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Lo sai che? Interessi usurari della banca rilevabili dal giudice senza bisogno che lo eccepisca il cliente

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2014

Eccezione rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, a prescindere dall’eccezione sollevata dal correntista: dunque, anche in appello o nelle comparse conclusionali può essere sempre rilevata l’esistenza di usura da parte della banca.

La pratica delle banche di applicare interessi usurari, e che in questi anni ha prodotto un’enorme mole di contenzioso presso i tribunali di tutta Italia, è stata considerata, da una recente sentenza dalla Cassazione [1], talmente grave da poter essere rilevata autonomamente dal giudice, nella causa promossa dal cliente contro l’istituto di credito: a prescindere, quindi, dalla richiesta avanzata dalla parte.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

Il processo civile viene detto “dispositivo”: il che sta a significare che il magistrato non è tenuto a ricercare, da solo, la verità e la ragione tra le parti, ma può decidere solo sulla base di quanto le parti stesse, coinvolte nella lite, gli chiedono e gli suggeriscono. In altre parole, se anche il giudice dovesse rilevare dei profili che potrebbero far propendere la ragione da un lato piuttosto che dall’altro, non potrebbe mai farlo se non richiestogli dalla parte interessata. Peraltro, tali richieste vanno proposte entro un termine ben preciso e non in qualsiasi momento della causa (cosiddetta “decadenza”) che coincide, di norma, con l’atto introduttivo del giudizio.

Tale principio non vale però per tutte quelle violazioni di legge talmente “gravi” da essere sanzionate dall’ordinamento con la “nullità” o la “inesistenza” del rapporto in gioco. In tali casi, è il giudice che può rilevare, in via autonoma, la presenza di una causa di nullità del rapporto e, quindi, decidere in base ad essa, anche se non richiesto dalle parti in causa.

Ebbene, in base alla sentenza in commento, gli eventuali interessi usurari praticati dalla banca sono talmente gravi da configurare una ipotesi di nullità. Dice, infatti, la Cassazione che la nullità delle clausole che prevedono un tasso d’interesse usurario è rilevabile anche d’ufficio (ossia dal giudice autonomamente). Non si ha, in tali casi, un’eccezione in senso stretto della parte, bensì una semplice difesa, che può essere proposta in qualsiasi fase e grado della causa (cioè non per forza all’inizio della stessa): e quindi anche in appello, o nelle comparse conclusionali (ossia alla fine della causa).

L’unica condizione è che, all’interno del fascicolo, vi siano già le prove e gli elementi affinché il giudice possa decidere in merito. Il processo civile, infatti, ha delle scadenze ben precise e, una volta eseguita la fase istruttoria – con la raccolta di tutte le prove – non si può più tornare indietro. In pratica, il giudice deve decidere solo sulla base degli elementi e delle documentazioni già acquisite durante il corso del giudizio, senza poterne ordinare l’integrazione.

Una grande vittoria per il correntista che, in questo modo, non ha limiti di tempo per rilevare e difendersi da una pratica illegittima, anche se la causa sia già iniziata e, addirittura, volga al termine.

note

[1] Cass. sent. n. 350 del 9.01.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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