41/2021.

[4] Trib. Roma,  26 febbraio 2021.


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