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Trasferimento collettivo: cosa si intende?

10 Agosto 2021
Trasferimento collettivo: cosa si intende?

Il datore di lavoro deve consultare il sindacato prima di trasferire un intero gruppo di lavoratori se il contratto collettivo prevede questo obbligo di informativa.

Sei stato assunto da poco tempo in un’azienda che ha una sede produttiva vicina al tuo paese di residenza. La società ha, però, deciso di chiudere lo stabilimento e trasferire tutti gli addetti a 500 km di distanza. Può farlo? Prima di rispondere a questa domanda, è bene che tu sappia cos’è la sede di lavoro e cosa si intende per trasferimento collettivo.

La sede di lavoro è un elemento essenziale della lettera di assunzione e, spesso, il lavoratore accetta un posto di lavoro proprio perché gli consente di restare vicino casa. La legge, tuttavia, consente all’azienda di cambiare il luogo di lavoro a fronte di esigenze oggettive. A volte, però, la modifica della sede riguarda molti dipendenti e si parla di trasferimento collettivo.

Come vedremo, quando lo spostamento del personale in un’altra sede coinvolge un gruppo di lavoratori, alcuni contratti collettivi prevedono l’obbligo di effettuare una procedura sindacale. Ma andiamo per ordine.

Cos’è la sede di lavoro?

La sede di lavoro è il luogo fisico in cui il dipendente deve recarsi per svolgere l’attività lavorativa prevista nella lettera di assunzione. Il luogo di lavoro può coincidere con la sede legale dell’azienda, con un’unità produttiva o una sede territoriale oppure con il domicilio del dipendente (modalità home office).

Alcune categorie di lavoratori, detti trasfertisti, non hanno una sede di lavoro indicata nel contratto poiché le loro mansioni richiedono un continuo spostamento da un luogo ad un altro.

Sede di lavoro: può essere modificata?

Nel corso del tempo, le esigenze aziendali possono cambiare e il datore di lavoro potrebbe avere l’esigenza di cambiare la sede di lavoro del lavoratore. Se la modifica è solo temporanea (ossia per un giorno solo o, al massimo, per qualche mese) si parla di trasferta.

Se, invece, il datore di lavoro vuole cambiare in modo stabile il luogo di lavoro deve procedere al trasferimento del dipendente.

Trasferimento: quando è legittimo?

La legge [1] prevede che il trasferimento del lavoratore è possibile solo a fronte di comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali. Il datore di lavoro che vuole spostare definitivamente un dipendente da un’unità produttiva ad un’altra, in caso di impugnazione del trasferimento innanzi al giudice del lavoro, dovrà dimostrare:

  • l’inutilità della risorsa nella sede di origine;
  • la necessità del dipendente nella sede di destinazione;
  • di aver seguito criteri di correttezza e buona fede nella scelta del lavoratore da trasferire.

Se il giudice riterrà provate le esigenze di modifica del luogo di lavoro, il trasferimento verrà dichiarato legittimo. In caso contrario, il provvedimento datoriale verrà annullato e il lavoratore dovrà essere riassegnato alla vecchia sede.

Trasferimento collettivo: cos’è?

In alcuni casi, l’esigenza di modifica della sede di lavoro non riguarda solo un singolo dipendente ma un intero gruppo di lavoratori. Ciò accade, in particolare, in caso di:

  • chiusura di un’unità produttiva;
  • dismissione di un reparto;
  • riorganizzazione aziendale.

In questi casi, si parla di trasferimento collettivo e il datore di lavoro, prima di inviare le lettere di modifica della sede di lavoro ai singoli lavoratori, deve verificare se il contratto collettivo applicato in azienda prevede l’obbligo di seguire una specifica procedura sindacale.

Se il Ccnl non dice nulla in merito, il datore di lavoro può procedere con il trasferimento dei singoli lavoratori.

Trasferimento collettivo: cosa prevede il Ccnl Metalmeccanico?

Il Ccnl Industria Metalmeccanica prevede che i trasferimenti collettivi devono essere oggetto di una comunicazione preventiva alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e, a richiesta delle stesse, di un esame congiunto, ossia, di una o più riunioni durante le quali le parti analizzano le problematiche e le soluzioni da adottare.

Questa disciplina non si applica ai trasferimenti che vengono disposti nell’ambito di un raggio di 25 Km dalla sede, dallo stabilimento, dal laboratorio o cantiere per il quale i lavoratori sono stati assunti.

Trasferimento collettivo: cosa prevede il Ccnl Poste?

Il Ccnl Poste prevede che per trasferimenti collettivi devono intendersi quelli che derivano da processi di riorganizzazione, ristrutturazione o trasformazione aziendale. Il contratto prevede che lo spostamento dei dipendenti deve essere oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali e l’individuazione dei lavoratori da trasferire deve avvenire nel rispetto di criteri oggettivi individuati d’intesa con i sindacati.

Trasferimento collettivo illegittimo: quali conseguenze?

Se il datore di lavoro non rispetta la procedura sindacale di informazione prima del trasferimento collettivo, i sindacati possono, innanzitutto, agire di fronte al giudice del lavoro per far accertare la condotta antisindacale del datore di lavoro [2] che ha omesso di rispettare un diritto delle organizzazioni sindacali sancito dal Ccnl. In questo caso, il giudice potrebbe ordinare all’azienda di rimuovere il comportamento antisindacale, dando luogo all’informazione.

Quando, però, il Ccnl considera la comunicazione al sindacato come elemento essenziale, secondo la Cassazione [3], il trasferimento collettivo privo di tale elemento è nullo perché privo di una componente che le stesse parti hanno ritenuto fondamentale. La nullità del trasferimento determina il diritto dei lavoratori ad essere riassegnati alla vecchia sede. Di certo, l’azienda potrà ripetere il trasferimento collettivo, questa volta rispettando l’informativa al sindacato.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Art. 28, L. 300/1970.

[3] Cass. 1753/1999.


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