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Che differenza c’è tra dimissioni e licenziamento?

9 Aprile 2021
Che differenza c’è tra dimissioni e licenziamento?

I tempi e i modi di risoluzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato. L’assegno di disoccupazione e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Spesso, si dice “il datore di lavoro mi ha licenziato”, oppure “mi sono licenziato”. Ed altre volte si dice “mi sono dimesso”, oppure “ho rassegnato le mie dimissioni” o ancora “mi hanno costretto a dimettermi”. Ma che differenza c’è tra dimissioni e licenziamento? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questi due termini che, spesso, vengono usati indistintamente, senza però considerare che sussistono delle grosse differenze tra l’uno e l’altro.

In realtà, per comprendere che differenza c’è tra dimissioni e licenziamento non bisogna far altro che comprendere il significato di queste due procedure. 

Come si risolve un contratto di lavoro?

Se il contratto di lavoro a tempo determinato cessa per scadenza del termine, quello a tempo indeterminato invece richiede un atto volontario di una delle due parti o di entrambe. In particolare, ci sono tre modi per interrompere un contratto di lavoro a tempo indeterminato:

  • licenziamento;
  • dimissioni;
  • risoluzione consensuale o mutuo consenso.

Cos’è il licenziamento

Il licenziamento è il recesso unilaterale del datore di lavoro dal contratto di lavoro. 

La legge stabilisce che il licenziamento possa avvenire solo per due ragioni:

  • licenziamento disciplinare, ossia per ragioni attinenti alla condotta colposa del dipendente. A seconda della gravità di tale condotta, il licenziamento disciplinare può essere di due tipi: licenziamento per giusta causa, che avviene in tronco, ossia senza preavviso (per le condotte più gravi) e licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che invece richiede il periodo di preavviso (per le condotte meno gravi);
  • licenziamento economico (anche detto licenziamento per giustificato motivo oggettivo): è quello dipendente da ragioni organizzative o produttive, legate quindi alla sfera del datore di lavoro e alla sua gestione dell’impresa. Il giudice non può sostituirsi alla valutazione di opportunità che fa l’imprenditore ma può tuttavia verificare che la motivazione addotta dal datore sia veritiera. Così, se da un lato è ben possibile licenziare un dipendente non solo per crisi, per calo di commesse o per esternalizzazione della mano d’opera, ma anche per incrementare i profitti ed evitare gli sprechi, dall’altro lato il giudice può indagare che la motivazione addotta dal datore sia reale e non una scusa.

Ogni volta che il dipendente viene licenziato – a prescindere dai motivi – ha diritto all’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps (la cosiddetta Naspi). Ciò vale anche nel caso di licenziamento per giusta causa (si pensi al dipendente che non si reca al lavoro senza fornire motivazioni).

Cosa sono le dimissioni

Al contrario del licenziamento, che come visto è l’atto di recesso unilaterale del datore di lavoro, le dimissioni sono invece l’atto di recesso unilaterale del dipendente. 

A differenza di quanto visto per il datore di lavoro, il lavoratore può recedere liberamente dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, rassegnando le dimissioni in qualsiasi momento e senza particolari motivi o vincoli (salvo che il contratto collettivo e/o quello individuale dispongano diversamente). Ha solo l’obbligo di dare il preavviso. 

Inoltre, per l’efficacia delle dimissioni non è necessaria l’accettazione da parte del datore di lavoro.

Le dimissioni possono essere rassegnate anche per giusta causa: ciò succede quando l’atto unilaterale del dipendente è in realtà determinato da una condotta colpevole del datore di lavoro il quale abbia violato il contratto o commesso degli abusi. Si pensi al datore che paga sistematicamente in ritardo il dipendente o che non versa lo stipendio o che commette mobbing, abusi e violenze. 

Il dipendente che dà le dimissioni non ha diritto all’indennità di disoccupazione la quale invece spetta – come visto – solo nel caso di perdita involontaria del posto di lavoro. È tuttavia fatta salva la possibilità di chiedere la Naspi in caso di dimissioni per giusta causa, in quanto non derivanti dalla volontà del dipendente. 

Il datore di lavoro non può costringere il dipendente a dimettersi. 

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si verifica quando entrambe le parti concordano sulla volontà di interrompere il rapporto. In questo caso, quindi, non è un solo soggetto che decide di far cessare il contratto ma entrambe le parti.

Al fine di garantire la genuinità del consenso del lavoratore alla risoluzione del rapporto, è richiesto il rispetto di una particolare procedura telematica analoga a quella in vigore per le dimissioni.

Che differenza c’è tra dimissioni e licenziamento?

Da quanto appena detto risulterà ancora più chiara la differenza tra dimissioni e licenziamento. 

Le dimissioni dipendono dalla volontà del dipendente. È quindi corretto dire «mi dimetto» e non «mi licenzio». 

Il licenziamento, invece, dipende da un atto del datore di lavoro. È quindi corretto dire «sono stato licenziato».

Altra differenza tra dimissioni e licenziamento, come visto, è in tema di indennità di disoccupazione, sempre dovuta in caso di licenziamento e non dovuta invece nel caso di dimissioni, salvo si tratti di dimissioni per giusta causa.

Non ci sono conseguenze sul curriculum lavorativo del dipendente né in caso di licenziamento, né in caso di dimissioni. Sarebbe illecita la domanda di un ufficio di recruiting che chieda al lavoratore per quale ragione è cessato il suo precedente rapporto di lavoro, al fine di sapere se è stato licenziato o meno e per quale ragione.

Altra differenza tra licenziamento e dimissioni consiste nella procedura. La procedura delle dimissioni, infatti, deve avvenire sempre online: ciò al fine di evitare il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco” (il tradizionale foglietto di dimissioni che il datore di lavoro, un tempo, faceva firmare al dipendente prima di assumerlo).

 



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