Nuovi contratti a termine e apprendistato per sostenere le assunzioni

16 marzo 2014


Nuovi contratti a termine e apprendistato per sostenere le assunzioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2014



Maggiore flessibilità per i contratti di lavoro: cambiano le rigide regole introdotte dalla riforma Fornero.

Novità per aiutare le assunzioni. Cambiano le regole in tema di contratti a termine e apprendistato. La Camera dei Deputati ha approvato il testo del Decreto Legge “Poletti”, contenente le nuove direttrici guida.

Viene modificata la disciplina attualmente vigente (frutto delle rigidità introdotte dalla legge Fornero e del primo intervento correttivo del decreto Giovannini) che limita l’acausalità – cioè l’esonero per il datore di specificare i motivi per cui appone un termine al rapporto – al solo primo contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 12 mesi. In pratica, quello che è l’aspetto più innovativo del Dl è che scompare l’obbligo di indicare le ragioni giustificatrici del termine (la “causale”).

Dunque, i contratti a termine possono essere stipulati in maniera «acausale», senza le distinzioni che prima relegavano questa opportunità soltanto al primo rapporto a tempo determinato che si instaurava con il lavoratore.

Che cosa è rimasto, in sintesi, della vecchia disciplina? Intanto il tetto massimo di 36 mesi, che rappresenta il limite (anche dato come sommatoria e comprese le eventuali proroghe) entro il quale il contratto a termine può essere stipulato con lo stesso lavoratore, salvo la possibilità di un ulteriore contratto a termine sottoscritto in modalità «assistita» (presso la Dtl e con supporto delle organizzazioni sindacali). Rimane in vigore anche la regola del cosiddetto «stop&go», ovvero i periodi di pausa da rispettare tra un rapporto di lavoro a tempo determinato e il successivo (10 o 20 giorni a seconda che il contratto iniziale fosse rispettivamente di durata inferiore/pari a 6 mesi ovvero superiore).

Primo punto: il contratto a termine perde la necessità di essere giustificato. In pratica, si dà il via libera ai cosiddetti “contratti acausali”. Il datore di lavoro potrà, così, sempre instaurare rapporti a termine senza causale, nel limite di durata (attualmente già in vigore) di massimo di 36 mesi (3 anni). L’acausalità, pertanto, diventa la regola, non l’eccezione.

Attualmente, invece, la disciplina vigente limita l’acausalità – cioè l’esonero per il datore di specificare i motivi per cui appone un termine al rapporto – al solo primo contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 12 mesi (la nuova riforma, in pratica, innalza tale termine a 36 mesi).

Il contratto a tempo, inoltre, potrà essere prorogato in corso di svolgimento fino a un massimo di otto volte, purché:

– sempre nei limiti dei 36 mesi

– e sempre che i rinnovi si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato.

In altre parole, sì alla flessibilità ma senza eccessi. Per evitare di precarizzare i lavoratori, sarà per esempio possibile rinnovare il contratto a termine di un giorno o due ma non infinite volte nell’arco dei 36 mesi, ma, appunto, massimo cinque volte.

Anche le imprese che hanno assunto fino a 5 dipendenti potranno comunque stipulare un contratto a termine.

Resta confermato il tetto massimo del 20% di contratti a termine (calcolato sui dipendenti a tempo indeterminato e non più sull’organico complessivo) che ciascun datore di lavoro potrà stipulare rispetto al proprio organico complessivo delle assunzioni; ma tale limite sarà derogabile dagli accordi collettivi, nei settori dove eventualmente ci fosse bisogno di rispondere a picchi di lavorazione.

La formazione pubblica per gli apprendisti torna obbligatoria (ma se la Regione non si attiva entro 45 giorni l’impresa è esonerata). Viene ripristinato il piano formativo individuale, seppur con modalità semplificate di redazione; e viene reintrodotta una quota legale di stabilizzazione di apprendisti (20% per le aziende con almeno 30 dipendenti) necessaria per consentire al datore di lavoro di poter sottoscrivere nuovi contratti di apprendistato.

Il Ministro ha anche annunciato la cancellazione dell’obbligo di rispettare un intervallo di tempo tra un contratto a termine e un altro (per questo aspetto bisognerà attendere il testo del decreto legge). Attualmente il termine introdotto dalla riforma Fornero è di 60 o 90 giorni (a seconda della durata del rapporto, se cioè inferiore o superiore ai sei mesi). Il nuovo decreto, invece, vorrebbe portare tali termini a 10 o 20 giorni.

L’apprendistato

Per quanto riguarda l’apprendistato il nuovo decreto legge confermerebbe l’intervento sul piano formativo, per il quale non è più richiesta la forma scritta (che resta invece per il solo contratto e patto di prova). In pratica, il ricorso alla forma scritta vale solo per il contratto e per il patto di prova e non quindi, come attualmente previsto, anche per il piano formativo individuale.

Inoltre vengono cancellate le attuali previsioni secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo (30% fino al 2015, poi 50%). Ora queste percentuali non ci saranno più.

Infine, nel venire incontro alle aziende, si prevede che la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Per il datore di lavoro, viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale.

note

Autore immagine: 123rf.com

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